Fake news: tutte le balle su fotovoltaico e ondate di calore

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Le ondate di calore sono diventate l’ultimo terreno di scontro per i negazionisti del cambiamento climatico e per i No Watt. Tra i più seguiti non ci sono persone prive di strumenti culturali, ma professionisti con più lauree ed ex direttori di importanti testate. Figure che, nonostante la loro formazione, diffondono informazioni fuorvianti con l’obiettivo di rallentare, ostacolare o bloccare progetti energetici. Spesso dichiarano di essere favorevoli ai pannelli sui tetti, così da non apparire completamente fuori dal mondo, ma quando si parla di impianti industriali non esitano a gettare discredito. A fare chiarezza è intervenuto il Cnr, smontando punto per punto le narrazioni che circolano online. Con un post sui social, Stefano Rampino e Francesco Pattini, ricercatori Cnr–Imen, hanno confutato questa ricostruzione e riportato i dati scientifici al centro della discussione.

La bugia della terra completamente coperta dai pannelli

Abbiamo ripreso alcuni passaggi del post dei ricercatori. Chi non si è imbattuto nei consueti gridi d’allarme secondo cui «i campi vengono coperti da silicio, metallo e cemento»? È un salto logico privo di fondamento: «Un tipico impianto fotovoltaico a terra non cementifica né impermeabilizza il suolo. I moduli sono sollevati su pali infissi direttamente nel terreno; lo spazio sotto e tra le file resta naturale e permeabile». C’è vita sotto i pannelli e, in alcuni casi, terreni quasi desertici stanno tornando a vegetare proprio grazie all’ombra creata dalle strutture.

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Un altro concetto ricorrente riguarda l’idea che i pannelli azzerino l’evapotraspirazione, cioè il raffreddamento garantito dalle piante. In realtà, spiegano i ricercatori, «la scomparsa del verde in un parco solare non è la norma. In molti impianti ben progettati l’inerbimento spontaneo viene mantenuto tra e sotto le file di pannelli, spesso senza pesticidi né arature per decenni: il raffreddamento naturale continua così a funzionare».

La moria inventata delle api

Incredibilmente, si sente e si legge spesso di presunti disastri alla fauna causati dagli impianti fotovoltaici. In realtà, possono generarsi effetti esattamente opposti. Come ricordano i ricercatori, «l’ombra proiettata dai pannelli riduce la temperatura del suolo fino a 7 °C rispetto al sole diretto, limitando l’evaporazione dell’acqua. Questo crea un microclima fresco e umido che in estate protegge la vegetazione dalla siccità e può trasformare l’impianto in un rifugio per insetti impollinatori e fauna locale».

Altra balla su foto e agrivoltaico: fa male agli animali. Non è vero

Nel caso dell’agrivoltaico, poi, «sotto i pannelli si coltivano vere colture agricole (e restano quindi necessarie le normali pratiche colturali): lo stesso beneficio microclimatico si traduce in una maggiore resistenza delle colture allo stress idrico».

Aumentano le temperature? Si citano gli studi fuori contesto:

Stefano Rampino e Francesco Pattini spiegano un fenomeno spesso citato impropriamente in questi giorni di caldo anomalo. «Il Photovoltaic Heat Island (PVHI) esiste. Lo studio più citato dai detrattori (Barron-Gafford, 2016) ha effettivamente misurato temperature notturne di 3-4°C superiori sopra i pannelli. Il dettaglio fondamentale che viene omesso? Lo studio era condotto 𝙣𝒆𝙡 𝙙𝒆𝙨𝒆𝙧𝒕𝙤 𝙙𝒆𝙡𝒍’𝑨𝙧𝒊𝙯𝒐𝙣𝒂, confrontando i moduli con la sabbia nuda — il tipo di terreno dove l’effetto è più marcato in assoluto».

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Ma nei climi temperati «il quadro cambia radicalmente, e non solo per intensità: cambia proprio la direzione dell’effetto. Uno studio di 12 mesi in un parco solare su prateria del Regno Unito ha misurato un raffreddamento estivo sotto i pannelli fino a 5,2°C rispetto alle aree di controllo. Un’analisi satellitare globale su 116 impianti, pubblicata nel 2024, conferma la stessa tendenza: raffreddamento medio di quasi mezzo grado di giorno, con l’effetto più debole in assoluto proprio sui terreni agricoli seminativi — il tipo di suolo più simile al contesto padano. Su tutti i casi studiati, solo il 19% ha mostrato riscaldamento invece di raffreddamento».

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Un parco solare con pannelli verticali

Questa la conclusione: «Quindi il confronto onesto non è “deserto arido vs pianura padana”, ma piuttosto: il deserto è il caso peggiore misurato in letteratura, non la norma. Nel contesto agricolo europeo, gli stessi identici pannelli tendono a raffreddare il terreno sottostante, non a scaldarlo — l’esatto opposto di quanto sostenuto dai post allarmistici. E in entrambi i casi, l’effetto si dissipa comunque quasi completamente già a 300 metri dal perimetro dell’impianto».

La luce si trasforma in energia, più calore dal parcheggio asfaltato

Interessante anche questo tema: «A differenza di un piazzale d’asfalto, che assorbe la luce solare e la restituisce quasi interamente sotto forma di calore, un pannello fotovoltaico trasforma una parte importante di quella stessa energia — il 20-25% nei moduli bifacciali di ultima generazione utility-scale — in corrente elettrica, che viaggia sui cavi e lascia definitivamente il sito, invece di restare sul posto e rirradiarsi come calore».

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Se il timore è l’effetto termico locale «il confronto corretto non è tra l’impianto e un campo agricolo idealizzato, ma con le alternative reali di uso del suolo. Un capannone della logistica o un parcheggio della stessa estensione sono superfici completamente impermeabilizzate che generano un effetto termico locale nettamente maggiore. La stessa città è un’isola di calore gigantesca (Urban Heat Island), capace di innalzare le temperature di svariati gradi su un’estensione di decine di chilometri quadrati. Eppure, queste vere e colossali alterazioni termiche non suscitano lo stesso allarme mediatico travestito da rigore scientifico».

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Atri ricercat0ri del Cnr di Firenze hanno pubblicato un report interessante dove si legge della loro ricerca: «Questo studio utilizza immagini aeree raccolte sopra Lucca con elevata risoluzione spaziale e spettrale nel dominio termico e in quello 400–2500 nm, per comprendere l’impatto dei pannelli fotovoltaici su un’isola di calore urbana (UHI) attraverso l’aumento della temperatura superficiale locale (LST)».  I risultati hanno evidenziato l’importanza delle aree naturali nel ridurre la LST e mostrato che installare i «pannelli fotovoltaici  sulla maggior parte dei materiali dei tetti contribuisce a mitigare l’UHI, tranne nel caso dei tetti in calcestruzzo verniciati di bianco e delle tegole in argilla nera». Più effetti positivi che negativi. Al  link  si può scaricare la ricerca.

LEGGI anche:  Il cambiamento climatico è qui. Basta discuterne, affrontiamolo e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (4)
  1. Per convincere i più testardi avversari del fotovoltaico a terra.. mandiamo 1 a coltivare 8 ore nei campi molto assolati ☀️🥵 come da 3 mesi qui in Toscana…. Un altro invece lo mandiamo a coltivare fragole sotto il fotovoltaico sospeso; a fine giornata vediamo chi dei due sta fisicamente e mentalmente meglio….😉😂

    I terreni coperti da impianti fotovoltaici sono Reversibili: si può sempre recuperare l aspetto naturale…. I territori coperti da capannoni o impianti degli idrocarburi sono rovinati per sempre.

    1. Edwin Abbott

      Sembra una nuova versione della prova classica: “Fai così, per capire quale sia migliore. Chiuditi bene in garage, per un paio di ore, una prima volta con una automobile elettrica accesa. Poi con un bel naftone acceso al minimo”. Non vale indossare pinne, fucile, occhiali e bombole con boccaglio.

      Ma con i fanatici, le prove non contano, toccare con mano non è sufficiente, vedere con i propri occhi non convince. 🙁

      1. … finché non li centra in pieno pure loro…. poi però si lamentano…ed è sempre colpa di altri…

  2. i pannellli recenti con alta efficenza, 23-24-25%, “raffreddano” rispetto a superfici comuni con albedo (potere riflettente) normale

    fanno circa pari e patta (effetto neutro) giusto con albedi molto alti come in caso di posa su sabbia chiara desertica, o cemento liscio dipinto di bianco

    un pizzico di effetto calore c’era in passato, con i pannelli di una volta, ancora con efficenze 16-18%, come immagino fossero quelli della ricerca citata dai bufalari e relatica al deserto californiano

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