Un robot, non l’unico, a Macfrut di Rimini il salone internazionale dedicato all’orticoltura. Lo ha messo in mostra, nel padiglione dedicato alla tecnologia, Roter Italia con il marchio Forigo. Una macchina elettrica per l’orticoltura, già premiata, già funzionante e già operativa. A raccontare a Vaielettrico questa creazione è Sandro Forigo, socio titolare di Roter Italia – Forigo, che ci spiega il progetto di un robot capace di muoversi autonomamente tra i filari.
Dall’elettrico alla guida autonoma: due step già completati
«Il primo obiettivo era renderla completamente gestita elettricamente: superato. Il secondo era la guida autonoma: ci siamo». L’imprenditore elenca i traguardi tagliati. Ma vediamo più nel dettaglio la sua funzionalità. Il robot nasce come portattrezzi elettrico, pensato per l’orticoltura professionale. Una macchina simmetrica: togliendo la cabina, può montare tre attrezzi contemporaneamente – anteriore, ventrale e posteriore – diventando un vero “trattore compatto” per lavorazioni leggere e medie.
L’autonomia, però, dipende dal tipo di lavoro: 4–6 ore con tre sarchiatori o attrezzi leggeri, circa 2 ore con lavorazioni pesanti su terreno sodo, come nel video mostrato allo stand
Ma si può fare di più, la batteria attuale ha una capacità da 33 kWh, espandibile, ma secondo l’imprenditore i costi sono molto alti: «Una batteria da 100 kWh costa ancora 120.000 euro». Insomma se per le lavorazioni leggere e in aziende dotate di ricarica fast, magari alimentata dai pannelli solari ormai immancabili nelle aziende agricole, è possibile lavorare solo in elettrico, per i lavori più pesanti stanno pensando a una versione ibrida.
L’ibrido per gli usi più intensivi
Forigo punta alla versione ibrida per lavorare H24. «Il passaggio successivo è già definito: un sistema ibrido serie, con un piccolo diesel filtrato e ottimizzato che serve solo a generare energia». La trazione resta elettrica, ma l’energia in parte è prodotta con il diesel. «Con un serbatoio da 50 litri e consumi di circa 3,5 l/h, la macchina potrà lavorare: 12 ore con il solo generatore diesel più 3–4 ore con la batteria. Un totale: 15–16 ore di lavoro netto, cioè due turni pieni».

E se l’azienda fosse già elettrica? L’ibrido non servirebbe? Questa la riposta: se esistessero aziende con 5 ettari di agrivoltaico, colonnine di ricarica e infrastrutture adeguate, il robot potrebbe già lavorare full electric tutto il giorno. «Con mezz’ora di carica fai tranquillamente i tuoi 5 ettari. Due mezz’ore e la giornata è fatta». Insomma dipende anche dall’estensione aziendale e considerando che la taglia media è di 7/10 ettari la versione elettrica può avere un suo futuro.
Robot agricoli: spazio anche agli italiani con Field Robotics
Il problema, pensiamo noi, non è la tecnologia, ma l’assenza – per ora – di aziende strutturate come vere “fattorie elettriche”. Ecco perché l’ibrido in alcuni casi diventa necessario: «Si fa con quello che non si ha».
Una macchina già funzionante, ma non ancora in vendita
Il prototipo visto a Rimini è completo e operativo. Da qui partirà per lavorare in aziende reali, su colture reali. Ma la commercializzazione richiede ancora tempo. «Finché non avremo completato il ciclo di verifica, soprattutto sulle sicurezze, non possiamo vendere. Proprio in questi giorni la federazione sta sviluppando norme europee specifiche per i robot agricoli autonomi». Alcuni sensori, come il lidar laterale, sono già previsti ma non ancora montati: rientrano nel percorso di certificazione. Le prime unità in vendita previste nel 2027.
Cosa può fare questo robot? «Ha presa di forza, ha il sollevatore, può montare attrezzature già presenti in azienda e trainare o azionare seminatrici, barre diserbo, sarchiatrici, attrezzi ventrali. Non obbliga, quindi, l’agricoltore a comprare attrezzature dedicate: è un trattore elettrico autonomo, pensato per l’orticoltura intensiva, ma compatibile con il parco macchine esistente».
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