Il leasing sociale per le auto elettriche in Francia è ufficialmente arrivato al capolinea. La seconda edizione del programma ha esaurito il contingente previsto di 50.000 veicoli, ma con tempi molto più lunghi del previsto. Il risultato, di successo, rivela un interesse meno travolgente e pone interrogativi nel Paese sul futuro degli incentivi all’elettrico per le fasce di reddito più basse.
Alla fine in Francia l’obiettivo numerico è stato raggiunto: 50.000 nuove auto elettriche assegnate tramite leasing sociale, un meccanismo statale pensato per rendere accessibile la mobilità elettrica ai cittadini con redditi più contenuti. Tuttavia, a differenza della prima edizione del programma, questa volta non si è trattato di una corsa lampo.

Dal boom iniziale al rallentamento
Nel 2024 il leasing sociale aveva registrato un vero e proprio effetto valanga, con 50.000 ordini raccolti in appena sei settimane. Per il 2025 le aspettative erano simili, anche perché molti potenziali beneficiari erano rimasti esclusi l’anno precedente. Le case automobilistiche avevano persino anticipato i tempi, aprendo pre-prenotazioni.
L’avvio del secondo round è stato effettivamente molto forte: 30.000 veicoli ordinati in pochi giorni. Ma l’entusiasmo si è rapidamente raffreddato e, per raggiungere il tetto massimo previsto, sono serviti oltre tre mesi.
Tra le cause principali del rallentamento c’è la riduzione dell’aiuto statale, sceso da 13.000 euro nel 2024 a 7.000 euro nel 2025. Un taglio che ha avuto un impatto diretto sui canoni mensili, rendendo il leasing meno conveniente per molti nuclei familiari, soprattutto in un contesto di inflazione e aumento dei costi energetici.
Nonostante ciò, il bilancio complessivo del programma resta positivo: 50.000 auto elettriche in pochi mesi non sono un fallimento, soprattutto considerando la platea coinvolta.

Centrato il bersaglio sociale
I dati ufficiali mostrano che il leasing sociale anche nel 2025 ha continuato a raggiungere le fasce di popolazione per cui è stato progettato: il 45% dei beneficiari appartiene ai tre decili di reddito più bassi, contro il 40% dell’anno precedente.
Significativo anche il dato geografico: il 55% delle auto è stato ordinato da famiglie residenti in aree rurali, in crescita di 4 punti percentuali. Un segnale importante per il dibattito europeo, spesso concentrato sull’elettrico come fenomeno urbano. Nelle città, invece, il 30% delle consegne riguarda zone critiche per la qualità dell’aria, dove la transizione ha un impatto ambientale diretto.
Il ruolo chiave della Renault 5
Un altro elemento rilevante è la quota di EV prodotti in Francia, che ha raggiunto il 34% del totale. Un risultato dovuto in gran parte al successo della Renault 5 elettrica, vera protagonista del leasing sociale. Già a ottobre, il modello aveva conquistato 10.000 clienti all’interno del programma.
Un dato che rafforza il legame tra politiche industriali, transizione elettrica e occupazione, un tema centrale per tanti Paesi in Europa, Italia inclusa.

Leasing sociale, no alla terza edizione. Ma effetti a lungo termine
Salvo sorprese, non ci sarà una terza edizione del leasing sociale. Il minore entusiasmo sembra aver convinto il governo a chiudere l’esperienza. Resta attiva la formula alternativa del bonus “Coup de pouce”, che nel 2026 è stata rafforzata per i redditi più bassi, con un aiuto medio di 5.700 euro.
In totale, grazie al leasing sociale, 100.000 auto elettriche sono state immesse sul mercato. Vetture che, nei prossimi anni, al termine dei contratti di noleggio a lungo termine, torneranno nelle concessionarie.
Una sfida per gli operatori di settore ma anche un’opportunità concreta per il mercato dell’usato elettrico, che proporrà un’offerta molto ampia e prezzi potenzialmente più accessibili.
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