I nuovi Fringe benefit non salveranno neanche le elettriche dagli aumenti, quelli legati all’anzianità del veicolo. Dopo 5 anni di vita tutte le auto, nessuna alimentazione esclusa, pagheranno di più. Questo l’obiettivo fissato dal decreto Omnibus, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno e ora trasmesso al Parlamento.
Le elettriche non vengono risparmiate
I fringe benefit derivanti dalla concessione di veicoli aziendali in uso promiscuo, utilizzabili sia per lavoro sia per esigenze personali, cosa sono? Consideriamo l’auto aziendale come un beneficio che viene considerato come parte della retribuzione. Il fringe benefit serve a quantificare il vantaggio e a stabilire quanto il dipendente debba pagarci sopra in termini fiscali.

Finora il valore del beneficio era legato a questi parametri fissati dalla legge:
una percentuale del costo chilometrico del veicolo (tabelle ACI)
moltiplicata per una percorrenza convenzionale annua di 15.000 km
con percentuali diverse in base alle emissioni del veicolo (percentuale ridotta al 10% per i veicoli elettrici e al 20% per gli ibridi plug-in)
Come è giusto che sia in una fase di transizione l’elettrico è trattato con favore, ma se venisse approvato il decreto Omnibus cosa cambia?
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La novità
Si introduce una penalizzazione per i veicoli meno recenti: dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione, il valore determinato secondo tali criteri viene aumentato del 50%. Non aumenta direttamente del 50% l’Irpef pagata dal lavoratore, ma cresce della metà il valore convenzionale del benefit aggiunto al reddito imponibile, sul quale vengono poi calcolati imposte e contributi. Un aumento che non considera l’alimentazione, così le auto a emissioni zero sono trattate allo stesso modo di quelle inquinanti.
Iniziano a pagare le auto immatricolate nel 2021, quanto si paga?
Calcolando i 5 anni dall’immatricolazione l’aumento per un’auto registrata nel 2021 partirebbe dal primo gennaio 2027. Si paga l’anzianità del mezzo non l’anno in cui è entrata nella flotta oppure è stata assegnata al dipendente.

Al quotidiano La Stampa hanno fatto il calcolo per un’auto a benzina. «Se le tabelle Aci attribuiscano a un’auto a benzina un valore convenzionale annuo di 6 mila euro. Con la percentuale del 50%, il fringe benefit imponibile è di 3 mila euro, pari a 250 euro al mese. Dopo il quinto anno, la maggiorazione porterebbe il valore imponibile a 4.500 euro, cioè 375 euro mensili. L’aumento della base imponibile sarebbe quindi di 1.500 euro all’anno. Con un’aliquota Irpef marginale del 35%, senza considerare contributi e addizionali, il costo fiscale aggiuntivo sarebbe di circa 525 euro». Per le elettriche e le plugin però il dato finale sarebbe più contenuto.
Quanto si paga con una BEV e ha senso cambiarla dopo solo 5 anni
Abbiano applicato lo schema usato da La Stampa su un veicolo elettrico, considerando un valore di 6.000 euro come per l’esempio dell’auto a benzina. Abbiamo calcolato un aumento della base imponibile di 300 euro all’anno e il costo fiscale aggiuntivo è di circa 105 euro. Una differenza significativa rispetto alla benzina.
La palla al piede dell’auto elettrica? Il fisco su ricarica e flotte aziendali
Ma come sottolineano anche nell’articolo de La Stampa: «Il provvedimento punta a favorire il ricambio delle flotte, ma penalizza anche un’auto elettrica ancora efficiente una volta superato il limite di anzianità». Il motore elettrico è molto più resiliente. Quasi “immortale” (perdonateci l’esagerazione), ma le batterie? Un’analisi su oltre 8.000 test effettuati nel Regno Unito, mostra uno stato di salute medio del 95,15% rispetto alla capacità originale, anche su veicoli con molti anni e chilometraggi elevati (leggi qui).
Assodato quindi che le auto elettriche, a differenza delle termiche, non perdono efficienza energetica con l’avanzare degli anni, non si capisce perché il legislatore voglia sollecitarne la sostituzione. In secondo luogo l’auto elettrica, a prescindere dall’età, continua a ridurre le proprie emissioni per Km grazie al miglioramento del mix energetico con cui viene prodotta l’elettricità prelevata dalla rete.
Manca una precisa e chiara politica per l’elettrificazione
Insomma: nonostante gli impegni assunti dall’Europa e sottoscritti dal governo (per il 2030 4,5 milioni di auto elettriche circolanti in Italia; stop alle auto termiche dal 2035; emissioni nette zero entro il 2050) anche sul tema dei fringe benefit l’esecutivo continua a contraddirsi con provvedimenti che guardano nella direzione contraria. Come ha sottolineato la Corte dei Conti, il raggiungimento degli obiettivi viene vanificato con incentivi alle auto termiche e una costante erosione dei piccoli benefici riservati alle auto a batteria. Dai parcheggi gratis al libero accesso alle Ztl. Per non parlare del disniteresse per le colonnine vandalizzate e delle eccessive tariffe di ricarica. L’impatto dei nuovi fringe benefit, come abbiamo calcolato, sarà pure modesto per le elettriche rispetto alle altre alimentazioni ma è un’ulteriore prova che non si crede abbastanza sull’elettrificazione.
- LEGGI anche: “T&E: il fisco italiano non spinge abbastanza verso l’auto aziendale elettrica” e guarda il VIDEO



Ma quale sarebbe la logica dietro a questa scelta? É chiaro che un’auto elettrica non va sostituita dopo 5 anni se ancora perfettamente funzionante perché ogni anno di utilizzo in più avrà avuto un impatto inferiore sull’ambiente, le logiche di sostituzione forzata per motivi ambientali vengono totalmente meno rispetto ad una auto termica che invecchiando inquina di più e le nuove inquinavano sempre meno. Quel principio viene meno, punto. Capisco la necessità di aumentare il gettito dalle elettriche, ma questa non è la strada corretta. Meglio la soluzione inglese che però dovrà sostituire il bollo.
a parte che in Italia spesso una vettura recente viene sostituita da una vecchia carretta per questioni di budget….
devi considerare una cosa @Alex: chi può cambiare spesso vettura (BEV o ICE, non importa) ne prende generalmente una nuova lasciando ad altri (nuovi utenti in famiglia… o ceduta a concessionarie o autosaloni o conoscenti) che a loro volta dismettono un veicolo più vecchio… o necessitano di una vettura in più in famiglia a prezzi accettabili.
In tutta la mia vita lavorativa ho cambiato vettura in media ogni 3/4 anni max ma per ogni veicolo nuovo che mi concedevo io c’era qualche mio conoscente ben contento di acquistare una vettura ben tenuta, con pochi km e poca manutenzione necessaria se non gli ordinari controlli annuali: è un vantaggio win-win (per entrambi) e persino per l’ambiente (e la salute di tutti) quando magari vien mandata a rottamazione una vettura molto più inquinante e pure più pericolosa per gli occupanti (per minor protezione passiva rispetto alle più recenti) e per chi sta attorno….
Altra considerazione che devi fare Alex:
abbiamo stipendi e pensioni perché lavoriamo… e per 40 anni: se sei un operaio devi produrre nuovi beni (o ripristinare quelli esistenti); se si smette di comprare qualsiasi bene (auto, case, vestiti, etc) crolla tutta l’economia.. non hai più uno stipendio, una pensione, perdi la casa e pure l’auto che hai… non ti sposi e non fai figli…
Facciamo in modo che la produzione di qualunque bene sia eseguita con energia da fonti pulite e rinnovabili, processi produttivi sempre più sicuri per l’ambiente, i lavoratori e chi sta vicino agli impianti… che i materiali siano oggetto di buoni programmi di recupero e riciclo e vedrai che sarà un bene per tutti su questo pianeta … smettiamola di pensare che una BEV in più sia sempre un danno… casomai lo è una vettura ICE in più..visto che oltre che in produzione inquinerà per tutti i km percorsi (e soprattutto devasterà l’ambiente tutta la filiera idrocarburi da estrazione fino al distributore) 😉
Ma ci sono aziende che gestiscono auto assegnate a cinque anni o oltre? Direi follia a noleggio conviene cambiarle dal terzo ma anziché assegnare ad uso promiscuo meglio sia su prenotazione in azienda così non ti rientra nel reddito
Stavo pensando la stessa cosa. Da noi 3 anni fino a qualche anno fa, ora 4. 6 anni mai sentito.
👍🏼👍🏼👍🏼
E questo governo continua sulla solita strada graditissima a Confindustria in generale e a ENI in particolare.