Feralpi Group: il 56% dell’acciaio è solare, nuovo PPA con Enfinity Global

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Anche l’acciaio si può produrre con le rinnovabili. Succede al Feralpi Group, tra i maggiori produttori europei, che nel 2025 ha già raggiunto il 56% di acciaio sfornato con energia pulita. E ora punta a fare di più: in questi giorni è entrato in funzione il nuovo impianto fotovoltaico realizzato da Enfinity Global in provincia di Ferrara (nella foto in copertina). Si tratta di 26.572 pannelli bifacciali. L’avvio della produzione segna anche l’attivazione del contratto di acquisto di energia a lungo termine (Power Purchase Agreement – PPA) tra il gruppo siderurgico e l’operatore energetico. La via della decarbonizzazione dell’industria pesante.

Il sole per l’acciaio degli impianti del Nord Italia

L’impianto, già  pienamente operativo, vanta una capacità di 15,5 MW ed è costituito da 26.572 pannelli bifacciali dotati di tecnologia tracker per ottimizzare l’assorbimento solare.

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Il percorso verso la Net Zero

Grazie a questa scelta, la produzione annua dell’impianto, stimata in 23,3 GWh, si tradurrà in un beneficio ambientale pari a circa 6.291 tonnellate di anidride carbonica evitate ogni anno.

I pannelli bifacciali:

lato frontale → cattura la luce diretta del sole

lato posteriore → cattura la luce riflessa dal terreno, dall’erba, dal cemento o da superfici chiare

Risultato: fino al 10–20% di energia in più rispetto ai pannelli tradizionali.

Tecnologia tracker

I pannelli sono montati su strutture mobili:

ruotano durante il giorno seguendo la traiettoria del sole

mantengono sempre l’angolo ottimale di incidenza

aumentano la produzione energetica del 15–25% rispetto a un impianto fisso

Ridurre le emissioni CO2 del 50%

L’energia rinnovabile fornita da Enfinity alla strategia ESG del Gruppo siderurgico con i suoi obiettivi: ridurre le emissioni specifiche di CO2 scope 1, 2 e 3 (rientranti nel core boundary della linea guida di settore) del 50% entro il 2030, e abbattere le emissioni assolute di CO2 scope 3 di un ulteriore 25% sempre entro la stessa data.

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Ricordiamo  le tre categorie con cui si misurano le emissioni di CO₂ di un’azienda:

Scope 1 → emissioni dirette: ciò che l’azienda emette dai propri impianti (forni, processi siderurgici, mezzi aziendali).

Scope 2 → emissioni indirette da energia acquistata: elettricità, calore, vapore.

Scope 3 → tutte le altre emissioni della filiera: materie prime, trasporti, fornitori, uso e fine vita dei prodotti.

In sintesi Feralpi Group vuole dimezzare le emissioni per tonnellata di acciaio (scope 1, 2, 3 “core”) entro il 2030 e ridurre del 25% le emissioni totali della filiera (scope 3) entro la stessa data.

Rinnovabili per i settori energivori

Giovanni Pasini, consigliere delegato di Feralpi Group, conferma i primi risultati. «Abbiamo elettrificato i nostri processi industriali, ove possibile, per eliminare le fonti fossili e in questa evoluzione tecnologica l’utilizzo delle fonti rinnovabili è un driver fondamentale della transizione. Nel 2025 il nostro acciaio è già stato prodotto usando il 56% di energie rinnovabili, superando e anticipando l’obiettivo che ci eravamo dati al 2030».

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Questa la strategia del Gruppo:

l’elettrificazione dei processi, procedendo nell’implementazione di tecnologie volte a contenere le emissioni dirette sostituendo il metano con l’energia elettrica;
l’utilizzo di energia da fonte rinnovabile, attraverso l’autoproduzione e l’acquisto di Garanzie d’Origine per l’Energia Elettrica e per il biometano;
il recupero termico e azioni di efficientamento energetico;
l’approvvigionamento di materie prime derivanti da recupero e con una sempre minore impronta carbonica e un crescente ricorso al treno come vettore di trasporto delle merci.

Fake news: tutte le balle su fotovoltaico e ondate di calore

Alice Cajani, General Manager di Enfinity Energy Europe ha sottolineato come «questo progetto dimostra come i PPA possano accelerare la transizione energetica rendendo disponibile oggi la capacità rinnovabile di cui le imprese hanno bisogno per crescere e competere». L’operatore con 805 MW di capacità solare contrattualizzata tramite PPA è il leader del mercato italiano dei PPA fotovoltaici secondo Pexapark. Quest’ultima è la società di riferimento per l’analisi dei PPA in Europa.

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Visualizza commenti (13)
  1. Io i pannelli solari li metterei su tetti delle case, edifici pubblici, capannoni industriali e il terreno lo userei per coltivazioni a km 0 invece di far viaggiare i camion per trasportare frutta e verdura….

    1. buongiorno Franco, pare che l’idea migliore sia fare in contemporanea tutte queste cose:
      – frutta e verdura a km zero
      – campi fotovoltaici a terra
      – impianti sui tetti

      perchè i campi fotovoltaici a terra richiedono frazioni minime dei terreni, tanto da non andare in competizione con la coltivazione, e poter essere infilati su terreni non pregiati, anche banali pascoli

      la superfice italiana catalogata come agricola è 165.000 km2 (16,5 milioni di ettari), ma non tutta è coltivata o coltivabile con profitto; tra lw superfici non coltivate, ci sono 35.000 km2 di pascoli e prati perenni

      con 1000 km2 di pannelli (2000-3000 km2 di terreni) si ottengono 260 GW di potenza fotovoltaica da impianti a terra (ho considerato moduli già in commercio con efficenza media 26%, ma salirà ulteriormente), con una produzione annua di energia di circa 400 TW-h

      altri 130 GW di fotovoltaico sono installabili su una frazione dei tetti, con una produzione di circa 142 TW-h annui, se immaginiamo di usare 8% dei tetti delle abitazioni e 18% dei tetti dei capannoni italiani

      gli impianti sui tetti da soli hanno delle limitazioni:
      – la quantità installabile nei prossimi 2-20 anni è probabilmente limitata da costi e problematiche di accesso difficoltoso o necessità di ristrutturazione dei tetti, avendo case e capannoni abbastanza datati
      – hanno un costo per kw potenza installato circa 2 o 2,5 volte rispetto agli impianti a terra
      – hanno una bassa resa, circa 1104 ore annue rispetto a 1540 ore annue impianti a terra
      – un costo al kwh prodotto di circa 8-12 censt, contro 2-6 cents per gli impianti a terra; questo rende compentitivi gli impianti sui tetti per autoconsumo, ma meno per immettere e vendere energia in rete
      – non essendo montabili su supporti rotanti (tracker con inclusa posizione di sicurezza antigrandine a 55°), più suscettibilità a eventi di grandine estrema (ci sono anche i pannelli con vetri rinforzati per grandine estrema, ma bisogna vedere se il tetto è adatto al peso aumentato)

    2. Le colture corrispondono a vocazioni abbastanza precise. Gli agrumi al 90% al Sud, le fragole al Sud fino a maggio, poi in estate nel Trentino. I camion ci saranno sempre. E per rispondere ai bisogni di un impianto siderurgico devi coprire i tetti di una città…

  2. Per me questo è un successo da replicare anche nella zona del Prosecco dove abito. Togliere colture che non servono (il vino non è essenziale alla vita, anzi!), eliminare l’uso di inquinanti (pesticidi), zero consumo di acqua e produzione di energia rinnovabile!!
    P.S.: aiutate l’ambiente e la vostra salute: mangiate e bevete cibi biologici. Anche quest’anno hanno usato massivamente i fungicidi Folpet e Ditianon, che riportano in etichetta la frase di rischio “Sospettato di provocare il cancro”

    1. Se non ci fosse prosecco, Franciacorta, Amarone, Brunello lambrusco cosa verresti acqua? Anche no

    2. 😁 😅 cari consumatori di vino, Paolo sta scherzando
      (no, non sta scherzando 😀 ma tranquilli il vino continuerà ad essere prodotto anche se installiamo più fotovoltaico)

      1. Spero bene , c’è tanta gente che annega nell’acqua ma mi sentito di gente annegare nel vino. Io come farei che che sono all’ergico all’acqua ,potrei rischiare un shock anafilattico

    3. Prova a parlarne con chi lavora nel settore e poi dimmi cosa ti rispondono…..
      Tante cose non sono indispensabili nella vita, ma arrivano anche via aerea per le abitudini di “benessere” che tutti abbiamo…
      Comunque in foto non si vede un terreno disagiato non coltivabile, ma una distesa di pannelli al posto delle coltivazioni che vedi accanto…
      Ma tanto noi lasciamo marcire le arance siciliane perchè quelle spagnole cariche di veleni costano meno….

      1. dalla foto @Franco non possiamo sapere neppure se è un terreno di prossimità ad autostrade, impianti industriali o magari è stato pesantemente contaminato da sversamento di sostanze tossiche…

        Se non era utilizzato per agricoltura… intanto è stato reso produttivo…
        Se i supporti dei pannelli lo consentono…sotto si può fare pastorizia o anche coltivare ortaggi (es. fiori o insalate… patate…) .
        Dagli studi di vari paesi (Spagna… Cina… etc) sono stati recuperati ad uso agricolo terreni desertici proprio grazie all’ effetto protettivo dei pannelli contro eccessivo irraggiamento solare ed evaporazione…con il ritorno di flora fauna e microorganismi che hanno compiuto il naturale processo di ricreare fertilità Senza essere costretti ad usare prodotti chimici per terreni costantemente sfruttati a mono-coltute e Senza le dovute rotazioni di coltivazione.

    4. Ti voterei al posto del ministro Lollobrigida, o pagherei per vedervi discutere in un dibattito in TV

  3. sotto queste grandi estensioni di pannelli rotanti nulla vieta di mettere “a pascolo” greggi di pecore, che con la loro naturale attività mantengono l’erba rasata al giusto livello e concimano (con le deiezioni) i terreni…. così che a fine vita utile dell’impianto si potrà decidere se fare un rewamping (magari pure di estenzione inferiore data la maggior produttività dei futuri pannelli F.V. con le nuove tecnologie con perowskite ad es.) oppure riutilizzare i campi ad uso alimentare (visto che il riposo del terreno e la ripopolazione di piante+insetti+vermi etc aumenterà non di poco la resa agricola).

    Ben vengano i “forni elettrici” dell’acciaio in Italia, che se alimentati F.E.R. resteranno sufficientemente competitivi (anche se non in senso assoluto, almeno relativo… visto che è industria base e strategica per mantenere tante altre produzioni in vita in Italia/Europa e non possiamo assolutamente permetterci di dipendere dall’estero pure per questi fondamentali prodotti ! ).

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