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Formula E 2018, anche Roma si tinge di green/2 Il campionato

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Una fase di gara sul circuito di Battersea Park

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Un successo, fra sport e business

 

La quarta edizione del campionato di Formula E parte da Hong Kong il 2 dicembre, e toccherà poi alcune delle città più grandi del pianeta come Città del Messico e San Paolo per arrivare nella città eterna, prima tappa europea. Poi sarà la volta di Parigi e New York.

Tra l’altro non è stata solo Roma a ottenere di ospitare quest’anno un ePrix, si correrà pure a Zurigo con una deroga alla legge svizzera che dal 1955 vieta le gare automobilistiche. Eppure, quando fu presentata la Formula E, in molti si erano dati di gomito scommettendo sul fallimento. Un motore che non romba, dicevano, non può avere un futuro nelle corse. Chiacchiere che si sono infrante contro la determinazione e l’abilità dello spagnolo Alejandro Agag, patron del circus elettrico. La crescita del movimento in questi tre anni gli da ragione in pieno e il marchio Audi che si mette in gioco ne è solo l’ultima testimonianza, ma sulla griglia di partenza ci sono già monoposto Citroën (con il marchio Ds), Jaguar, Mahindra e Renault. Presto arriveranno anche Bmw, Mercedes, Nissan e Porsche.

La Renault 007 di Formula E

Come in ogni ambito della moderna economia è il mercato a scandire il successo di un’impresa, e la Formula E non si sottrae alla regola. Le vendite delle auto totalmente elettriche è in espansione costante con percentuali di crescita a doppia cifra. «Nel 2013 nell’Ue si vendevano 55.144 auto elettriche mentre nel 2016 si è saliti a 155.273 — spiega Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor — sono ancora poche ma l’interesse di grandi aziende nella Formula E dimostra che vogliono investire nel settore “verde” e, magari, potranno trovare soluzioni tecnologiche inedite che, poi, potranno essere adottate sulle auto di produzione rendendole valide alternative per i guidatori».

Di suo la Formula E crea già ottimi introiti e promette un interesse da parte del pubblico in continua crescita, tanto da convincere l’attuale amministrazione capitolina, spesso restia di fronte ai grandi eventi, a dare il suo beneplacito. «Il Comune non spenderà un centesimo — ricorda il presidente Aci, Sticchi Damiani — perché i 10 milioni che il Gp costerà saranno autofinanziati e speriamo che sia il grimaldello definitivo per far capire l’importanza della mobilità sostenibile che sconta alcuni ritardi infrastrutturali come la non capillare presenza di colonnine di ricarica o l’autonomia limitata delle batterie».

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