Fotovoltaico industriale condiviso per le imprese energivore italiane

fotovoltaico industriale



Il fotovoltaico industriale italiano compie un salto di scala, passando da singoli interventi locali a programmi nazionali capaci di coinvolgere centinaia di imprese. MET Energia Italia avvia un piano che porterà nuova capacità solare a circa 600 aziende energivore. Intanto a Monza SENEC Italia e Sistema Energy avviano un progetto per trasformare un’ex area industriale in un distretto a energia rinnovabile.

Si tratta di due iniziative diverse, ma accomunate da un obiettivo chiaro: ridurre i costi energetici delle imprese energivore e accelerare la transizione senza gravare sugli investimenti diretti delle aziende.

Un piano nazionale a sostegno delle rinnovabili

Nel quadro dell’Energy Release 2.0 – programma nazionale a sostegno delle industrie energivore nei processi di decarbonizzazione – MET Energia Italia (controllata italiana del gruppo svizzero MET Group) darà il proprio sostegno al settore attraverso lo sviluppo di impianti solari per circa 600 aziende su tutto il territorio nazionale.

Agirà come aggregatore per clienti industriali con un consumo complessivo superiore a 6 TWh annui, pari a quasi il 10% dei consumi dell’intera industria italiana. Un perimetro che dà la misura dell’impatto potenziale dell’operazione, pensata per accompagnare le aziende energivore verso forniture rinnovabili a lungo termine e più stabili dal punto di vista economico.

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Il solare di MET Group per 600 aziende

Il meccanismo dell’Energy Release 2.0 consente alle imprese di accedere a energia rinnovabile senza dover investire direttamente in nuovi impianti o gestirne la complessità tecnica. MET si fa carico dello sviluppo, della costruzione e della gestione degli impianti, assumendo impegni di lungo periodo – fino a 20 anni – con il GSE come controparte principale.

I primi progetti sono già realtà: l’impianto fotovoltaico di Ferrera Erbognone, operativo dallo scorso autunno, e quello di Caltignaga, che entrerà in funzione all’inizio di quest’anno. Ulteriori installazioni potrebbero seguire, anche attraverso accordi con altri sviluppatori, ampliando ulteriormente la capacità rinnovabile a servizio dell’industria italiana. L’obiettivo dichiarato è duplice: contenere i costi energetici nel medio termine e ridurre l’impronta di carbonio del manifatturiero nazionale.

Rigenerazione urbana: il caso “green” di Monza

Se l’Energy Release rappresenta la dimensione sistemica della transizione, il progetto avviato a Monza mostra come gli stessi principi possano essere applicati su scala locale. SENEC Italia e Sistema Energy hanno infatti avviato l’installazione di un impianto fotovoltaico da 815 kWp sul tetto di un edificio di proprietà di RBO Investment, nell’area dell’ex quartiere Philips.

L’intervento è il primo tassello di Energy Spring Park, un progetto di riqualificazione che punta a trasformare un’area industriale dismessa in un distretto a energia rinnovabile, integrando architettura contemporanea e tecnologie smart. L’impianto produrrà circa 1,15 GWh all’anno, coprendo una parte significativa dei fabbisogni energetici del sito e generando un risparmio diretto in bolletta.

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Energia pulita senza investimento iniziale

Il progetto di Monza si basa su un PPA on-site in configurazione SEU (Sistema Efficiente di Utenza): l’energia viene consumata direttamente sul posto, bypassando la rete pubblica. Anche in questo caso, il punto di forza è l’assenza di investimento iniziale per il cliente, che beneficia di un costo dell’energia stabile e prevedibile nel tempo.

Oltre ai vantaggi economici, l’impianto consentirà una riduzione delle emissioni di CO₂ stimata in 600 tonnellate l’anno, equivalenti alla piantumazione di circa 3.600 alberi. Un dato che rende tangibile il contributo ambientale di soluzioni ormai mature e replicabili.

Un modello che può fare sistema

Dalle grandi aggregazioni dell’Energy Release ai PPA on-site applicati alla rigenerazione urbana: la transizione energetica industriale in Italia passa sempre più da modelli contrattuali e finanziari innovativi, capaci di abbassare le barriere all’ingresso per le imprese.

In un contesto di prezzi dell’energia ancora instabili, il fotovoltaico diventa così non solo una scelta ambientale, ma un fattore strutturale di competitività per il sistema produttivo nazionale.

LEGGI anche “La “sostenibilità all’italiana”: senza bussola e senza una guida” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (1)
  1. se ho capito correttamente, con Energy release 2.0 lo Stato fornisce alle aziende iscritte al registro degli “energivori” che lo richiedano, energia elettrica a prezzo all’ingrosso calmierato di 65 €/MWh, cioè la metà del nosto costo PUN attuale

    oltre al vantaggio sul prezzo PUN, la bolletta è formata anche da altre voci come oneri di rete e tasse, ma queste mi pare sono già di norma scontati per gli energivori, da noi come in quasi tutti gli altri paesi

    65 €/MWh è stato scelto in quanto “livello di costo medio delle energie rinnovabili Italiane”; verranno resi disponibili 23 TWh annui a questo prezzo, per 3 anni;

    rapido conto (sconto sul prezzo unitario 110-65) x (quantità 23 Twh), è un incentivo agli energivori di circa 1,5 miliardi all’anno; le aziende in cambio si impegnano a costruire impianti di rinnovabili e accumuli energia con cui produrre nei successivi 20 anni almeno il doppio dell’energia avuta in anticipo, e a restituire al gestore di rete gratuitamente la stessa quantità di energia avuta ora a prezzo calmierato

    le aziende potranno anche autoconsumare la quota che dovrebbero restituire e fare dei conguagli di prezzo; inoltre il prezzo 65 € non viene indicizzato all’inflazione, rimarrà tale nei prossimi 23 anni

    allora nell’insieme l’anticipo che lo Stato fa adesso è quasi un incentivo a fondo perduto, che mette una pezza urgente sui prezzi alti energia e in parte finanzia anche le future installazioni delle aziende

    bene ma non benissimo, siamo sempre al modo più costoso di fare le cose, in pratica è anche una sovvenzione a chi sta facendo pagare molto l’energia in questo momento, centrali a metano e anche centrali idroelettriche, che al momento non vendono a prezzo concordato (basso nela caso delle rinnovabili), ma si allineano ai prezzi orari alti stabiliti dal metano

    la via meno costosa, sarebbe cancellare i recenti decreti che ostacolano la crescita rapida delle installazioni utility (grande taglia) di rinnovabili in Italia, cosi da veder crescere velocemente le installazioni, e abbassarsi i prezzi elettricità per tutti, non solo per chi si fa gli impianti, e farlo senza gravare sul bilancio dello Stato

    inoltre gli energivori potrebbero aquistare energia a prezzo basso tramite i PPA, anche sa ancora coprino solo una parte dei consumi, e costuirsi gli impianti a prescindere dagli aiuti pubblici, la convenienza è già marcata

    invece con i decreti sabotanti e l’assenza di trasparenza si continua tenendo alti i prezzi da una parte (buon gioco per chi gestisce metano, petrolio e idroelettrico in italia) e dall’altra parte si dando aiuti pubblici in continui nuovi bandi, che drogano il prezzi delle installazioni e dell’elettricità

    chi sta nelle categorie generiche, non vicine al governo ed ai “regalini/bonus” concessi come atto di benevolenza/scambio elettorale, paga e basta questo circo, sottinteso se non è evasore fiscale.. mi da fastidio vedere l’inefficenza e il freno all’economia che sta in tutta politica

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