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Un’elettrica chiavi in mano per le fotte aziendali

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Il trasporto a zero emissioni può già essere un affare. Dipende dall’organizzazione del servizio. L’ingegner Gianni Catalfamo (laurea in ingegneria nucleare al Politecnico di Milano e una lunga esperienza nel settore informatico) ha messo a punto un algoritmo che consente di ottimizzarlo, conseguendo risparmi economici superiori al 10%. Con la sua start up One Wedge offre alle aziende di logistica un pacchetto chiavi in mano che garantisce di incamerare il dividendo del passaggio all’elettrico, per di più certo, programmabile, senza investimenti e con una totale semplificazione amministrativa. Si rivolge ai detentori di flotte aziendali, «soggetti _ spiega _ che utilizzano i mezzi di trasporto in modo professionale, su percorsi razionali e prevedibili quindi più facilmente codificabili in un algoritmo».

Gianni Catalfamo

A costoro offre un contratto flat su misura, in sostanza un noleggio a lungo termine, con un canone annuale fisso comprensivo di installazione delle stazioni di ricarica _ in azienda e sui percorsi più battuti _, e fornitura dell’energia. Un modello di business che non ha uguali in Italia, e probabilmente in Europa, «frutto di un’analisi del mercato durata molti mesi» aggiunge Catalfamo, giunta a maturazione lo scorso febbrai quando lui, il fratello Paolo (laurea in Economia e Commercio alla Bocconi) e un investitore hanno fondato One Wedge. Da allora, una girandola di trattative con i principali operatori del trasporto e della logistica che, auspica il fondatore, dovrebbero concretizzarsi nei primi contratti all’inizio del prossimo anno. «I veicoli commerciali leggeri e le flotte aziendali _ dice Catalfamo _ percorrono in media 35 mila km all’anno, vale a dire 200 km al giorno. E’ una distanza che rientra nell’autonomia media di gran parte delle auto e dei i veicoli commerciali elettrici oggi sul mercato, ma è solo la media di Trilussa. Quindi, per evitare l’ansia da ricarica, è necessario poter disporre anche di alcune stazioni di ricarica esterne alla sede aziendale, collocate nei punti strategici e sui percorsi più battuti».

Come si articola l’offerta di One Wedge?

«Noi ci facciamo carico di tutti i costi di pianificazione e ottimizzazione dell’infrastruttura, dell’installazione dei caricatori, che saranno personalizzate con i loghi aziendali e a ricarica rapida a 50 kW in continua, della fornitura dell’energia. Il tutto si traduce in un pacchetto flat preconcordato. Quindi il corriere non avrà più nemmeno l’onere di contabilizzare i consumi attraverso le carte carburante. Se vuole un paragone, pensi a quel che è successo nella telefonia mobile; un canone flat illimitato che comprende anche la fornitura dell’hardware».

Sarà un’offerta vantaggiosa rispeto ai veicoli diesel?

«Si. Facendo 100 i costi attuali con veicoli a motore termico, una flotta elettrica ben organizzata può costare 90 all’utilizzatore finale, garantendo anche a noi un margine di profitto per coprire gli oneri finanziari dell’investimento e i costi di gestione del sistema. Senza contare il fatto che le amministrazioni, nei maggiori centri urbani, tendono ormai a proibire gli accessi ai centri storici ai veicoli inquinanti, quindi il passaggio all’elettrico, almeno per le consegne urbane, diventerà presto un obbligo».

Come pensate di conseguire i risparmi, considerando il maggiore costo di un veicolo elettrico?

«I canoni di noleggio a lungo termine per i veicoli elettrici sono ancora eccessivi, ma noi stiamo convincendo i noleggiatori, conti alla mano, ad abbassarli».

Come?

«Tenendo conto, per esempio, dei minori costi di manutenzione. Un contratto di manutenzione quinquennale per una Golf elettrica costa 875 euro contro 1.665 per un benzina, 2.490 per un diesel, 2.925 per una Golf a metano. Poi di solito i noleggiatori contabilizzano zero il valore residuo del mezzo, mentre, quando i veicoli elettrici si diffonderanno, si svilupperà per forza un mercato dell’usato. Considerando tutto ciò, i canoni possono già essere competitivi rispetto a quelli dei mezzi tradizionali. Teniamo conto, poi, che nei prossimi mesi quasi tutte le case presenteranno nuovi modelli, con capacità di carico fino a 14 quintali e molto più efficienti. Mi aspetto sorprese anche dal gruppo Fca».

E per l’utilizzatore finale?

«Come ho detto, noi proponiamo contratti flat dove il risparmio è garantito e certificato in partenza. In più non avrà più costi amministrativi, risparmierà, dove c’è, come a Milano, i 700 euro dell’abbonamento per l’ingresso in area C, e potrà contare su almeno 300 euro di ricavi dai Titoli di Efficienza Energetica. Infine, credo che qualsiasi azienda passando alla mobilità green possa incassare anche un considerevole ritorno di immagine».

Non pensa di dover superare una barriera psicologica, per esempio sull’affidabilità del nuovo sistema di trasporto?

«L’affidabilità è uno dei pregi maggiori dei veicoli elettrici. Tutte le aziende di logistica utilizzano da trent’anni i muletti elettrici, e io chiedo sempre loro: quante volte si sono guastati? Di solito mi rispondono: mai».

Perché non vi rivolgete anche al mercato dei privati?

«Oggi circolano in Italia 6 mila auto elettriche disseminate su tutto il territorio nazionale. E’ un mercato troppo disperso: servirlo comporterebbe investimenti enormi con un ritorno probabile fra 10 o 20 anni; un’impresa che non è alla nostra portata. Però le nostre stazioni saranno interoperabili, quindi in prospettiva potranno essere utilizzate anche da clienti privati attraverso formule di pagamento in abbonamento che giocoforza dovranno prevedere il roaming fra operatori».

Prevede tempi così lunghi per la diffusione della mobilità elettrica? Non crede che il governo deciderà alla fine di incentivarla?

«In Italia circolano 41 milioni di vetture; se anche da domani si vendessero solo auto elettriche, cioè due milioni circa all’anno, ci vorrebbero 20 anni per sostituire tutto il parco auto. Avverrà, ma i tempi saranno inevitabilmente lunghi».

E lo Stato dovrà rinunciare a tanti miliardi di accise…

«Oggi gli italiani spendono 53 miliardi all’anno di carburanti, su cui lo Stato incassa il 65% in accise. Poi c’è tutta la rete distributiva e le compagnie petrolifere che vedranno cambiare radicalmente il loro business. Le resistenze saranno enormi. Ma la pressione dei consumatori, alla fine prevarrà: potranno risparmiare circa il 70% di costi puri per il “pieno”, senza contare che le malattie causate dall’inquinamento costano alla collettività oltre 75 miliardi all’anno»

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