La Germania ha adottato un nuovo e ambizioso programma di protezione del clima. Il governo tedesco ha approvato un piano da 8 miliardi di finanziamenti aggiuntivi, nei prossimi quattro anni, per accelerare la riduzione delle emissioni. Un piano strutturato, che contiene 67 misure e punta a risparmiare 27 milioni di tonnellate di CO₂ entro il 2030.
In controtendenza con la Commissione europea, che sta smontando una parte del Green deal che doveva costituire l’architrave del rilancio economico post Covid, la Germania torna sulla strada della decarbonizzazione. Lo fa, non a caso, dopo la nuova crisi energetica provocata dall’intervento militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Riproponendo il tema dell’eccessiva dipendenza del gas, come elemento di destabilizzazione della crescita economica e della lotta al cambiamento climatico.
Dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri, il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider ha così spiegato il nuovo intervento. “Il piano persegue tre obiettivi: dare nuovo slancio alla politica climatica, ridurre la polarizzazione sociale sul tema e sostenere un’economia gravata dagli alti costi di petrolio e gas“. In concreto, il piano consentirà inoltre di risparmiare quasi 7 miliardi di metri cubi di gas naturale e circa 4 miliardi di litri di benzina entro il 2030. Gli investimenti saranno indirizzati verso le rinnovabili (nuovi impianti eolici), l’auto elettrica (con nuovi incentivi), i biocarburanti e la decarbonizzazione dell’industria.
Il vento come leva principale: oltre 12 GW in più
Fra tutti i settori, quello dell’energia eolica è chiamato a fornire il contributo più sostanzioso. I principali fattori trainanti del programma sono gare aggiuntive per capacità eolica onshore per oltre 12 GW. Le nuove installazioni eoliche dovrebbero consentire riduzioni delle emissioni di 6,5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti nel 2030 e abbassare i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica di almeno 6 euro per megawattora.
Si tratta di un’accelerazione decisa rispetto a un percorso già avviato. Due riforme riguardano specificamente il settore eolico: per gli impianti a terra sono definiti obiettivi di utilizzo del territorio per ogni Stato federale, con disposizioni che consentono ai singoli Länder di designare ulteriori aree per parchi eolici. Per l’offshore, la Germania punta ad almeno 30 GW di potenza totale al 2030.
Rinnovabili, l’accusa delle imprese: “Così il governo blocca gli investimenti”
Rilancio per auto elettriche e trasporto pubblico
Il trasporto è da anni il “figlio problematico” dell’Energiewende tedesca. Il settore dei trasporti ha costantemente superato i propri obiettivi di emissioni di CO2 fissati dalla legge sul clima nei due anni precedenti al 2023. E sarà difficile recuperare dopo il 2030 senza misure drastiche. Il nuovo programma interviene su più fronti. La modifica prevista alla legge sull’elettromobilità è all’ordine del giorno della Conferenza dei Ministri dei Trasporti. Una proposta prevede l’estensione della legge oltre la fine del 2026 e il suo ulteriore sviluppo, inclusa la possibilità di estendere l’ammissibilità ai veicoli elettrici usati e di concedere ai comuni maggiore flessibilità per introdurre schemi di incentivazione aggiuntivi.
Sul fronte del trasporto pubblico ci sono ulteriori novità. Per esempio, garantire il finanziamento a lungo termine del “Deutschlandticket”, l’abbonamento nazionale che consente viaggi illimitati sui servizi locali e regionali a tariffa mensile fissa. Fino al 2030 potrebbe ridurre le emissioni di circa un milione di tonnellate di CO₂ all’anno, equivalenti a circa 435 milioni di litri di benzina.
Industria: 3 miliardi per elettrificare i processi produttivi
Il settore industriale è l’altro grande cantiere del piano. Il programma prevede ulteriori 2,9 miliardi di euro di sussidi per progetti di elettrificazione dell’industria. Un impegno che si inserisce in una strategia più ampia, già avviata con i cosiddetti “contratti climatici per differenza”. Uno strumento messo a disposizione dal governo di Berlino a favore dell’industria energivora tedesca per aiutarla a decarbonizzare le proprie attività. Per ridurre drasticamente le emissioni di CO₂ in industrie di base come l’acciaio, il cemento, la carta, il vetro e i prodotti chimici, sono necessari processi produttivi completamente nuovi, la cui introduzione costa spesso miliardi di euro.
Le critiche: non abbastanza, ma nella giusta direzione
Il piano non ha convinto del tutto gli esperti indipendenti del clima. Climate Action Tracker valuta complessivamente la politica climatica tedesca come “insufficiente” rispetto agli obiettivi dell’accordo di Parigi. Segnalando che la nuova coalizione di governo composta da CDU e SPD non ha inserito nel contratto di coalizione misure aggiuntive ambiziose per raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030.
La Germania, la più grande economia d’Europa, si era data obiettivi climatici ambiziosi per legge: il Paese è impegnato per legge a raggiungere la neutralità dai gas serra entro il 2045. Con una riduzione delle emissioni di almeno il 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e di almeno l’88% entro il 2040. Ma il percorso verso questi traguardi si stava rivelando più accidentato del previsto. Secondo le stime dell’Agenzia federale per l’ambiente (UBA), la Germania è sulla buona strada per ridurre le emissioni del 62,6% entro il 2030, lasciando però ancora un divario di circa 30 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti.
In Italia, gli industriali chiedono di tornare indietro

Ben diverso il clima in Italia, dove si moltiplicano le richieste per abbandonare – o limitare – il passaggio alla transizione green. L’ultimo in ordine di tempo è l’intervento contro gli Ets, la cosiddetta tassa per le emissioni della CO2 , pilastro Ue per la decarbonizzazione del sistema economico. La richiesta è arrivata da Grazia Verdi, presidente di Confindustria Ceramica e presidente della Cet, la federazione europea delle imprese del settore.
Verdi ha riproposto la linea del “primum vivere”, tipico della fasi di crisi internazionali. “Siamo in una fase emergenziale con un contesto internazionale complesso che ci impone di essere concreti in nessun posto al mondo il costo della CO2 è così alto come da noi, l’Europa ha poi i prezzi dell’energia più alti del mondo. Senza alternative tecnologiche effettive – prosegue – l’Ets da meccanismo di mercato si è trasformato in una imposta con un valore lasciato determinato dalla finanza speculativa, che sottrae risorse alle imprese rendendo impossibile la necessaria ricerca e gli investimenti. Questo sistema mette a rischio le nostre imprese, bisogna agire subito“.
Punto di vista rispettabile, ma un po’ miope la strategia. In Realtà, i costi degli Ets non vanno oltre il 10% del totale, mentre il peso del gas in bolletta diventa sempre più alto a ogni crisi geopolitica. La decarbonizzazone, favorita proprio da politiche come gli Ets, elimina la dipendenza dai fossili e dalla volatilità dei prezzi. Oltre a combatter il cambiamento climatico. Anche questo è “primum vivere”.


Giusto un piccolo ma significativo aggiornamento sull’installazione dei parchi eolici in Germania:
a quanto pare non son tutte “rose e fiori” (e non per lamentele dei no_Watt e N.I.M.B.Y. vari), visto che assomigliano molto ai tanto vituperati italiani:
https://scenarieconomici.it/il-paradosso-del-vento-tedesco-quando-lideologia-green-ignora-la-fisica-e-il-portafoglio/
A quanto pare non siamo i soli ad installare parchi eolici ove non c’è vento (ma solo contributi statali). E, per completare il “quadro” di quanto ci somiglino i teutonici amministratori del Bundestag direi che è tristemente interessante anche questo:
https://scenarieconomici.it/la-germania-di-merz-e-lillusione-delle-infrastrutture-il-mega-fondo-divorato-dalla-spesa-corrente/
Pure gli efficientissimi, precisissimi tedeschi tendono a “nascondere” i buchi di bilancio usando fondi destinati ad investimenti produttivi.. errore che si ripercuote sul presente (con i maggiori costi da danni e mancati R.O.I. ) e poi sul futuro.
Personalmente cerco sempre di investire le cifre più impattanti del mio bilancio domestico in qualcosa che “rende” (risparmio energetico, autoproduzione energia con FV, veicoli meno costosi nella gestione…).. ma io ho pochi soldi da gestire… certi “magheggi contabili” non me li posso proprio permettere.
Ciao Damiano, ti segnalo che quel portale fa spesso di proposito disinformazione contro le rinnovabili 😉
—- per es sulle tariffe per eolico, sono aste al ribasso, nell’articolo sta identificando la base d’asta con il prezzo finale, è un bugiardo, il prezzo finale è più basso, e cala ogni anno; poi al momento non esiste un meccanismo di correttivi come lo descrive; se è stato proposto in Baviera e respinto, amen e si va avanti; se venisse implementato, comunque dubito sarebbero realizzate installazioni in siti con situazioni estreme (producibilità -50%) di poco vento come nell’esempio portato all’estremo che si è inventato
—- quando sul web si parlava del progetto del cavo sottomarino europa-marocco, forzava i conti per farlo risultare più molto più costoso del reale… e così vià..
—- penso che il tipo che gestisce il blog riceve un “sostegno economico” dal consorzio nuculare, ce ne sono a decine di portali e canali in questo stile: in mezzo ai temi generali che trattano, infilano disinformazione e percezioni negative sulle rinnovabili e all’opposto false informazioni magnificanti sul nuculare, al solito fingendo che ne venga installato tanto e a bassi prezzi (il contrario della realtà); quando il pattern di inserimento delle forzature non sono casuali, ma invece innaturali, con i metodi dei pubblicitari, tendo a pensare che sia una web-marketta, sponsorizzazione monetaria non dichiarata.. altro esempio, da circa un anno il canale “elettronauti” inserisce in modo forzato spezzoni di testi scritti dai pubblicitari del consorzio nuculare in una rubrica a tema generale energia creata allo scopo.. e cosi via
Grazie per l’avviso >R.S. 👍🏼
resta però il fatto che negli ultimi anni i parchi eolici della Germania han reso meno perché nel mar del nord effettivamente stanno diminuendo i giorni di vento forte e costante; se hanno programmi di impianti eolici terrestri in zone non più particolarmente ventose significa che avranno tanta potenza teorica installata ma poca produzione.
Anche da noi in Italia (ad esempio in Maremma) abbiamo progetti di tanti parchi eolici… ma io che ci transito settimanalmente tutto questo vento costante non lo riscontro, a meno di non mettere quei “giganti” da >200 metri di altezza del rotore che catturano i venti a quota elevata, un po’ come fossero sui crinali delle colline retrostanti (però fanno indubbiamente prima e spendono meno ad installarli… salvo lo scempio paesaggistico in aree che campano di agricoltura e turismo ambientale. Voglio vedere come andrà a finire con tutte le domande di installazione che son state presentate… se prevarrà, come a Piombino con il rigassificatore “provvisorio” ormai scaduto, la ragione o la “ragion di Stato” (che si permette sempre di rimangiarsi qualsiasi promessa di compensazione o transitorietà imposta)
PS: i contratti CfD per le rinnovabili utility-scale sono tariffe di acquisto del kwh a prezzo circa fisso; la cifra viene stabilita in aste competitive al ribasso; esempio 6 censt, è il costo omnicomprensivo del kwh aquistato; i disinformatori usano invece termini come “sussidi” o “compensazioni” per dare a intendere a chi legge che, come molti anni fa, siano cifre accessorie o superiori al costo di mercato del kwh, cioè che siano una spesa per lo Stato, quando invece sono un risparmio se la tariffa è bassa, come nel caso delle rinnovabili già mature
non ho letto il comunicato originale, ma credo intendendano che questi GW saranno in aggiunta (magari diluiti su 4 anni) ai già previsti circa 10-11 GW ANNUALI di eolico su terra
— anche in Germania hanno un sistema di aste ( “tender” o “auction”) pubbliche per assegnare contratti di 20 anni a tariffa fissa a nuovi progetti rinnovabili, un sistema simile alle nostre aste FER,
— però il loro sistema è disegnato per favorire la crescità delle installazioni e il calo dei prezzi, perché prevede date regolari (c’è un’asta ogni 3 mesi) e grandi quantitativi assegnabili (circa 21 GW ogni anno)
— ovviamente a monte c’è la premessa che rilasciano abbastanza autorizzazioni ai nuovi progetti da fare in modo che alle aste partecipino almeno il doppio dei progetti rispetto ai contratti assegnabili, così la competizione fa partire l’asta al ribasso sulle tariffe dei contratti
— i progetti che non vincono i contratti pubblici, possono decidere se aspettare l’asta successiva (dopo 3 mesi) oppure vendere energia sul mercato privato ( contratti PPA a tariffa fissa con le industrie, oppure vendita energia a prezzo orario)
— in Italia le autorizzazioni sono pochissime, e le aste slittano anche di 2 anni, e talora turbando (gonfiando) i prezzi
questa è la pagina con i calendari delle loro aste del 2026 (e degli anni precedenti):
https://www-bundesnetzagentur-de.translate.goog/DE/Fachthemen/ElektrizitaetundGas/Ausschreibungen/start.html?_x_tr_sl=auto&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it
In ogni singolo anno, fanno aste per assegnare contratti pubblici utility scale per circa 21 GW ( a cui si aggiungono altri GW di nuovi impianti che invece stipuleranno contratti sul mercato privato):
– circa 11 GW eolico su terra ( tariffa circa 6,5 cents al kwh)
– circa 7 GW fotovoltaico utility ( 4,6 cent)
– circa 1 GW fotovoltaico integrato con accumuli B.e.s.s. ( “Innovation tender “- 5,3 cents)
– circa 1 GW fotovoltaico sui tetti ( 9 cents)
– circa 2 GW di centrali a biomassa e biometano
— eolico in mare (circa 7-8 cents) al momento non ha date a breve, sono state rimandate perchè ne hanno appena cambiato il meccanismo d’asta; prima avevano un sistema ad offerte negative, cioè il privato pagava cifre importanti allo Stato pur di vincere l’asta, sistema criticato perché faceva alzare gli oneri di finanziamento e i costi dei progetti, e in qualche caso ha fatto anche fallire un’asta; ora passano anche per l’off-shore ai più normali ed efficaci contratti Cdf con asta al ribasso solo sulle tariffe
molto interessante la “innovation tender” cioè le aste (ogni 6 mesi) per energia “stabilizzata” comprata da grandi impianti “ibridi” fotovoltaici + accumuli bess; doveva essere una asta sperimentale, ma siccome il costo dei bess è sceso rapidamente, anche le tariffe di vendita energia di queste aste sono scese a prezzi molto competitivi, al momento 5,3 cents al kwh, e senza avere il sole che abbiamo noi:
https://media.assettype.com/taiyangnews%2F2025-10-09%2F0d8dfuzg%2FGermany-Innovation-auction.jpg?w=768&auto=format%2Ccompress&fit=max
Ok tutto bello, peccato che noi non siamo la Germania e ogni investimento/spesa che facciamo ha la spada di Damocle dell’uscita dal famoso 3% di rapporto debito/PIL, poi chiaro al posto di investimenti “discutibili” tipo ponte sullo stretto o aumento della spesa in armi quei soldi si potrebbero investire in altro, sanità, ricerca, istruzione welfare … e ovviamente ambiente, sia che sia energie rinnovabili, case green o mobilità elettrica, ma temo che, vista la scarsezza di risorse disponibili, combinate alle direttive europee/NATO che attualmente sta dando priorità al riarmo , questi soldi andrebbero a finire in molti rivoli che non cambierebbero sostanzialmente la situazione.
Ciao Antonio,
da noi in Italia vedo un paradosso:
— vengono elargiti almeno 10 (?) miliardi annui in provvedimenti energia sotto forma di bonus, energy release, conto termico, agrisolare, sconti bollette agli energivori, incentivi per fotovoltaico sui tetti, etc , perché sono “regali-scambi elettorali” che creano consenso, e spesso sono anche troppo generosi come prezziario, drogando il mercato
— non vengono sbloccate le installazioni di rinnovabili utility-scale (grandi impianti) che invece non usano bonus o incentivi, sono pagate totalmente dai privati, e sono le installazioni che riversando in rete molta elettricità e a prezzi stracciati e in tempi brevi, farebbero scendere il prezzo elettricità per tutti, e non solo a chi riceve i bonus
non si può dire se sia incompetenza a livelli mostruosi oppure banale corruzione dei nostri amministratori al governo, o un misto dei due, però ci stanno azzoppando come nazione intera, in definitiva per fare un favore alle ditte dell’ oil and gas
Guzzanti direbbe “la seconda che hai detto ! ” … ma pure secondo me 😔
Sono un po’ confuso, nei giorni scorsi ho letto che stanno facendo l’opposto:
Il ministro ha di recente presentato piani per potenziare le centrali a gas, eliminare il graduale smantellamento delle caldaie a gas previsto dal precedente governo, rimuovere i sussidi per i pannelli solari sui tetti e rivedere i criteri di priorità della connessione delle rinnovabili alla rete elettrica nazionale.
Non ultimo: “Abbiamo un giacimento di gas nel Mare del Nord che non vogliamo esplorare. Penso che non possiamo mantenere questo atteggiamento Dobbiamo attingere anche alle nostre riserve”. Insomma, bisogna trivellare
non sei confuso te @RosfieldXvi
è confuso il ministro su quel che ci conviene adesso e per il futuro.
https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/energia_energie/2026/03/24/ecco-litalia-puo-sostituire-il-gnl-del-qatar-con-le-rinnovabili-in-un-anno_95b9dc98-5292-4876-977a-86d4c1fdd33b.html
intanto ci imporranno altri prezzi elevati per gas a prezzi SPOT dall’Algeria… più alto il costo, più alta l’IVA, le accise, etc etc.
Il nuovo governo è un po’ meno verde del precedente, ed ha messo come ministro energia Katherina Reiche, persona competente ma lobbista del fossile, che in occasione delle necessarie riforme delle normative approfitta per fare proposte spesso discutibili, però alla fine mediano e vanno avanti lo stesso con la transizione energetica, le installazioni annue di solare, eolico, biomassa, biometano, non stanno avendo flessione
dove sono più frenati, e stanno litigando sulle norme e precedenza e tariffazioni di rete da adottare, è sulle installazioni degli accumuli a batteria, di cui avrebbero bisogno già ora per almeno 100 GWh (e a regime stimano 700 GWh), visto che al momento sono già al 62% di rinnovabili; quando sbloccano anche le installazioni in massa degli accumuli, non li ferma più nessuno, stanno diventando una enorme centrale elettrica a rinnovabili