I falsi miti sull’auto elettrica sono duri a morire: passati ormai oltre 10 anni dal debutto della nuova tecnologia, imperversano ancora sui social e rimbalzano su media anche autorevoli. E perfino tra i lettori di un sito specializzato come il nostro. Fuoco Amico ne ha raccolti alcuni e li ha trasformati nelle tradizionali 5 domande secche che ha rivolto a Simone Tripepi, Head of Charging Point Operator Italy di Enel. Parliamo di produzione dell’energia, efficienza dei consumi, emissioni inquinanti delle auto elettriche, infrastrutture di ricarica e costo dell’energia alle colonnine.
Nelle colonnine Enel energia green al 100%
A chi ancora sostiene che le auto elettriche inquinano più delle termiche perchè l’elettricità si produce con gas e carbone, Tripepi ricorda che Enel genera l’80% della sua elettricità da fonti rinnovabili. E addirittura eroga dalle sue colonnine di ricarica solo quella certificata come “pulita” al 100%. Nonostante le emissioni iniziali più alte a causa della produzione delle batterie, le BEV sono già oggi una scelta migliore, con riduzioni fino all’80% entro il 2050, rispetto ai motori tradizionali che hanno emissioni nell’uso elevate e costanti durante tutto il ciclo di vita. Lo certificano report dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) e della Commissione europea. E’ più efficiente perché «il motore elettrico riesce a convertire in movimento tra il 70% e il 90% dell’energia che consuma, contro il 25%-35% della miglior termica».
In futuro anche le BEV immatricolate oggi saranno sempre più green. «Le emissioni del sistema elettrico continueranno a calare con l’installazione di nuova capacità da fonti rinnovabili – spiega il dirigente Enel -. La filiera produttiva dei carburanti fossili, invece, resterà la stessa con emissioni stabili». La mobilità elettrica, ricorda inoltre Tripepi, «migliora drasticamente la qualità dell’aria localmente perchè non produce gas dannosi per la salute come particolati, CO2, e NOX».
Se tutte le auto fossero elettriche? Solo il 5% dei consumi italiani
Venendo all’aumento della domanda elettrica italiana quando avremo un parco auto totalmente elettrico, Tripepi fa notare che il problema va visto in una prospettiva temporale molto lunga: «Oggi abbiamo in Italia circa 350 mila auto elettriche, pari a meno dell’1% del circolante. Secondo le analisi di Terna nel valutare lo scenario al 2050 per elettrificare l’intero parco veicoli occorreranno circa 38 Terawattora/anno aggiuntivi che corrispondono al 5% dell’attuale fabbisogno elettrico nazionale stimato per quella data; non mi pare una percentuale molto significativa».
Soprattutto , abbiamo 25 anni di tempo per aumentare la produzione da fonti rinnovabili, ragiona Tripepi, per ottimizzare i consumi, introdurre ricariche intelligenti (smart charging) che evitino di concentrare la richiesta di potenza nei picchi di domanda. E per abilitare la reta a «sostenere carichi ben superiori a quelli che stiamo considerando».
Con le tariffe notturne di Enel viaggiare in auto elettrica costa il 30% in meno
Enel sta già facendo la sua parte. Dall’estate ha introdotto sulla sua rete di ricarica tariffe flessibili che scontano di circa il 25% il prezzo dell’energia nelle ore notturne (dalle 20 alle 6.59) e offre, inoltre, la possibilità di lasciare l’auto connessa alle colonnine a bassa potenza in AC anche a fine carica, senza penalità, dalle 23 alle 7, da gennaio 2026 estesa alle 8.00. «E’ un’opportunità rivolta a chi non ha la possibilità di caricare a casa» spiega Tripepi. E aggiunge che, facendo un paragone anche con la benzina, in termini di costo “equivalente al litro”, la ricarica notturna risulta più economica di circa il 30% rispetto a chi utilizza un’auto termica, come appurato dal Politecnico di Milano.
Ma la rete pubblica attuale è in grado di soddisfare le esigenze degli e-drivers? Tripepi cita alcuni dati significativi:
-oltre 70.000 punti di ricarica al 30 settembre 2025 che saliranno a 115.000 secondo lo scenario al 2030 (fonte Motus-e);
-almeno1,2 punti di ricarica per km2 nelle metropoli più popolose italiane;
-almeno 8 punti di ricarica per km2 in città come Napoli, Milano e Torino.
Altri 5.000 punti di ricarica in arrivo con i fondi del Pnrr. E il 38% delle famiglie potrebbe ricaricare a domicilio
Da parte sua Enel gestisce oltre 24.500 punti di ricarica e supererà i 25.000 all’inizio del prossimo anno. Sono distribuiti per il 33% al Sud e Isole, il 27% al Centro e il 40% al Nord. E nelle aree svantaggiate, dove è minore il circolante elettrico, Enel è di gran lunga l’operatore più presente con circa il 50% del totale installato.
Con i fondi del Pnrr arriverà ad installare 5.000 nuovi punti di ricarica distribuiti in modo capillare sui principali collegamenti stradali italiani, e tutti con potenza da 90 kW in su. «Abbiamo fatto un grandissimo sforzo per infrastrutturare tutto il nostro territorio fin da quando le auto elettriche erano poche migliaia, sopportando il peso di un investimento molto consistente. Ma l’Italia è un Paese variegato, con esigenze e stili di mobilità molto diversi da zona a zona. Non è possibile immaginare una sola modalità di ricarica, ma serve un mix di modalità diverse e integrate fra loro».
La statistica, per esempio, dice che circa il 40% delle famiglie italiane ha a disposizione lo spazio privato per installare una wallbox per la ricarica domestica. «Quindi i margini per la crescita sono molto ampi e noi di Enel siamo in grado di soddisfare anche questa modalità».
Tuttavia «assistiamo a un paradosso tutto italiano» commenta Tripepi. Infatti «sappiamo che sono già state installate 540.000 wallbox nei posti auto privati, a fronte di appena 350.000 auto elettriche circolanti». Insomma, quasi metà dei caricatori sono stati installati da chi non possiede ancora un’auto elettrica. Una scommessa sul futuro, verrebbe da dire.

Le colonnine non sono un contatore: non vendono solo elettricità ma anche un servizio
Di sicuro una scommessa sul futuro l’hanno fatta Enel e gran parte degli operatori della ricarica con investimenti elevati e costi operativi continui fra concessioni sugli spazi occupati, hardware, opere civili e collegamenti elettrici per offrire il servizio di ricarica ai cittadini.
E’ questo uno dei motivi per i quali, come lamentano in molti, lo stesso kWh costa alle colonnine “tre volte di più che a casa”. «Ma le colonnine non sono solo un contatore– dice -; non vendono solo l’elettricità: vendono un servizio». Ciò significa dover caricare sulla tariffa finale, oltre al costo puro dell’energia, una quota di ammortamento degli investimenti, una quota a copertura dei costi di gestione e una quota di oneri generali che crescono anche sulla base della potenza impegnata.
Ma le tariffe si possono ancora ridurre se…
«Se consideriamo quello che piace di più dal punto di vista esperenziale quindi la ricarica veloce in media tensione, dobbiamo aggiungere anche un elemento: gli oneri per la potenza impegnata in media tensione sono equiparati a quelli di una qualsiasi industria manifatturiera. Con la differenza che noi la utilizziamo per brevissimi periodi, mentre l’industria la utilizza costantemente per tutto il ciclo produttivo quotidiano». Di qui la richiesta che «il regolatore accompagni una evoluzione tariffaria, anche temporanea, che tenga conto dell’utilizzo effettivo della potenza».Temporanea, precisa, perchè l’aumento delle auto elettriche in circolazione farà crescere automaticamente il tasso di utilizzo dell’infrastruttura di ricarica.
Già oggi, grazie alla differenziazione delle tariffe per tecnologia e fascia oraria, è possibile ottenere un risparmio concreto incentivando lo spostamento delle abitudini di ricarica degli utenti verso la fascia notturna.
LEGGI anche “Che cosa ci insegna l’incentivo 2025? L’auto elettrica riparte dal basso: è la svolta che aspettavamo” e guarda il VIDEO


Scusate due domande / dubbi:
All’inizio questo signore dichiara che Enel genera l’80% della sua elettricità da fonti rinnovabili. Ma in generale oltre il 50% (in questi giorni è il 70%) dell’energia trasportata sulla rete Terna è di origine termica. E poiché Enel è il maggiore operatore nazionale delle centrali a gas e gestisce numerose centrali a ciclo combinato e turbogas, questo 70% chi lo produce? Mio nonno?
Il secondo, se Enel crede veramente alla mobilità elettrica, perché di punti di ricarica ne ha fatti solo 24.000 in 7 anni (di cui quasi 5.000 pagati da “pantalone”) e ne ha previsti (forse) solo altri 25.000 nei prossimi 5 anni?
una spiegazione forse c’è: leggo che le centrali termoelettriche (metano, oli-gasoli, carbone) in italia sono distribuite non solo in mano ad Enel, ma tra più aziende, le cui principali sono:
– Enel
– Edison (nome italiano della francese EDF)
– Gruppo EPH (EP Produzione)
– Ansaldo Energia
se Enel ha 75% rinnovabili (dato del 2024) e il 25% fossile, quest’ultimo è però solo una frazione del parco centrali termiche italiane
PS: ci sarebbe anche la questione concessioni e tariffe energia per le centrali idroelettriche, che stanno incassando molto, se il loro kwh viene pagato all’alto prezzo orario stabilito in borsa energia dal metano, invece che tramite una tariffa dedicata come si fa con altre rinnovabili:
– Enel
– A2A
– Edison
– BKW
– vari consorzi
Complimenti per l’ottimo articolo, utile per fare chiarezza su alcuni aspetti chiave della mobilità elettrica.
Se possibile, chiederei alla redazione di contattare il Signor Tripepi per una precisazione sul calcolo dell’energia elettrica necessaria ad alimentare il parco di veicoli elettrici previsto per il 2050. In particolare, sarebbe interessante sapere se la stima tenga conto anche del risparmio di energia elettrica legato alla progressiva riduzione delle attività di raffinazione e dei sistemi di trasporto e distribuzione dei carburanti fossili, che comportano consumi elettrici tutt’altro che trascurabili.
penso che si, ma fai bene a rimarcarlo, elettrificando si risparmia energia e inquinamento anche lungo la filiera dei carburanti, ancora prima di arrivare ai serbatoi delle vetture
a memoria:
in italia i trasporti su gomma (tolta aviazione internazionale, nazionale, e navi) assorbono circa 360 Tera-Watt-ora termici equivalenti annui LORDI di petrolio non raffinato e un poco di GNL e biodiesel
per arrivare al netto, cioè i carburanti nei serbatoi di veicoli, la raffinazione consuma una parte del petrolio, e inoltre attinge e consuma elettricità dalla rete elettrica; e altre perdite per trasportare le benzina ai distributori; tutta la filiera dal pozzo di estrazione al serbatoio per l’europa ha circa 25% di dispersione di energia totale
in questo caso non contiamo la fase di estrazione e trasporto via nave; diciamo che a spanne (?) nei serbatoi dei veicoli arrivino circa 320 TWh termici effettivi, cioè già ci saremmo “fumati” 40 TWh (un conto più affidabile si potrebbe fare conteggiando i litri di carburante effettivamente venduti alle pompe dei disributori), e altri 15 TWh siano in elettricità consumata dalle raffinerie prelevata dalla rete Terna
320 utilizzati con un efficenza effettiva media su strada del 23%,
significa che alle route e ai climatizzatori dei veicoli arrivano 73 TWh di energia finale effettiva
se i veicoli fossero tutti elettrici, con efficenza media 88%,
servirebbero 83 TWh caricati sulle batterie dei veicoli BEV
contando le dispersioni della rete e di ricarica batteria (20%) ,
servirebbe una produzione lorda di elettricità di 99 TWh annui,
ma se è vero che stiamo stiamo risparmiando anche 15 TWh di elettricità non avendo i consumi elettrici delle raffinerie, allora servono in totale
84 TWh elettrici di produzione lorda nazionale,
per alimentare auto, furgoni, bus e camion di OGGI
ma se ricordo, nei decenni futuri è previsto in italia un CALO dell’utilizzo (attualmente eccessivo) di trasporto via camion e di uso delle autovetture (e/o della loro taglia se sono usate in città)
contando un calo di percorrenza/consumi totale di circa 30%, la stima scende a 59 TWh di produzione lorda annuale; scorporando solo le autovetture (no camion, bus, furgoni) penso che arriviamo ai 38 TWh citati nell’intervista
Bisogna però considerare che nel 2024 in Italia sono stati prodotti circa 264 terawattora di energia elettrica. Se, per ipotesi tutto il parco circolante fosse oggi costituito da BEV avremmo che il 15% di detta produzione sarebbe assorbito dalle auto. L’ipotesi sopra esposta (assorbimento da parte del parco circolante del 5% dell’energia prodotta) sta in piedi solo se riusciamo ad aumentare la produzione di energia nel 2050 fino a raggiungere livelli enormemente superiori a quelli attuali. Ma come?
I consumi elettrici italiani sono in costante aumento, l’elettrificazione non è solo delle auto ma in generale di tutti i consumi.
A questo devi aggiungere il costante aumento della richiesta di energia per il raffrescamento estivo.
Come fare per coprirli? La risposta sono le rinnovabili, nel 2025 probabilmente arriveremo a 8GW di potenza installata ma stiamo andando con il freno a mano tirato grazie a questo governo ostile a tutto quello che sono le tecnologie della transizione energetica. Si potrebbe tranquillamente arrivare a 10-12 con un governo più favorevole.
chissà, anche 15-18 GW, senza la raffica dei decreti sabotanti recenti,
già solo di agrivoltaico a pannelli bassi, quello adatto a pascoli, prati perenni o terreni non utilizzati, stavano arrivando molte richieste di autorizzazione, così il settore agricolo si sarebbe sovvenzionato da solo, e noi avremmo già ora un costo energia sceso
Fra il 1950 ed il 2008 la produzione di energia elettrica in Italia è cresciuta in media del 5% ogni anno. Detto che 38 TWh per un parco auto completamente elettrico mi pare ottimistico, non mi pare un’impresa titanica dal momento che è già stato fatto in passato.
– 290 GW fotovoltaico a terra ( ombreggiando il 3 x 1000 del territorio)
– 112 GW fotovoltaico su tetti capannoni, case, parcheggi
– 36 GW eolico su terra (rewamping siti attuali e +60% nuovi siti)
– 33 GW eolico in mare
– idroelettrico come adesso ( 45 TW-h energia annua)
– geotermico e bioenergie un poco aumentate
– accumuli giornalieri ( 400-500 GW-h tra batterie e pompaggi idroelettrici)
– accumuli stagionali ( 15 TWh tra elettrometano e biometano)
siamo a 850 TWh elettrici annui (sono stato largo)
e altri 250 TWh termici arrivano forniti dalle pompe di calore (abitazioni e industrie) e da combustione biomasse legnose (circa tanto quanto ora, si usa in collina, montagna, campagna); infine c’è il Jolly del biometano
se non ho cannato giocando con le simulazioni, ci alimenti con ampio margine di abbondanza circa 550 TWh di consumi netti di rete elettrica (compresi 30 TWh per i datacenter), più i consumi lordi dovuti degli accumuli di energia giornalieri e stagionali, più la filiera del power-to-x per creare elettro-carburanti verdi per industria hard to abate, navi e aerei
altre simulazioni per l’Italia:
alzano un poco la quota di eolico su terra, risulta un mix più bilanciato e possono tagliare molto la quota di fotovoltaico e di accumuli giornalieri,
ma io per prudenza presento sempre invece la simulazione con poco eolico su terra, e più fotovoltaico e più accumuli giornalieri, visto come siamo fissati contro l’eolico su terra; questo alza leggermente il costo finale complessivo, ma rimane comunque eccezzionalmente basso:
– circa 6 cents al kwh mix con poco eolico su terra
– circa 5,2 cents al kwh con più eolico su terra
– per confronto oggi siamo a 11 cents al KWh (prezzo all’ingrosso PUN)
errore di stumpa: in questo configurazione il mix è da 750 (non 850) TWh elettrici lordi e 250 termici
a 850 TWh elettrici lordi (per sostenere circa 630 TWh di consumi netti elettrici di rete) si arriva considerando un futuro rewamping dei pannelli fotovoltaici, con pannelli a maggiore resa, anche senza aumentare i siti delle installazioni