Ford avrebbe avviato contatti preliminari con Xiaomi, colosso cinese dell’elettronica di consumo diventato in pochi anni un protagonista della mobilità elettrica. Obiettivo: una possibile partnership industriale negli Stati Uniti. Lo rivela il Financial Times, secondo cui il gruppo americano valutando l’ipotesi di una joint venture. Con lo scopo per produrre veicoli elettrici sul suolo americano. Aprendo di fatto la porta ai costruttori cinesi nel mercato Usa. Ma come la prenderà la Casa Bianca?
Le discussioni sarebbero ancora a uno stadio iniziale e Ford ha smentito seccamente la ricostruzione (“questa storia è completamente falsa”). Ma il quotidiano britannico ha deciso di pubblicare l’indiscrezione citando quattro fonti a conoscenza diretta dei colloqui. Xiaomi non ha risposto alle richieste di commento. Mentre BYD – altro grande nome cinese con cui Ford avrebbe parlato – ha rifiutato di esprimersi.
L’ipotesi di una collaborazione con aziende di Pechino è però politicamente esplosiva. John Moolenaar, presidente repubblicano della Commissione Cina della Camera, ha avvertito che l’accordo renderebbe gli Stati Uniti “ancora più dipendenti dalla Cina”. Voltando le spalle a partner e alleati storici. Una posizione che riflette le crescenti tensioni tra sicurezza nazionale, politica industriale e transizione elettrica.
Il numero uno di Ford si arrende: “Sull’auto elettrica i cinesi ci umiliano”
A rendere la vicenda ancora più significativa è il ruolo dell’amministratore delegato di Ford, Jim Farley. Perché non ha mai nascosto la sua ammirazione per i veicoli elettrici cinesi. Farley ha importato per uso personale la berlina elettrica SU7 di Xiaomi. E in più occasioni ha definito i costruttori cinesi una “minaccia esistenziale” per l’industria automobilistica occidentale. Sottolineando come la loro capacità produttiva – soprattutto in Cina – sia tale da poter “mettere fuori mercato” molti concorrenti.
Xiaomi, entrata ufficialmente nel settore auto nel 2024, ha stupito il mercato globale per velocità di sviluppo, integrazione software-hardware e controllo dei costi. Sono elementi chiave anche nella competizione sull’auto elettrica di massa. Proprio su questo terreno Ford appare oggi vulnerabile: secondo Ed Kim, presidente della società di consulenza AutoPacific, il gruppo americano ha abbandonato modelli cruciali come Escape ed Edge in vista di una transizione elettrica che però si è rallentata. Nuove EV a basso costo non arriveranno prima del 2027.
Il presidente Donald Trump si è detto favorevole a investimenti cinesi che creino posto negli Stati Uniti
Sul fronte politico, il quadro resta complesso. Gli Stati Uniti mantengono dazi del 100% sulle auto importate dalla Cina e restrizioni severe su software e componenti per veicoli connessi. Allo stesso tempo, Donald Trump – che ha recentemente visitato uno stabilimento Ford – ha dichiarato di guardare con favore a investimenti cinesi che creino posti di lavoro negli Usa. Non a caso Ford ha già un accordo di licenza con CATL per la produzione locale di celle per batterie, nonostante le polemiche sui presunti legami del gruppo con l’esercito cinese.
Mentre BYD e altri marchi cinesi continuano a espandersi rapidamente in Europa e nei mercati emergenti con veicoli elettrici e ibridi a prezzi competitivi, l’idea che possano arrivare anche negli Stati Uniti non appare più fantascienza. E la possibile joint-venture Ford-Xiaomi, vero o presunto, mostra quanto la partita della mobilità elettrica globale stia ormai ridisegnando alleanze, confini industriali e strategie geopolitiche.

