Home Auto Fiat Centoventi e le sue sette sorelle, una storia elettrica iniziata nel...

Fiat Centoventi e le sue sette sorelle, una storia elettrica iniziata nel 1972

4
CONDIVIDI
La Fiat Centoventi

La concept car Fiat Centoventi (qui l’articolo per il lancio a Ginevra) della casa torinese celebra un anniversario prestigioso. Lo fa miscelando sapientemente soluzioni progettuali e stilemi prelevati dalla storia di Fiat.

Un prototipo non è soltanto uno strumento di marketing, ma soprattutto un laboratorio per sperimentare estetica, design e ingegneria, anticipando la visione di un marchio sui futuri scenari di mobilità. Fiat Centoventi raffigura il trasporto di domani secondo il Lingotto: elettrico, accessibile a tutti, democratico e personalizzabile. Scopriamo insieme i modelli che hanno influenzato la sua genesi, analizzandola successivamente in dettaglio.

In principio fu Fiat X1/23 (City Car)

Fiat X1/23, 1972 (fonte Archivio Storico Fiat).

Nel 1972, in occasione del Salone di Torino, la casa italiana presenta la X1/23, concept di city car ultracompatta a due posti (dimensioni 2642mm x 1510mm x 1340mm). Questo esercizio progettuale del Centro Stile Fiat si caratterizza per un corpo vettura monovolume piuttosto squadrato e dai paraurti pronunciati. Dopo un periodo di quiescenza, torna alla ribalta nel 1976 (in seguito alla crisi energetica), grazie all’inedito motore elettrico frontale da 13,5 cavalli, alimentato da batterie al nichel-zinco, installate nel posteriore del veicolo. La potenza del propulsore, unita alla trazione anteriore, garantisce buone prestazioni alla macchina: la velocità massima è di circa 70 km/h, con un’autonomia di 70 chilometri all’andatura costante di 50 km/h. Tutto ciò nonostante il peso dichiarato di 820 kg, di cui 166 provenienti dal pacco di batterie.

Fiat Downtown vent’anni dopo

Fiat Downtown, 1993 (fonte Archivio Storico Fiat).

Svelata durante il Salone di Ginevra del 1993, quest’automobile riporta l’attenzione sul concetto di vettura urbana in casa Fiat. Frutto degli sforzi creativi del designer Chris Bangle, si caratterizza per il particolare layout a tre posti (con un’impronta a terra di soli 1490 mm x 2500 mm): al sedile di guida centrale si accompagnano, sulla fila posteriore, le due sedute per i passeggeri. C’è pure il seggiolino di sicurezza per i bambini, alloggiabile/inseribile nei posti sul retro. Gli interni, morbidi ed essenziali, sono dotati di pochi comandi, tra cui un navigatore GPS integrato nella consolle centrale.

Dettaglio plancia Fiat Downtown, 1993 (fonte Archivio Storico Fiat).

L’architettura del veicolo ricorda una “piccola stanza in movimento“, anche grazie alle ampie superfici vetrate, accentuando la vocazione urbana di Downtown. I due motori da 9,5 cavalli, integrati nelle ruote posteriori, spingono la vettura fino a 100 km/h, con uno scatto 0-50 km//h in 9 secondi. Tali prestazioni sono possibili grazie al peso contenuto in 700 kg e alle batterie sodio-zolfo montate al posteriore, ricaricabili in 8 ore. L’autonomia dichiarata è di 190 km in ciclo urbano, che salgono a 300 km a velocità costante di 50 km/h. Tra le innovazioni più interessanti di questo prototipo si segnala il freno motore elettrico con sistema di recupero di energia durante la decelerazione.

L’ecologica Fiat Zic, con CNR e IED

Fiat Zic, 1995 (fonte Archivio Storico Fiat).

Il “Progetto finalizzato materiali speciali e tecnologie avanzate, sottoprogetto Materiali Compositi” vede il coinvolgimento del Consiglio Nazionale Ricerche, del Centro Ricerche Fiat, del Centro Stile Fiat e di IED Milano, oltre a prestigiosi Atenei italiani. Il cuore di questo studio automobilistico è l’ecologia: la struttura del pianale trae ispirazione dalla nervatura di una foglia e diventa l’elemento semantico principale per comunicare l’identità del nuovo mezzo. Il tunnel centrale, infatti, ospita le batterie nichel-sodio e costituisce l’asse portante del telaio. Il motore elettrico, montato a sbalzo sul telaio posteriore, non produce vibrazioni e rumori, a tutto vantaggio del comfort per i viaggiatori.

L’abitacolo presenta pochi pezzi, con abbondante uso di materiali non rivestiti, facilitando il riciclaggio delle componenti. La semplicità si estende come criterio progettuale anche per l’arredo, specialmente per i telecomandi e i pulsanti, che sono “molto simili a quelli degli elettrodomestici“, costruendo così una “grammatica elettrica“. Non solo, l’ottimizzazione dei volumi interni comporta una riduzione dell’energia destinata al riscaldamento, creando una forma differente rispetto ai veicoli endotermici. Fiat ZIC viene presentata nel 1995, dopo soli 24 mesi di ricerca e sviluppo, grazie all’ampio utilizzo di strumenti informatici. Tra le raffinatezze progettuali si possono ricordare la struttura in alluminio, il pianale in materiale composito polimerico e i sedili in leghe al magnesio. Infine, innovazioni di manifattura comprendono lo stampaggio a bassa pressione, i processi di saldatura e i metodi d’incollaggio tra l’ossatura del parabrezza e i pannelli della carrozzeria.

Fiat Vanzic – Zicster, debutta il range extender

Fiat Zicster, 1996 (fonte Archivio Storico Fiat).

Dalla ZIC derivano i modelli Vanzic e Zicster (il cui stile è supervisionato dal designer Roberto Giolito, come avvenuto per la progenitrice). Il primo è un monovolume per uso prevalentemente urbano, in cui il propulsore elettrico è coadiuvato da un motogeneratore termico A.P.U. (Auxiliary Power Unit). Così il range del veicolo si spinge fino a 200 km. Il secondo, invece, è una spider con alimentazione puramente elettrica, con un’autonomia di 230 km all’andatura costante di 50 km/h, che scende a 170 km in ciclo urbano. Entrambe le vetture sperimentali hanno una velocità massima di circa 100 km/h.

Fiat Phylla, biomateriali e fotovoltaico

Fiat Phylla, 2008 (fonte archivioprototipi.it).

A partire da una commessa della Regione Piemonte, si viene a formare un pool di atenei e aziende che comprende Camera di Commercio Torino, Centro Ricerche Fiat, Politecnico di Torino, IAAD e IED, oltre a numerosi partner tecnici. La finalità prevede la realizzazione di un veicolo concepito per l’uso urbano e alimentato con energie alternative. Phylla (dal greco “foglia”) nasce quindi nel 2008 come city car con layout 2+2 e dimensioni contenute: 2995mm x 1618mm x 1500mm. La peculiarità di questo prototipo è data dall’architettura split-frame, in cui la cella dell’abitacolo è separata dal telaio (in alluminio).

Il disegno della vettura (coordinato da Pietro Camardella) richiama lo stile architettonico di Zaha Hadid e la struttura delle cellule vegetali. Ciò ha permesso di implementare nel corpo di Phylla numerosi pannelli solari, capaci di garantire, in modo esclusivo, fino a 18 km di movimentazione al giorno. In caso di ricarica di energia delle batterie che alimentano il motore elettrico (parimenti integrati nel telaio), al contrario, il raggio d’azione sale notevolmente. In particolare, le batterie agli ioni di litio forniscono 145 km di autonomia, quelle ai polimeri di litio 220 km. La ricarica avviene in 4-5 ore.

Abitacolo Fiat Phylla, 2008 (fonte archivioprototipi.it).

Il peso complessivo è di 750 kg, di cui 150 solo per le batterie. Le prestazioni vedono uno scatto da 0 a 50 km/h in 6 secondi e una velocità massima di 130 km/h, anche grazie al Cx pari a 0.28. La potenza di picco del propulsore elettrico è di ben 54 kW (aiutato dalle celle fotovoltaiche da 0,34 kW e dall’impianto fuel cell da 1 kW). La buona guidabilità è garantita dalla trazione integrale. C’è anche il sistema di frenata con recupero d’energia per estendere l’autonomia. Lo spazio a bordo è tale da garantire, oltre alle sedute per guidatore e passeggeri, un bagagliaio di 142 litri, estendibile fino a 584. L’interno ospita materiali plastici e bio-materiali, caratterizzati da leggerezza e semplicità formale.

Fiat Mio/FCC III, innovazione aperta

Presentata alla rassegna di San Paolo nel 2010, questa concept car è la prima auto in cui il processo creativo ha coinvolto la partecipazione di persone esterne all’azienda e al tradizionale centro stile. Il principio alla base del percorso di sviluppo del prototipo segue il concetto di ‘innovazione aperta‘. Grazie alle licenze Creative Commons, infatti, Mio è la sintesi del contributo di 11.000 idee, elaborate da 17.000 designer, provenienti da 160 nazioni. Tutto questo materiale (raccolto su un dominio web specifico) è a disposizione di chiunque: dai semplici utenti, agli ingegneri, fino ad altre case automobilistiche. L’operazione di Fiat ha dunque una forte valenza culturale, trasformando la figura dei progettisti e la stessa filiera per la genesi di una vettura.

Il risultato finale è un’automobile a vocazione cittadina (dimensioni 2500mm x 1560mm x 1530mm), a due posti ‘secchi’. Il layout di Fiat Mio prevede quattro motori elettrici incorporati nelle ruote carenate, liberando spazio per gli occupanti. Lo stile, di cui Peter Fassbender ha tracciato le linee guida, risente di una forte influenza da parte del product design. Gli interni combinano materiali ecologici con forme morbide. Largo spazio è dato alla tecnologia: la plancia minimalista e ‘fluttuante’ dispone di funzione touch screen, computer di bordo e infotainment. C’è anche l’head-up display per avere sotto controllo tutti i parametri di navigazione. Non manca anche la configurazione per la guida autonoma.

Alla luce di quanto finora enunciato, la Centoventi prende vita come coerente evoluzione di questo continuo percorso di ricerca del Lingotto. Unendo in un’unica proposta progettuale non soltanto la componente di prodotto, ma soprattutto di servizio per una nuova concezione di mobilità. Adatta per l’impiego privato e condiviso, attraverso il car sharing.

L’Artigianato si sposta su scala industriale

Schema dell’architettura modulare di Fiat Centoventi.

Fiat descrive la Centoventi come una “tela bianca, pronta per essere dipinta secondo i gusti e le esigenze del cliente in un qualsiasi periodo della sua vita o della giornata“. Questa idea di elevata personalizzazione costituisce l’essenza del programma 4U. L’automobile si trasforma in un iPhone, simbolo di un prodotto di massa ma declinabile secondo lo stile individuale. Pensata in una sola livrea, la macchina propone però una scelta tra quattro tettucci, paraurti, copriruota e pellicole esterne.

In più, è aggiornabile in varie configurazioni, modificando anche gli interni, i servizi di infotainment e perfino l’intervallo di autonomia della batteria. In questo modo, il ciclo di vita di un’automobile non vedrebbe più la presenza di edizioni “model year” o restyling, perché gli utenti potrebbero cambiare a proprio piacimento l’identità della vettura (idea peraltro condivisa con la Smart Fortwo prima serie e la Fiat Ecobasic, in cui i pannelli della carrozzeria si potevano combinare liberamente, con effetti cromatici differenti).

La carica dei 120…

La componibilità, anima progettuale del concept.

Centoventi gli anni della Fiat. Centoventi gli accessori ideati per la concept car, grazie alla collaborazione con Mopar. Al di fuori di paraurti, tetto in policarbonato, livrea, strumento di guida Lingotto, batterie e portellone posteriore digitale, tutti gli altri complementi si possono acquistare online e installare autonomamente a casa, sulla macchina. L’offerta spazia dai sistemi audio ai vani porta oggetti su plancia e portiere, passando per i cuscini sui sedili. La peculiarità di questo servizio è che non si limita al solo acquisto tramite e-commerce degli oggetti, ma consente anche di stamparli tramite tecnologia 3D. Presso la propria abitazione, oppure scegliendo i dealer e le officine specializzate. Pertanto, gli optional di Centoventi svolgono un inedito ruolo di brand ambassador nei confronti della clientela, generando una potenziale comunità di appassionati (rinnovando le sperimentazioni di marketing già testate con la Mio).

Razionalità e giocosità a bordo

Panoramica della “stanza” a quattro ruote.

L’abitacolo del prototipo si contraddistingue per luminosità e spaziosità. Può ospitare comodamente quattro persone. Il linguaggio delle superfici e degli elementi dell’interno rimanda a uno spazio da vivere. Così i passeggeri possono “abitare” nella vettura. La plancia “monolitica” trae ispirazione dal design industriale in molteplici forme. Da un punto di vista formale strizza l’occhio alla “tasca” della Panda prima serie. Da un punto di vista semantico, invece, richiama il progetto Abitacolo di Bruno Munari per la modularità e flessibilità d’uso, nonché i tradizionali mattoncini LEGO per il sistema ad incastro (brevettato) dei componenti. Ci sono anche lacci per attaccare e rimuovere gli oggetti dalla plancia.

Il pannello punta sulla massima praticità.

Il principio di personalizzazione si estende ai pannelli porta, dotati di superfici piatte e regolari (come un frigorifero) per essere “arredate”, tramite portabottiglie, tazze, casse audio e tanto altro ancora. Così la progettazione dello spazio interno diventa un’esperienza ludica. Oltretutto, in caso di necessità, la seduta del passeggero anteriore si può sostituire con un seggiolino per bambini o un ampio portaoggetti (soluzione già testata sulla Seat Arosa City Cruiser).

Connettività per tutti e carrozzeria social

Un’automobile a prova di Millennials e iGen.

L’approccio digitale si riscontra su tutto il corpo vettura. Nell’abitacolo il guidatore, per le proprie esigenze di navigazione e controllo, può fare affidamento su uno schermo da 10″ insieme al proprio smartphone o tablet, agganciabile facilmente alla plancia. In alternativa, c’è un display da 20″ che si ispira al circuito Lingotto, integrando tutte le funzioni necessarie di sicurezza e di assistenza alla guida, tra cui spiccano il sistema di controllo dell’impianto frenante e il blind spot alert. L’interfaccia intuitiva consente poi di osservare anche il livello di carica della batteria. L’altro lato del supporto ellittico, esposto verso il parabrezza, propone un ulteriore video, che si può impiegare per visualizzare messaggi utili per il car sharing.

La forte propensione alla comunicazione della Fiat Centoventi si evidenzia anche tramite il display digitale posto sotto il portellone che chiude il volume posteriore. Qui si possono condividere messaggi con il mondo esterno. Durante il moto, è presente il logo della casa automobilistica torinese, ma in caso di fermata o sosta prolungata, funziona come piattaforma d’informazione oppure come cartello posteriore su cui esporre avvisi a pagamento. Così la sosta si ripaga in modo intelligente.

Richiami al passato

La natura multiforme del prototipo.

Il prototipo è destinato alla guida a cielo aperto, ma si può “chiudere” in vari modi. Si può scegliere tra tetto in policarbonato bicolore, tettuccio in tela, cargo box integrato e copertura con pannello solare. Quest’ultimo, grazie ai 50 Watt prodotti tramite l’impianto fotovoltaico, permette la ventilazione dell’ambiente interno o il funzionamento del display sul portellone posteriore. A proposito di luci, le fessure a LED sul frontale sono indicatori del livello di carica della batteria, omaggio alla griglia della celebre Panda prima serie.

Il frontale sintetizza gli stilemi della tradizione Fiat.

Le citazioni della city car disegnata da Giugiaro si ritrovano anche nella semplicità delle forme e delle superfici, che enfatizzano la compattezza e la robustezza della vettura. Come dimostrano anche gli ampi paraurti, provvisti di texture 3d a coste orizzontali, in materiale polimerico. In più, il contrasto tra l’ampia superficie vetrata e il resto della carrozzeria accentua l’effetto bi-volume della Centoventi, analogamente alla superutilitaria degli anni 80′.

Autonomia a piacimento

Personalizzazione anche nell’alimentazione elettrica. Il set di batterie modulari (ciascuna capace di regalare 100 km di autonomia) va da una singola unità fino a un massimo di cinque pezzi. Nella configurazione completa, quattro pacchi sono posti sotto il pavimento (l’installazione e la rimozione sono agevolate dalla presenza di “un binario scorrevole che sostiene e collega le batterie“). Il quinto si inserisce sotto al sedile nell’abitacolo. Quest’ultimo, secondo Fiat, si può sganciare e caricare direttamente “presso l’abitazione o garage dell’utente, proprio come accade con le moderne e-bike“. Inoltre la posizione delle batterie, al di sotto del baricentro dell’auto, non influenza la ripartizione dei pesi e il comportamento dinamico del veicolo (qui i dettagli tecnici della Centoventi).

Contaminazioni creative e tecnologiche

Creatività e innovazione per le sedute.

La realizzazione del concept ha dato la possibilità di sperimentare nuove soluzioni tecnologiche e processi industriali. In particolare, le sedute sono fabbricate con una “nuova formulazione plastica basata su resine poliolefiniche“. Il materiale impiegato è facilmente modellabile e tre volte più leggero rispetto alle schiume. Gradevole e morbido al tatto, gode di proprietà antimicrobiche ed è resistente ai raggi UV. Pigmentabile in massa (dunque privo di rivestimento esterno), può offrire svariati effetti cromatici: metallizzati, perlati, lucidi e opachi. In più, è facilmente lavabile. Intrigante l’uso della tecnologia “3D knit” su schienali e poggiatesta, con filati 100% riciclati, traendo ispirazione dal mondo delle sneaker, degli indumenti d’ambito tecnico-sportivo e delle sedute più ricercate nell’interior design. Il tessuto così ottenuto consente il risparmio di materiale, riducendo l’impronta ambientale del processo produttivo.

Il potenziale c’è, il prodotto chissà

La visione di mobilità secondo la casa torinese.

Fiat Centoventi possiede un elevato potenziale ai fini dell’industrializzazione del prodotto. In particolare, il principio di modularità trasversale al progetto può apportare una notevole semplificazione nelle attrezzature per la costruzione della vettura, partendo da un archetipo standard e minimale. Anche la ricerca materica sposa la filosofia della riduzione virtuosa (rimuovendo per esempio il processo di verniciatura da numerosi elementi degli interni), senza però togliere la possibilità di personalizzazione. Le criticità, invece, provengono dal ricercato sistema di apertura delle portiere controvento prive di montanti e dalla plancia (per quest’ultima, sarebbe necessaria una revisione in caso di implementazione degli air-bag).

Un altro aspetto importante da rivedere riguarda la produzione e la gestione delle batterie. Fiat non ha fornito specifiche tecniche per questi elementi. Sebbene l’idea di un set componibile sia molto valida, è difficile immaginare che siano creati pacchi di batterie da aziende come Panasonic e CATL per un solo costruttore e modello, pena l’insostenibilità economica dell’investimento. Inoltre, la praticità di movimentazione riguardante i pezzi del kit (specialmente quello posto sotto il sedile) risulta piuttosto ottimistica. Infatti l’accumulatore Powerwall 2 CA di Tesla, tra i migliori sul mercato, pesa 125 kg. Al di là di queste considerazioni, l’auspicio è che le qualità messe in mostra possano essere valorizzate in modo appropriato (analogamente a quanto compiuto da Volkswagen tramite la I.D.).

 

4 COMMENTI

  1. La direzione tecnica della Fiat e sempre apparsa come essendo inovativa ( common rail, twin Air etc)
    la direzione marketing della Fiat e sempre apparsa come essendo piu inspirata a schemi “business as usual “ e a visioni piu a corto termine. ( esempio vendita della tecnoligia comon rail etc…)
    La creativita dei prototipi elettrici della Fiat evidenzia in modo flagrante l’esistenza di queste due realta presenti in seno a questo gruppo
    (Per vostra informazione uno di questi prototipi aveva adotato un motore Silec a rilutanza variabile 20 anni prima della Tesla 3)
    Se la Fiat avesse assunto un Goshn 10 anni fa non sarrebbe costretta di gioccare oggi con un budget limitato il ruolo di fast follower

  2. https://www.iveco.com/altra-it/pages/iveco-altra-storia.aspx

    Per illustrare la dicotomia tra le orientazioni commerciali e quelle tecniche del gruppo fiat nel campo dei trasporti elettrici Ho assistito credo del 97 o 98 alla consegna di 8/10 bus ibridi di Altra alla citta di Genova

    Era per l’amministratore delegato e per gli spettatori un momento importante e di grande emozione in quanto ci sembrava di assistere all’inizio di una nuova era

    Gli autisti della societa dei trasporti di genova portavano via uno a uno i bus del hangar di Altra verso quello che pensavamo un avenire glorioso In meno di 10 minuti il capannone di Altro da gremito di bus era diventato deserto

    Essendo al epoca consulente per Edf per i trasporti elettrici mi sono proposto di introdure la direzione di Altra al mio cliente francese

    Avevo difatti gia sl epoca presentato Tecnobus a Edf che aveva assicurato la sua diffusione in diverse citta francesi

    La direzione iveco ha risposto a questa domanda mandando un fax indicando che la promozione di questa attivita non era autorizata

    Ha precisato che l’attivita di Altra era rivolta agli soli appalti nazionali che imponevano questo tipo di motorizazione

    Era un attitudine presente anche nei grandi costruttori Francesi come Renault vehicules industriel che non vedeva di buon occchio l’offerta di bus elettrici da parte del costruttore francese Ponticelli fornitore dei bus delle prima linea di bus elettrici a Parigi chiamata Montmartrobus

Comments are closed.