Fake news: Il paese più caldo d’Italia? Colpa dei pannelli

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No Watt in azione. Mentre in tutta Europa si fatica a respirare e si muore per l’ondata di caldo, in Sardegna c’è un paese — poi superato da altri nel giro di poche ore — che entra nella top ten nazionale delle temperature estreme. È Orani, provincia di Nuoro, interno dell’isola. Corriere della Sera e Repubblica mandano gli inviati: la scena è quella consueta, strade vuote, gente chiusa in casa o comunque al lavoro, il sindaco che porta un condizionatore alla casa di riposo. Cronaca di un’estate fuori scala. Eppure nell’isola si è consolidato uno zoccolo duro refrattario ai fatti. E così parte la macchina delle fake news: le ondate di calore sarebbero causate dagli impianti fotovoltaici. Gli incendi? Probabilmente colpa degli speculatori dell’eolico. Si ignorano dati, fisica e realtà, ma che trova terreno fertile in chi cerca un colpevole semplice da additare.

Il complottismo spicciolo che ha le gambe corte

Antonangelo Liori è stato, molti anni fa, direttore dell’Unione Sarda. Da tempo scrive su Facebook, con un seguito consistente. È lui ad aver rilanciato — ma con numerosa compagnia — la presunta correlazione tra pannelli fotovoltaici, sistemi di accumulo BESS e caldo estremo. Ma ciò che colpisce davvero non è il post: sono le centinaia di follower che gli danno ragione, senza esitazioni.

Il complottismo cresce in una Regione dove nessuno si è opposto alla proroga delle centrali a carbone fino al 2038 e nessuno protesta contro il metanodotto. In questi giorni gli espropri dei terreni procedono senza clamore, e si brinda — non i complottisti, ma la giunta regionale del Campo Largo — all’arrivo del metano. Uno dei gas serra più potenti, responsabile in modo significativo del cambiamento climatico. Proprio quel cambiamento che i climatologi indicano come una delle cause più documentate delle ondate di calore.

Il cortocircuito è evidente: si attacca il fotovoltaico perché “scalda”, si teme l’eolico perché “incendia”, mentre si accoglie con entusiasmo un’infrastruttura che porta nell’isola un combustibile fossile ad alto impatto climatico.

Sardegna  No Watt
Antonangelo Liori

Ma vediamo il post, uno dei tanti, dove si legge: «Orani, il paese più caldo. E che volete che siano 46 gradi a Orani? Credete che Ottana sia più fresca? Avete visto i pannelli fotovoltaici e l’accumulatore della zona industriale che proprio fra Ottana e Orani si trovano? Avete idea di quanto calore attraggono, accumulano e trasmettono? Il fenomeno per cui un grande impianto solare surriscalda l’ambiente circostante è noto nella letteratura scientifica come Isola di Calore Fotovoltaica (Photovoltaic Heat Island, PVHI)».

Pannelli e accumulo: 100mln a famiglie sarde (Isee sotto15mila€)

Una costruzione che sembra tecnica, che cita persino la letteratura scientifica, ma che ignora completamente il contesto reale: impianti distanti, superfici limitate, nessuna evidenza di correlazioni con le temperature record dell’interno sardo. Per fortuna non mancano i commenti che riportano alla realtà, come quello — ironico ma efficace — di un lettore: «Anche a Torino si sono raggiunti i 44 gradi. Sicuramente colpa dei pannelli di Ottana».

Sardegna: a fuoco migliaia di pannelli. E siamo a tre attentati

Liori non rinuncia alle citazioni scientifiche. Scrive: «In fisica ambientale, il raffreddamento di un territorio rurale è in gran parte garantito dall’evapotraspirazione. Le piante assorbono acqua dal sottosuolo e la rilasciano nell’atmosfera sotto forma di vapore attraverso le foglie. Questo processo biologico richiede energia termica che viene sottratta all’ambiente, agendo come un gigantesco condizionatore d’aria naturale. Quando un campo agricolo viene coperto da una distesa di silicio, metallo e cemento, la vegetazione scompare o viene fortemente ridotta. Questo meccanismo di raffreddamento naturale si azzera, eliminando l’unico freno fisico all’innalzamento delle temperature del suolo».

Sardegna  No Watt

Un ragionamento che sembra tecnico, che usa concetti reali ma li applica a contesti che nulla hanno a che vedere con le temperature record dell’interno sardo. E avanti ancora, fino alla conclusione decisamente No Watt: «Sotto l’azione diretta del sole, i pannelli fotovoltaici raggiungono facilmente temperature comprese tra i 50°C e i 70°C. A questo punto, l’impianto si comporta esattamente come un termosifone domestico a cielo aperto. Sì, lo stress climatico c’è a Orani. Ma è stato creato in parte dagli eroi della transizione green».

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Una narrazione che ribalta la realtà: mentre il mondo scientifico documenta da anni il ruolo dei cambiamenti climatici nell’intensificare le ondate di calore, qui si attribuisce ai pannelli il potere di trasformare un territorio in un forno. E il paradosso continua a reggersi, nonostante tutto.

 

Temperature estreme anche nei paesi senza impianti fotovoltaici

Per rispondere a Liori e ai suoi estimatori non serve scomodare un climatologo o un esperto di energia rinnovabile. Basta scorrere le temperature rilevate in altri paesi sardi colpiti dalla stessa ondata di calore. Paesi dove non esistono — né nelle vicinanze né a distanza utile — grandi impianti fotovoltaici, parchi eolici o sistemi di accumulo. Lo sono anche Dorgali e Oliena, dove siamo sicurissimi che non esistono impianti da rinnovabili rilevanti.

Qui sotto l’elenco dei comuni sardi più bollenti:

Muravera — 47,3 °C

Uta — 47 °C

San Vito — 47 °C

Osini (C.ra Masonedili) — 46,0 °C

Orani — 45,8 °C

Siliqua — 45,4 °C

Decimomannu — 45,2 °C

Dorgali Filitta — 45,0 °C

Oliena — 45,0 °C

Cagliari (Pirri) — 44,9 °C

Domus de Maria — 44,1 °C

Dorgali — 44,0 °C

Gli impianti fotovoltaici coprono il terreno? Oggi il fotovoltaico a terra, salvo rare eccezioni, non è nemmeno consentito nel nostro Paese. L’agrivoltaico — l’unica forma ammessa su larga scala — vive in simbiosi con la coltivazione, requisito obbligatorio, e spesso migliora persino la resa agricola proteggendo le piante dal troppo caldo e dal troppo freddo. Il problema della desertificazione in Sardegna, infatti, è molto precedente all’installazione del fotovoltaico e ha radici ben diverse: una delle cause principali è la prevalenza dell’allevamento estensivo.

Sardegna  No Watt
Pannelli incendiati in Sardegna in un attentato contro le rinnovabili

Lo scrive chiaramente la stessa Regione Sardegna: «Il sovrapascolamento, l’erosione, gli incendi e l’utilizzo di aree non adatte all’agropastorizia di tipo intensivo hanno portato alla desertificazione di oltre il 50% della superficie totale delle aree a pascolo in Sardegna». Una fotografia netta, supportata dagli studi citati nella pagina della Regione Sardegna che non lascia spazio a interpretazioni fantasiose.

E dietro gli incendi? L’eolico e le crociate dell’ex presidente Mauro Pili

Sardegna  No Watt
Mauro Pili

Sempre Liori si lancia: «L’eolico dietro gli incendi?». La solita solfa, ne avevamo scritto anche l’anno scorso. Ma cosa dice davvero il Corpo forestale e di vigilanza ambientale? Il rapporto consuntivo 2025 sulle cause e sugli autori degli incendi boschivi in Sardegna, diffuso nei giorni scorsi, è chiarissimo: «Le indagini documentano incendi appiccati per conflitti tra privati, controversie legate al pascolo, piromania, intimidazioni, ritorsioni e altri interessi illeciti. Le analisi storiche evidenziano come, pur registrandosi nel tempo una graduale riduzione degli incendi di origine dolosa, questi continuino a rappresentare la componente prevalente delle cause accertate».

Gli investigatori parlano chiaro. Non si possono escludere delinquenti nel settore delle rinnovabili — come in qualunque altro settore — ma la giurisprudenza rende l’ipotesi del fuoco per fare spazio alle pale improbabile: per 15 anni è vietata la realizzazione di nuovi impianti nelle zone colpite dagli incendi, fatta eccezione per quelli già autorizzati. In altre parole, bruciare un terreno non apre alcuna corsia preferenziale: la chiude.

Per di più proprio ad Ottana, il paese citato come “accendi forno”, un incendio ha raggiunto la zona industriale interessando anche un parco fotovoltaico privato.  Qui si fa sentire Mauro Pili, ex presidente di Regione in quota centro destra e autore di una delle più grandi bufale della storia delle rinnovabili: “il 56% dell’energia del Tyrrhenian link si perde in mare“. Si sono messi a ridere anche i delfini mentre è dovuto intervenire il mite Emilio Ghiani, docente di sistemi elettrici all’Università di Cagliari, vista la immensità della panzana scritta da Pili.

Pili scrive anche: «L’inferno di Ottana, in fiamme migliaia di pannelli fotovoltaici. Distese infinite di silicio a fuoco». Tutto vero, ma tra i commenti si annida pure la citazione di Chernobyl. I fumi tossici, nessuno lo nega, vengono paragonati all’esplosione di una centrale nucleare che ha contaminato tutta l’Europa.

 

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Visualizza commenti (9)
  1. l’effetto sul microclima è piccolo.. e la trapirazione dal terreno (ammesso che i terreni abbiano ancora acqua disponibile) non viene bloccata, perché sotto ai pannelli c’è ancora il prato, non il cemento

    ma se vogliamo cavillare, con i pannelli fotovoltaici recenti ad alto rendimento si osserva un piccolo effetto opposto a quello ipotizzato da questi “patacca”, con dati certificati dai satelliti, cioè:

    “cool island effect” – effetto isola raffreddante

    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1470160X26001627

  2. Su X mi sono imbattuto in questo account che è un propalatore seriale di bufale climatiche, condite di stile scientifico e di citazioni dotte.
    Purtroppo ha un seguito di migliaia di account. Per fortuna in calo ultimamente.
    Il negazionista può trarre parecchio materiale da spargere in giro.
    https://x.com/climacritic

  3. Vannacci ha fatto una proposta di alleanza con la Meloni su un programma basato su abbandono del Green Deal e nucleare. Il campo largo in campo nazionale fa opposizione proponendo il modello delle rinnovabili in Spagna, però poi le giunte di sinistra in Sardegna, Toscana e Umbria fanno di tutto per ostacolare la costruzione di nuovi impianti rinnovabili. Insomma una alleanza bipartisan contro le rinnovabili. Povera Italia!

    1. salve, va capito che le giunte regionali (di ogni colore) stanno applicando la normativa sabotante recentemente modificata e imposta in questi anni dal governo, i problemi discendono dalla normativa nazionale del governo Meloni, che intanto i tribunali TAR stanno faticosamente cercando di far correggere

      e personalmente vedo enormi differenze tra destra e sinistra sul tema, per me da considerare in sede di voto

      — PD e AVS
      sono apertamente favorevoli alle rinnovabili, anche gli impianti di grandi dimensioni che sono una parte importante della transizione energetica e del calo dei prezzi energia che porterebbero; vorrebbero fare le modifiche di legge necessarie per rendere meno sabotante l’iter di autorizzazione e più accettati e voluti dai Comuni gli impianti sul territorio, e come modifiche normative basterebbe davvero poco

      — M5S
      spesso non è favorevole o è ambiguo sui grandi impianti rinnovabili, proponendo la favola dei soli piccoli impianti, ma non è favorevole neppure al nuculare

      — FDI, FI, Lega, e i partitini centristi 0-virgola,
      sono terrapiattisticamente contrari alle rinnovabili di grande taglia (quelle che non richiedono sussidi), che hanno ostacolato in ogni modo in questa legislatura, e pro truffa nuculare, in pratica rallentando le rinnovabili fanno gli interessi di ENI gas e petroli; ..notare che invece distribuiscono comunque sussidi pubblici esagerati per piccoli impianti sui tetti a categorie di loro potenziali elettori (agricoltori, aziende, privati)

      — a livello Regionale
      ci sono regioni in cui va meglio e altre in cui va peggio di ogni colore politico; va spiegato anche che in Sardegna la campagna di disinformazione è fatta da anni e tuttora dal gruppo della precedente giunta di destra, che ha in mano il giornale e la tv locale, e con questo tema vuole spodestare la giunta attuale, per rimettere in sella un immobiliarista amico della speculazione cementizia e della metanizzazione dell’isola.. in Sardegna il problema parte dalla disinformazione mediatica

      ma il punto è che le Giunte Regionali sono state messe in difficoltà dal dover applicare le nuove leggi nazionali, gli hanno scaricato il “lavoro sporco”

      le leggi nazionali fatte dal governo attuale di destra, apertamente sabotanti il settore, hanno impedito che anche in Italia avessimo un boom di installazione a partire dal 2022 in poi, come invece avviene in altri paesi

      – DL agricoltura
      – Decreto areee idonee
      – Testo unico Fer e gli infiniti decreti correttivi successivi

      al momento installiamo 6 GW all’anno di rinnovabili e 3 GWh di accumuli, ma il ritmo naturale sarebbe di 20 GW e 10-20 GWh

      Germania installa circa 23 GW all’anno di rinnovabili e il prossimo anno aumenteranno ancora

      1. Germania intalla all’anno:
        23 GW rinnovabili e 12 GWh di accumuli
        ritmi attuali, in ulteriore crescita

  4. Semplicemente incredibile.
    Qualcuno segua i soldi dei due personaggi citati per capire cosa ci guadagnano dalla loro sporca guerra contro le rinnovabili e a favore di carbone e idrocarburi: questa intuizione del giudice Falcone non ha mai sbagliato un colpo…

  5. Edwin Abbott

    La campagna per somministrare il test invalsi al 100% della popolazione residente in Sardegna perché è stata annullata?

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