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Da Fincantieri porta-container elettrico senza pilota

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L’Italia occupa un posto in prima fila nello sviluppo della nautica elettrica e a guida autonoma, anche se indirettamente. Merito della Vard che fa parte del gruppo Fincantieri pronta a costruire un porta container elettrico da 80 metri per 25 milioni di euro

Quando Fincantieri nel 2012 ha acquisito Vard ha portato a casa uno dei maggiori progettisti e costruttori di navi specializzate. Sede in Norvegia, circa 9.000 dipendenti e stabilimenti dal Brasile alla Romania, ovvero la patria della mobilità elettrica. Uno dei pochi Paesi che ha preso coscienza dei rischi dell’inquinamento atmosferico creato dalle navi. All’interno di questo contesto culturale ed economico nasce l’operazione che porta alla vendita all’impresa norvegese Yara, del porta container tutto elettrico e “timonato” dall’intelligenza artificiale con sofisticati sensori per evitare  pericolose collisioni lungo la rotta.

Meno emissioni, più sicurezza stradale

L’operazione finanziaria vale 250 milioni di corone norvegesi (circa 25 milioni di euro), per l’unità navale da 80 metri di lunghezza. Ma è ugualmente importante la contabilità ambientale: ‘Yara Birkeland’ (questo il nome della barca) eliminerà 40mila viaggi di Tir all’anno. Le conseguenze: diminuzione dei costi di trasporto, riduzione delle emissioni nocive ma pure una maggiore sicurezza stradale in un’area urbana densamente popolata.

La rotta

Via 100 camion al giorno dalle strade

“Yara Birkeland’ sarà consegnata nei primi mesi del 2020 quando inizierà il trasporto di cento container (quindi con relativi camion) di fertilizzante lungo i 60 chilometri che separano l’impianto di produzione dal porto di Larvik, città a un centinaio di chilometri a sud di Oslo da dove la Yara esporta in vari Paesi. L’itinerario marino prevede la partenza dal porto di Porsgrunn per raggiungere prima Brevik (7 miglia) e poi Larvik (30 miglia). Giunti a destinazione i container saranno scaricati e trasferiti su cargg più grandi per le traversate più lunghe.

I dati: pacco batterie da 7-9 MWh

La propulsione elettrica sarà assicurata da due sistemi Azimuth pods che saranno alimentati, qui i numeri sono altissimi, da un pacco batterie da 7-9 MWh. Grande potenza e buona velocità: quella di crociera è di 6 nodi (anche per questioni di sicurezza) ma si possono toccare i 13 durante la navigazione entro le 12 miglia dalla costa. Quanto una buona barca a vela.

Abbiamo scritto delle esperienze elettriche danesi (guarda), norvegesi (guarda), finlandesi (guarda), svedesi (guarda), olandesi(guarda), ma questo progetto con firma Fincantieri oltre che per la propulsione elettrica si caratterizza per la guida autonoma. Nel 2020 sarà consegnata e dopo due anni di rodaggio dell’intelligenza artificiale, questa prenderà il comando. Una vera innovazione che naviga in parallelo con il negoziato dell’International Maritime Organization che cerca un accordo internazionale sulla governance normativa sulle navi che si guidano da sole.

Svein Tore Holsether, ceo di Yara, è soddisfatto della scelta italo/norvegese: «Un’unità come la Birkeland non è mai stata costruita prima d’ora e abbiamo scelto i cantieri del gruppo Vard perché hanno già esperienza nella realizzazione di navi su misura».

Autonome anche le operazioni in porto

Un altro partner del progetto è la KONGSBERG responsabile dello sviluppo e della fornitura di tutte le principali tecnologie abilitanti, inclusi i sensori, oltre ai sistemi di controllo di trazione elettrica, batteria e propulsione. Il governo della robotica è fondamentale perchè l’automazione non si limita alla navigazione: “Il caricamento e lo scarico avvengono automaticamente utilizzando gru e attrezzature elettriche – si legge nel sito di Kongsberg -. La nave non avrà serbatoi di zavorra, ma utilizzerà il pacco batteria come zavorra permanente. Sarà inoltre dotata di un sistema di ormeggio automatico che con il disarmo sarà effettuato senza intervento umano”. Consigliamo la visione del video qui sotto per capire l’impatto anche sull’area portuale che diventerà uno scalo 4.0 ad alta densità robotica.

IL VIDEO

Ma come viene gestita la guida autonoma? “Per garantire la sicurezza, sono previsti tre centri con un profilo operativo diverso per gestire tutti gli aspetti – si legge nel sito di Kongsberg-, quindi la gestione delle emergenze, il monitoraggio delle condizioni, quello operativo, il supporto alle decisioni, la sorveglianza della nave autonoma e dei suoi dintorni e tutti gli altri aspetti della sicurezza”. Un elemento fondamentale e garantito dal’utilizzo del sistema AIS (Automatic Identification System), di radar, videocamere a 360° a raggi infrarossi e infine tutti i sensori utili all’obiettivo. In particolare per evitare la collisione con i tanti piccoli diportisti che navigano nei fiordi. In caso di problemi partirà un alert alla centrale dove sarà possibile attivare la guida umana da remoto.