Flotte aziendali italiane sempre più elettriche, ma a passo ancora troppo lento rispetto al resto d’Europa. Secondo il Fleet Sustainability Ranking 2025 di Ayvens, nel nostro Paese la quota di auto elettriche a batteria nelle nuove immatricolazioni aziendali è cresciuta dal 9% al 18% in due anni. Un progresso significativo, ma lontano dalla media europea, salita nello stesso periodo dal 18% al 37%. In pratica, l’Italia viaggia a una velocità che è circa la metà di quella del continente.
Il gap con l’Europa resta evidente
Lo studio, che analizza le flotte di grandi aziende in 29 Paesi europei, fotografa una transizione ormai consolidata. La quota di veicoli elettrici raddoppia praticamente ovunque, il diesel perde terreno e le emissioni medie di CO₂ dei nuovi veicoli si riducono del 25% rispetto al 2022.
In Italia, però, la crescita è decisamente più contenuta. Se la media europea raggiunge il 37% di BEV nelle nuove flotte aziendali, il nostro Paese si ferma al 18%, confermando un ritardo che continua a caratterizzare il mercato nazionale dell’elettrico.
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Anche la riduzione delle emissioni procede con un ritmo inferiore rispetto ad altri grandi mercati, segno che il rinnovo del parco aziendale è ancora fortemente influenzato dalla presenza di alimentazioni tradizionali e ibride.
Le flotte possono trainare tutto il mercato
Il dato assume particolare importanza perché le flotte rappresentano uno dei principali canali di diffusione dell’auto elettrica. Le vetture acquistate oggi da aziende e società di noleggio arriveranno infatti tra pochi anni sul mercato dell’usato, contribuendo ad ampliare l’offerta per i privati.
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Una crescita meno rapida delle immatricolazioni aziendali significa quindi anche una minore disponibilità futura di elettriche usate, un elemento che in Italia viene considerato decisivo per rendere la mobilità a zero emissioni accessibile a una platea più ampia di automobilisti.
Costruzioni e servizi finanziari mostrano che il cambiamento è possibile

A livello europeo emergono comunque segnali incoraggianti. Il settore dei servizi finanziari e professionali si conferma il più sostenibile, mentre quello delle costruzioni compie il salto più evidente: la quota di diesel nelle nuove flotte scende dal 35% al 12%, mentre le auto elettriche raggiungono il 39% delle immatricolazioni.
Anche il comparto Energia & Chimica registra risultati significativi, con una riduzione delle emissioni del 30% rispetto al 2022.
Sono numeri che dimostrano come la transizione possa accelerare rapidamente quando le aziende trovano condizioni favorevoli e una strategia chiara.
Un ritardo che pesa sulla transizione italiana
Il confronto con l’Europa racconta quindi una doppia realtà. Da un lato anche l’Italia cresce, raddoppiando la presenza di auto elettriche nelle flotte aziendali. Dall’altro, il ritmo rimane circa la metà di quello europeo, proprio mentre le flotte stanno diventando il principale motore della diffusione dei veicoli a zero emissioni.
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Per recuperare terreno non basterà attendere l’evoluzione del mercato: serviranno politiche più stabili, infrastrutture di ricarica sempre più capillari e un quadro fiscale capace di rendere l’elettrico competitivo anche per le imprese. Perché dalla velocità con cui si elettrificano le flotte dipende anche la disponibilità delle auto che nei prossimi anni arriveranno sulle strade italiane come usato.
- Guarda anche la registrazione VIDEO del convegno Verso la diffusione dell’auto elettrica: come sostenere la transizione delle flotte” co organizzato da ECCO e Vaiaelettrico

