Home Bici Giatti (Five): “Il boom delle e-bike non finirà con l’emergenza Covid”

Giatti (Five): “Il boom delle e-bike non finirà con l’emergenza Covid”

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Confindustria Ancma segnala un vero e proprio boom delle bici, soprattutto elettriche (+60% in maggio, 200 mila pezzi venduti per un totale di 540 mila dall’inizio del lock down). Il numero uno di Five, Fabio Giatti, conferma. «Abbiamo esaurito tutte le scorte per molti dei nostri modelli _ dice _. Per le e-bike pieghevoli, in particolare, non riusciremo a riassortire la nostra rete di vendita prima dell’autunno».

Giatti: scorte esaurite, nel 2021 raddoppieremo

Fabio Giatti, Ceo di Five

La bolognese Five (Fabbrica Italiana Veicoli Elettrici) è uno dei principali costruttori di e-bike italiani. Da qualche tempo è anche importatore del quadriciclo elettrico cinese Today Sunshine e commercializza con marchio Wayel il monopattino Ugo e l’e-scooter W1.

Wayel e Italwin, e-bike per tutti i gusti

Fabio Giatti con una Today Sunshine

Con i brand storici Wayel e Italwin è sul mercato delle bici elettriche da oltre un decennio. Ha quindi vissuto l’escalation _ a questo punto si potrebbe dire l’epopea _ delle due ruote  elettriche all’italiana  fin dai suoi esordi.  Precisamente dal 2007, quando la famiglia Giatti, molto attiva in Asia con la società di climatizzazione Termal, intuì le potenzialita dei nuovi veicoli che spopolavano in Cina. Perchè non in Italia? Wayel nacque allora. Progettava bici elettriche,  fatte poi costruirei in Cina e importate sul nostro mercato. Nel 2016 Wayel ha comprato il brand Italwin _ un pioniere delle due ruote elettriche all’italiana _ e nel 2017 ha deciso di riportare in Patria anche la produzione.

Veicoli green, fabbrica green

Five è stata creata per questo: per costruire veicoli green in una fabbrica green. Con linee di produzione dedicate ed energicamente autosufficiente grazie alla copertura fotovoltaica.

Oggi dallo stabilimento bolognese escono ogni anno oltre 4 mila e-bike, per il 90% vendute in Italia. Ma nei piani di Fabio Giatti, Five dovrà raddoppiare la produzione  l’anno prossimo, con l’avvio di una strategia di espansione all’estero.

Tutta la filiera è sotto pressione, anche in Cina

Non avete pensato di anticipare i tempi, visto il boom della domanda, gli chiediamo? «Come no? La volontà ci sarebbe, ma non dipende solo da noi. C’è un collo di bottiglia che è la filiera dei fornitori. Oggi sono tutti sotto pressione: l’esplosione delle biciclette elettriche dopo il lock down non è un fenomeno solo italiano, ma globale. Anche i componentisti cinesi ormai evadono gli ordini a scadenza di 3 o quattro mesi».

Five, almeno, si è garantita l’autonomia in uno dei componenti chiave: il pacco batterie che da solo vale circa il 30% del valore di una bicicletta elettrica. Five è infatti l’unica azienda italiana a produrseli in casa. «Una scelta _ dice Giatti _ forse azzardata quando fu fatta, ma oggi rivelatasi lungimirante. Ci dà grande flessibilità nella progettazione delle nostre biciclette, ci permette di mantenere in azienda una quota determinante del valore aggiunto di una bici elettrica e in momenti come questi ci mette al riparo dalle tensioni del mercato».

Batterie fatte in casa. Chi le vuole si faccia avanti

Tanto che il primo passo della strategia di espansione di Five riguarderà proprio le batterie. Quell per e-bike e, forse, anche quelle per monopattini, altro protagonista del momento.  «Fin dall’inaugurazione dello stabilimento _ spiega  _ immaginammo che Five potesse diventare un polo produttivo aperto ad altri costruttori italiani. Ora quel progetto è vicino a concretizzarsi. Abbiamo contatti con diverse aziende interessate alle nostre batterie e confidiamo di arrivare presto a concludere contratti veri e propri. In questo caso il potenziamento della fabbrica comincerà ancor prima di aver adeguato la filiera dei fornitori alle nuove esigenze produttive dei nostri due marchi storici Wayel e Italwin».

Ma Giatti non esclude nemmeno qualche importante acquisizione: «Abbiamo in Italia tanti marchi blasonati che entrando nel nostro gruppo troverebbero capacità produttiva e canali commerciali. Credo che un cosolidamento del settore sia inevitabile alla luce dei nuovi numeri del mercato». Un mercato che è ormai di massa e va ben oltre i tradizionali canali distributivi. «Le bici elettriche si trovano dovunque, dai grandi store di elettronica a quelli di articoli sportivi. Un produttore con le nostre ambizioni non può ignorare questi nuovi canali e noi stiamo pensando di crare un nuovo brand per presidiarli, senza fare concorrenza ai nostri tradizionali rivenditori».

Il boom non è un fuoco di paglia, continuerà

Vien da chidersise tanto fermento non sia destinato a sgonfiarsi una volta terminata la sbornia del dopo coronavirus, con relativi incentivi. Insomma, non si corrre il rischio di alimentare una “bolla”?  Giatti è convinto del contrario: «L’esplosione dell’ e-bike era iniziata molto prima del coronavirus. E’ una progressione che dura da almeno dieci anni, anche se qui in Italia l’avvertiamo con un certo ritardo. Nel Nord Europa, però, ci sono mercati che valgono cinque o sei volte quello italiano. Non è una moda, ma piuttosto la risposta alle necessità di una mobilità urbana intelligente»