General Motors registra una nuova e pesante svalutazione nel business elettrico. Il gruppo americano, che include marchi come Chevrolet, Cadillac e GMC, ha annunciato un write-off complessivo da 6 miliardi di dollari, a meno di tre mesi dall’ultima maxi-svalutazione.
Si tratta di un segnale chiaro delle difficoltà che l’elettromobilità sta incontrando negli Stati Uniti dopo il cambio di scenario politico e la fine degli incentivi federali.

Maxi svalutazione strategica
Nel dettaglio, la cifra da 6 miliardi di dollari si compone di due voci distinte. Da un lato, 1,8 miliardi di dollari sono legati a una svalutazione contabile “non-cash”, dall’altro 4,2 miliardi corrispondono a esborsi reali, destinati a coprire accordi con i fornitori, rescissioni contrattuali e altri costi straordinari. Questi pagamenti avranno un impatto diretto sulla liquidità di GM nei prossimi trimestri.
A ciò si aggiunge una svalutazione di 1,1 miliardi di dollari relativa alla joint venture SAIC-GM in Cina, formalmente non collegata al business elettrico, ma comunque indicativa delle tensioni globali che il gruppo sta affrontando sui mercati chiave.
Incentivi finiti, domanda in caduta
Questa nuova svalutazione arriva dopo quella da 1,6 miliardi di dollari annunciata lo scorso ottobre, attribuita in gran parte al calo delle aspettative di domanda per le auto elettriche negli Stati Uniti. La causa principale è la scadenza del credito d’imposta federale da 7.500 dollari, terminato il 30 settembre, che aveva sostenuto in modo decisivo le vendite.
I numeri parlano chiaro: nel quarto trimestre del 2025 le vendite EV di GM negli USA sono crollate del 43%, fermandosi a 25.219 unità. Un dato che segue sì un terzo trimestre da record, ma gonfiato dagli acquisti anticipati effettuati proprio per sfruttare gli incentivi prima della loro eliminazione.

GM non abbandona le EV
Nel panorama statunitense, GM non è un caso isolato. Ford ha annunciato a dicembre una svalutazione da 19,5 miliardi di dollari, accompagnata da decisioni drastiche come l’abbandono della versione elettrica del pick-up F-150. A confronto, la strategia di GM appare più prudente: il gruppo ha ribadito che i modelli elettrici attualmente in gamma resteranno sul mercato, senza cancellazioni immediate.
Le correzioni più significative riguardano la produzione. Lo stabilimento di Orion, in Michigan, tornerà a produrre SUV e pick-up con motore termico, mentre GM ha ceduto a LG Energy Solution la propria quota dell’impianto Ultium per la produzione di celle batteria a Lansing.
Un segnale di ridimensionamento, ma non di abbandono, dell’ambizione elettrica.
Mercato Usa: il contesto politico non aiuta
La svolta arriva in un momento delicato anche sul piano politico. Con l’insediamento di Trump, il clima a Washington è cambiato e il sostegno pubblico all’auto elettrica si è ridotto drasticamente. Senza incentivi, il mercato statunitense mostra una fragilità strutturale che colpisce soprattutto i costruttori tradizionali, meno protetti di Tesla sul fronte dei margini.
Nonostante tutto, GM ha chiuso il 2025 come secondo costruttore di veicoli elettrici negli USA, alle spalle di Tesla, con 169.887 unità vendute, in crescita del 48% su base annua. Un dato che conferma come la domanda esista, ma sia estremamente sensibile a prezzo e incentivi.

Piano GM: meno sconti e il ritorno della Chevrolet Bolt
Sul piano strategico, GM punta a distinguersi dai concorrenti riducendo la leva promozionale. L’azienda ha dichiarato di aver venduto EV con incentivi inferiori alla media del settore, cercando di proteggere la redditività.
In quest’ottica si inserisce il ritorno della Chevrolet Bolt, attesa a breve sul mercato con un prezzo di partenza di 29.990 dollari. Una soglia considerata più sostenibile anche in assenza di bonus statali e che potrebbe rappresentare un modello chiave per la transizione elettrica “post-incentivi”.
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La verità è che senza obblighi normativi le automobili elettriche non stanno in piedi da sole, la domanda che ci dovremmo porre sarebbe: cosa succederebbe anche in Europa se non ci fossero ricatti per le Aziende, tramite obblighi normativi dedicati?!
E se eliminassero ogni incentivo lasciando decidere al mercato ? Ovviamente succederebbe la stessa cosa che sta accadendo in america
Togliamo i finanziamenti diretti ed indiretti all’industria dei combustibili fossili (23 miliardi solo in Italia) e poi vediamo quanta benzina si vende…..
È completamente sbagliato il piano di comunicazione occidentale rispetto all’auto elettrica. Viene proposta come la panacea di tutti i mali dell’ambiente, ed è ovvio che così ci credano in pochi. Bisognerebbe adottare una politica di realismo e pubtare sull’unico fatto concreto ed incontestabile: riduce l’inquinamento nelle città e nei luoghi ad alta antropizzazione. E scusate se è poco. Con l’elettrificazione di massa in Cina hanno reso respirabile l’aria di megalopoli gome Pechino e Shangai, mentre noi continuiamo a morire di smog in tutta la pianura padana e nelle metropoli.