FestivalCar, quale spazio per microcar e quadricicli nella mobilità urbana?

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Al Castello Cavour di Santena il confronto sul futuro dell’automobile italiana promosso da Mole Urbana nella cornice di FestivalCar. Tra i temi affrontati anche il ruolo dei veicoli elettrici leggeri nelle città, sicurezza, prezzi e la percezione di microcar e quadricicli. Al dibattito abbiamo partecipato anche noi di Vaielettrico.

L’auto elettrica del futuro deve necessariamente replicare dimensioni, pesi e prestazioni delle vetture alle quali siamo abituati? Oppure la transizione può diventare l’occasione per ripensare almeno una parte della mobilità individuale, soprattutto nelle città?

Se ne è discusso al Castello Cavour di Santena durante FestivalCar, nella tavola rotonda “Costruire automobili in Italia, oggi. Industria, sicurezza e nuovi modelli di mobilità: il progetto Mole Urbana”. Un confronto al quale siamo stati inviatati anche noi, insieme a rappresentanti del mondo dell’industria, della ricerca, dell’informazione e della cultura automobilistica.

A moderare l’incontro Marco Belletti di Auto Tecnica. Al tavolo Antonio Sileo, direttore Area Sostenibilità della Fondazione Eni Enrico Mattei; Franco Daudo di ASI; Nicola Grande di UIGA;  Umberto Palermo, fondatore e designer di Mole Urbana.

Città diverse, servono anche veicoli diversi

Uno dei temi sui quali abbiamo portato il punto di vista di VaiElettrico riguarda proprio l’evoluzione della mobilità urbana. Elettrificare significa eliminare le emissioni allo scarico, ma non risolve automaticamente tutti i problemi delle città: rimangono congestione, occupazione dello spazio pubblico e prezzi che rischiano di rendere sempre meno accessibile la mobilità individuale.

Da qui la domanda: c’è spazio per mezzi più piccoli, leggeri e costruiti espressamente intorno agli spostamenti urbani?

Il tema si incrocia inevitabilmente con quello dei quadricicli. L6e e L7e vengono ancora spesso percepiti come una versione ridotta dell’automobile. Ma forse è proprio questo il paradigma da superare: considerarli una categoria differente, con caratteristiche e funzioni proprie. Durante il confronto abbiamo discusso di ciò che può determinarne il successo sul mercato: prezzo, autonomia, sicurezza e praticità, ma anche la capacità dell’informazione di raccontarne correttamente caratteristiche e limiti.

Tecnologia sì, ma al servizio dell’utilizzatore

Altro punto centrale è la tecnologia. Su un veicolo urbano compatto non dovrebbe servire ad accumulare funzioni, potenza o complessità, ma a migliorare concretamente l’esperienza di chi lo utilizza.

Elettrificazione, connettività e controllo remoto possono rendere questi mezzi più semplici e sicuri. La discussione ha toccato anche aspetti molto concreti come frenata, sistemi di ritenuta, cellula protettiva e tenuta di strada.

Costruire in Italia è ancora possibile?

La discussione si è conclusa con una domanda che dal prodotto passa all’industria. Perché tra disegnare un veicolo e produrlo in serie – con successo – c’è probabilmente la parte più difficile del lavoro.

Sperimentazione, validazione, omologazione, fornitori e industrializzazione sono alcuni dei passaggi necessari per trasformare un concept in un prodotto. Il confronto ha quindi affrontato anche il ruolo della filiera italiana e la possibilità che competenze sviluppate intorno all’industria automobilistica tradizionale possano accompagnare la nascita di costruttori più piccoli e specializzati.

In mostra la gamma Mole Urbana

È il terreno sul quale Mole Urbana sta provando a costruire il proprio progetto. L’azienda ha scelto un modello di nano factory, pensato per produzioni di nicchia e una crescita progressiva, con un asse produttivo tra Piemonte e Marche. Una piattaforma comune viene utilizzata come base per veicoli destinati alla mobilità personale e familiare, ma anche agli utilizzi professionali e all’ultimo miglio.

A Santena il progetto Mole Urbana si poteva anche vedere da vicino. Accanto a decine di super car e auto d’epoca abbiamo visto la gamma del costruttore italiano.

Veicoli dalla forte personalità, ma che non si fermano alla forma. Veicoli progettati e costruiti per rispondere prima di tutto alle necessità della mobilità urbana. Un progetto che abbraccia in pieno l’idea emersa anche a FestivalCar: se vogliamo auto più adatte alle città, forse non basta cambiare il motore. Bisogna cominciare a ripensare anche l’auto.

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