Far-a-day: la batteria a rimorchio dà 300 km in più





Far-a-day, la batteria a rimorchio che ti dà 300 km ai autonomia in più. La proposta in arrivo dalla Francia sta già facendo parecchio discutere.

Far-a-day, idea nata in Francia contro le lunghe soste di ricarica

La possiamo definire l’alternativa europea al battery-swapping utilizzato soprattutto in Cina. Là la batteria scarica viene sostituita in viaggio da una carica. Qui invece si aggiunge un rimorchio-batteria da 60 kWh, in grado di aggiungere 300 km di percorrenza. L’ideale quindi per auto che hanno un range limitato e che possono, con questo aiutino, affrontare anche viaggi lunghi in autostrada senza soste troppo lunghe. L’idea si deve a una start-up francese, denominata appunto Far-a- Day per un doppio significato. Rifarsi a un nome mitico come Michael Faraday, con untermina che, tradotto dell’inglese, significa letteralmente Lontano in un giorno. Attacchi il carriolino e riparti in due minuti. Ma per farlo la tua auto dev’essere predisposta con un attacco per immettere l’energia in arrivo.

Far-a-dayUn aiutino studiato per i viaggi in autostrada e per l’usato, ma…

Far-a-day promette di avviare l’attività in Francia già nei prossimi mesi, con una stazione dedicata sulla Parigi-Bordeaux. Per poi arrivare per fine 2027  a 30 stazioni, tutte coperte da pannelli solari per auto-produrre una piccola parte dell’energia utilizzata. Gli interrogativi, comunque, non sono pochi. Il primo riguarda il peso del carrellino-batteria, circa 500 kg, che ovviamente pesa sui consumi. Poi c’è il prezzo, del noleggio anche se gli ideatori del Far-a-day sostengono che non si andrà lontani dal costo di una ricarica fast. E ancora: dove lasci il carrellino una volta termianto il viaggio? E infine c’è la praticità nella guida, soprattutto nel traffico urbano: non tutti sono allenati a guidare col rimorchio. Ma gli ideatori di Far-a-day sono convinti che tutto verrà superato. E che il loro prodotto ridarà smalto anche al mercato dell’usato. L’auto che hai comprato ha un’autonomia ridotta? Ti basta per la città. E se devi fare viaggi lunghi ti aiuta Far-a-day.

Far-a-day

 

Visualizza commenti (12)
  1. A me servirebbe trovare un’azienda che me lo possa installare sul mio rimorchietto. Chiaramente con l’implementazione dell’energia in entrata.
    Ora è trainato da una proace city verso con 50 kWh.
    In inverno ho solo un centinaio di km, contro i 150 estivi

    [url=https://postimg.cc/wy2nV2yc][img]https://i.postimg.cc/wy2nV2yc/00-carrello.jpg[/img][/url]

  2. a me dispiace tanto che Stellantis ha abortito il bel progetto di “Panda” con batteria removibile / adattabile alle esigenze; sicuramente difficile da implementare però poteva essere una forma di business stile NIO, con eventuali batterie aggiuntive a noleggio da prenotare nelle assistenze ufficiali (magari pure con forme di abbonamento)…
    Un sistema per non far spender troppo sulla vettura subito ma poter comunque adeguare l’autonomia alle mutate esigenze.

    Il carrellino appendice per altro lo trovo pericoloso in caso di incidenti e pure a rischio furti/manomissioni.

    1. Poteva si essere un gran bel progetto coraggioso che avrebbe aggredito un settore praticamente vergine come quello delle utilitarie, superando anche la necessità di un box per caricare. Magari con un’architettura modulare tipo quella del chocoseb di CATL. E invece Stellantis disinveste l’elettrico mettendo una bella ipoteca sul futuro suo e degli stabilimenti produttivi

    2. @damiano I : il carrello appendice non è un’idea nuova (vedi mio commento qui sotto) e fra l’altro ha avuto vita breve..

  3. Cioè…ho un budget limitato e compro una bev con autonomia limitata. Ma quanto costa il carrello con una batteria aggiuntiva? Come quella che è già montata sul pianale dell’auto?

  4. Alessandro D.

    Al netto di qualsiasi considerazione (già solo la cosa in sè è un’ammissione del fatto che se parliamo di autonomia qualche problemino reale o percepito c’è ancora) bisogna considerare una cosa che a noi sfugge.
    E cioè il rapporto di “vicinanza e normalità” che c’è tra i francesi e “la remorque”.

    Il rimorchio per un francese, specie “di provincia”, è una cosa normalissima, un amico fedele che ti segue ovunque ampliando la capacità di carico e l’efficienza delle singole tratte.

    In certi contesti, l’acquisto di un’automobile prevede per costruzione la presenza del gancio di traino, non può essere altrimenti, sarebbe come dire che manca una ruota.

    A questo concorrono delle leggi leggermente più permissive rispetto all’Italia. Niente di trascendentale, più lasche “il giusto”, ma sta di fatto che il c.d. “rimorchio leggero” permette un peso totale carico + rimorchio di 750 kg e viene considerato come da noi l’appendice. E quindi si può andare anche a 130 ove consentito.
    Per dire: il portamoto ci rientra di slancio, ma anche quello per due moto.
    E ti cambia la vacanza se la logistica è favorevole.
    Inoltre nessuno ti dice niente se prendi un portamoto da due posti, uno lo tieni per la moto e al posto della seconda moto carichi dei bagagli (magari in una cassa avvitata al telaio).
    Insomma, una pacchia. Tant’è che c’è un fiorentissimo mercato di rimorchi, ma tipo che per meno di 1000 euro si comprano già belli al Norauto.

    In Italia con un rimorchio del genere sei un camion e devi viaggiare a 80 all’ora.

    Tutto ciò spiega in parte l’interesse transalpino per la cosa, che ti permete di portarti dietro ulteriori 60 kwh senza per questo dover viaggiare come un rantego a costante rischio orchite.

    1. Questa non la sapevo, interessante. Purtroppo in Italia mi sembra che ci sia una costante tendenza repressiva di ogni libertà…

  5. Solo a me l’unico commento che mi viene in mente mi riporta a quello celeberrimo del povero Fantozzi sul film “La corazzata Potemkin”?

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