Ferrari Luce divide, ma può cambiare il futuro dell’auto italiana

Ferrari luce divide



La nuova Ferrari elettrica Luce divide il mondo dell’automotive, scatenando  una delle discussioni più accese degli ultimi anni.  Design radicale, prezzo da oltre mezzo milione di euro e una rottura evidente con il linguaggio storico di Maranello hanno polarizzato appassionati e social. Ma dietro le ironie e le critiche, secondo l’ingegnere Francesco Mastrandrea – da anni impegnato nello sviluppo di powertrain elettrici e oggi alla guida di  EV SAFE, primo network indipendente italiano   di riparazione profonda per auto elettriche –  c’è un progetto molto più profondo di quanto appaia. Non solo una supercar a batterie, ma un banco di prova tecnologico che potrebbe avere effetti importanti sull’intera filiera italiana dell’elettrico.

Non una Ferrari tradizionale, ed è proprio questo il punto

La reazione negativa di molti appassionati nasce soprattutto da un elemento: la nuova Ferrari elettrica non assomiglia alle Ferrari che conosciamo. Secondo Mastrandrea, autore di un lungo post su Linkedin e ora ospite della nostra rubrica Youtube “Al Bar Elettrico”, il rigetto è stato quasi inevitabile perché il pubblico si aspettava una sorta di “Purosangue elettrica” e si è trovato davanti un’auto completamente diversa, dentro e fuori.

Il designer proveniente dall’universo Apple ha introdotto un linguaggio stilistico inedito per Maranello, con interni molto digitali ma ricchi di richiami analogici al passato Ferrari. Una scelta che ha spiazzato soprattutto il pubblico europeo, mentre altri mercati — in particolare asiatici — potrebbero accoglierla in modo diverso.

ferrari luce divide

Per l’ingegnere, però, il vero errore sarebbe fermarsi all’estetica. Ferrari non ha semplicemente “elettrificato” un modello esistente, ma ha tentato una rottura culturale e progettuale.

Il vero valore è nascosto sotto la carrozzeria

Nel dibattito pubblico si parla soprattutto di design e prezzo, ma secondo Mastrandrea la parte più interessante è invisibile. Ferrari ha costruito negli ultimi anni uno dei più avanzati poli di competenze sull’elettrico in Europa, investendo centinaia di milioni in ricerca e sviluppo. Dal 2018 il laboratorio dedicato all’elettrificazione sarebbe cresciuto fino a circa 150 specialisti, diventando – dice l’ingegnere che ho avuto contatti diretti con il team fin dagli albori del progetto elettrico – il centro d’avanguardia  dell’automotive italiano su batterie, motori elettrici e integrazione software.

E aggiunge che a differenza della Fiat 500e, nata soprattutto come integrazione di componenti forniti da aziende esterne, Ferrari ha  sviluppato direttamente motori elettrici, sistemi di gestione e assemblaggio delle batterie.

Ed è proprio qui che potrebbe esserci la differenza rispetto alle concorrenti cinesi o americane: non tanto nei numeri assoluti, ma nella capacità di trasformare la tecnologia in esperienza di guida.

Quattro motori e software: la Ferrari gioca sulle sensazioni

Dal punto di vista tecnico, la scelta dei quattro motori elettrici non rappresenta una novità assoluta. Quello che potrebbe fare la differenza è il software e come riuscirà a gestire la trazione sviluppando funzionalità inedite e rivoluzionarie.

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Ferrari avrebbe lavorato soprattutto sugli algoritmi di gestione dinamica, sul torque vectoring evoluto e sull’ottimizzazione delle sensazioni al volante. Un lavoro meno visibile rispetto ai dati di accelerazione o autonomia, ma centrale per un marchio che ha costruito il proprio mito sulle emozioni di guida.

Ferrari luce divide

Paradossalmente, guardando i numeri puri, la Ferrari elettrica non domina la concorrenza: non è la più efficiente, non è la più veloce in ricarica e non ha i record assoluti di accelerazione. Ma Ferrari non avrebbe mai puntato solo sui dati tecnici. La sfida è trasformare un powertrain elettrico in qualcosa che trasmetta ancora carattere e coinvolgimento.

Ferrari simbolo della nuova filiera elettrica italiana?

L’aspetto forse più interessante emerso nell’intervista riguarda però l’industria italiana. Mastrandrea ricorda che il nostro Paese continua a sottovalutare il proprio peso nell’elettrificazione.

Dai motori elettrici sviluppati da aziende venete per supercar ibride, fino ai semiconduttori prodotti a Catania da STMicroelectronics, l’Italia possiede competenze importanti nella mobilità elettrica. E Ferrari potrebbe diventare un simbolo di questa trasformazione.

Una filiera automotive da ricostruire: ma l’Italia può farcela

Per l’ingegnere, restare fuori dall’elettrico sarebbe stato il rischio maggiore. I clienti di domani, sostiene, sceglieranno i marchi che oggi stanno costruendo la memoria emotiva dell’auto elettrica. E in quella partita Ferrari vuole esserci.

Non è detto che Luce diventi subito un successo commerciale. Ma per molti osservatori il vero valore del progetto potrebbe essere un altro: dimostrare che anche nell’era delle batterie, l’industria italiana può ancora provare a guidare il cambiamento invece di subirlo.

  • LEGGI anche: Digitale & batterie: se qualcosa va storto nei “software defined vehicle”… e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (6)
  1. Chissà se questa Ferrari farà dei tempi migliori rispetto a molte altre super car elettriche. Ricordiamoci che al ring una rimac da 2000 CV stava dietro a macchine che hanno meno CV. Sul dritto vanno benissimo, ma il peso purtroppo conta molto in pista.

  2. Luigi Mongardi

    Tutti stanno parlando della Ferrari Luce una macchina innovativa che ha riscritto l’elettrico. Quando una casa automobilistica vince 2 volte di fila la 24 Ore di Lemans con una macchina ibrida e il mondiale WEC davanti a Toyota Audi Cadillac Porche BMW Alpine Aston Martin e Peugeot acquisisce nell’opinione pubblica una credibilita’ straordinaria e se fa un auto Elettrica tale credibilita’ e’ un spot straordinario alla mobilita’ elettrica che non puo’ fare che bene. Molti ora penseranno che se lo fa la Ferrari vuol dire che funziona! Ed e’ molto positivio! Non c’era evento migliore di questo !

  3. chiariamo alcune cose:
    1 non è una supersportiva, come molti commenti lascerebbero intendere.
    2 potrebbe montare il v12 più raffinato mai prodotto e i giudizi sarebbero gli stessi.. anzi pure peggio.
    3 questa non è una linea “disruptive”: è solo una linea anonima (nel migliore dei casi).
    4 devo ancora leggere recensioni o vedere video dove si parla male di tutta la parte tecnica: interpellare un ingegnere che ci spieghi che E’ brutta ma con soluzioni estremamente all’avanguardia.. boh 🤷‍♂️ il prossimo sarà un gommista..
    5 con i suoi 5 per 2 mt si parla di berlina comoda: qualcuno dimentica che la citroen CX di 40 anni fa, con meno cm (e un motore termico) lo era di più..

  4. Ormai con lo stemma del Cavallino vivono di rendita finchè possono, poi quando il prestigio si perderà negli anni e la Ferrari avrà prodotto numeri non piu’ da collezionismo venderanno anche la Ferrari.
    Ma prima verrà spolpata per bene e i dividendi arricchiranno qualcuno….

  5. Concordo in pieno con l’ing. Mastandrea, e avevo commentato in modo del tutto simile sotto l’articolo “https://www.vaielettrico.it/montezemolo-contro-la-ferrari-elettrica-distruzione-di-un-mito/”.

  6. Ferrari 🐎 si è fatta un nome con i confronti in gara… piaccia o non piaccia questa “Luce” dovrebbe brillare in pista….
    Mi auguro che organizzino al più presto un confronto in qualche bella pista, tipo Mugello o Imola, con un mini-GP tra piloti (con auto della concorrenza paragonabili) e magari poi facciano fare il test di guida ai fortunati “potenziali clienti” che potrebbero trovarla comunque interessante ed utile da aggiungere al proprio garage, magari solo per girare in città o tra città, magari con famiglia e amici a bordo, senza rompere i timpani e magari accedere pure alle Zone limitate quando possibile…
    Ferrari “Luce” perfetta per gli aperitivi in centro…. o no?

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