Europe first: nuove regole per gli incentivi alle auto elettriche

incentivi auto elettriche





La Commissione Europea sta preparando una normativa che collegherà gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche alla produzione nel Vecchio Continente. L’obiettivo è rafforzare l’industria locale e ridurre la dipendenza da importazioni, soprattutto cinesi.

La nuova proposta nasce sotto lo slogan “Europe First” (“Prima l’Europa”), un principio che punta a legare gli aiuti pubblici alle produzioni che avvengono all’interno dell’Unione. Secondo il testo preparatorio, solo i veicoli costruiti nell’UE e con la maggioranza dei loro componenti europei potranno beneficiare di incentivi all’acquisto o rientrare nei programmi di acquisto pubblico.

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen

La proposta, che dovrebbe entrare nella bozza dell’Industrial Accelerator Act il 25 febbraio, stabilisce che per accedere a sussidi statali o ad appalti pubblici i veicoli elettrici, ibridi e a celle a combustibile debbano essere assemblati nell’UE e avere almeno il 70 % dei componenti (escluse le batterie) prodotti in Europa, calcolato in base al valore dei pezzi stessi.

Le batterie sono escluse in quanto sottoposte a regole proprie su origine di materiali e componenti critici. Non è escluso poi che Paesi europei non aderenti all’Ue, come Regno Unito, Norvegia e Turchia, siano considerati come “made in Europe”.

Pressioni dell’industria europea e reazioni

La spinta verso regole più stringenti è stata richiesta apertamente dai big dell’auto europea: Volkswagen e Stellantis hanno chiesto una politica che premi la produzione interna con incentivi mirati e anche bonus legati alle emissioni di CO₂ per le auto “Made in Europe”.

Incentivare le elettriche europee: lo chiedono VW e Stellantis, ma…

Tuttavia, non tutti gli operatori dell’industria sono allineati. Alcuni costruttori, come BMW, temono che requisiti così rigidi possano aumentare i costi e la burocrazia, complicando ulteriormente la già complessa transizione verso l’elettrico.

Impatto per l’Italia e prospettive per il mercato

Per i mercati europei, e quindi anche per l’Italia, la possibile introduzione di queste regole comporterà una ridefinizione dei tradizionali ecobonus basati su emissioni e prezzi con effetti distorsivi difficili da prevedere. Per esempio escludere dagli incentivi molti dei modelli a prezzi più accessibili, ritardando ulteriormente la transizione  erso la mobilità sostenibile.

 

Se approvata, questa normativa potrebbe sì accelerare gli investimenti industriali in nuove linee produttive nel Vecchio Continente, ma anche creare tensioni commerciali e sfide per brand esteri o modelli importati. Un altro effetto possibile è una maggiore pressione sulle catene logistiche per aumentare la quota di componenti “made in EU”, un tema critico considerando la forte interdipendenza globale nelle forniture di componenti ad alto contenuto tecnologico.

Tra protezionismo e competitività industriale

La proposta rientra in un quadro più ampio di nuove politiche economiche europee volte a proteggere e rilanciare settori strategici (auto elettrica, energia rinnovabile, materiali critici) attraverso requisiti di contenuto locale e strumenti di preferenza pubblica. Tuttavia, come sottolinea un commento di The Guardian questi approcci sollevano interrogativi su possibili effetti protezionistici e sull’equilibrio tra competitività globale e difesa dell’industria comunitaria.

  • LEGGI anche:  “Il futuro delle batterie lo scrive l’Asia. All’Europa resta il riciclo (forse)” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (8)
  1. alla faccia del libero commercio eh?
    che pagliacci
    se lo fanno i cinesi, apriti cielo lo stato è cattivo perchè li sovvenziona e bla bla
    ora che non son capaci a competere dazi e incentivi?
    pagliacci che non sono altro

  2. Non ho capito il passaggio “avere almeno il 70 % dei componenti (escluse le batterie) prodotti in Europa, calcolato in base al valore dei pezzi stessi”.. Qual è il collegamento fra produzione europea e valore dei pezzi realizzati ??

  3. Questa storia degli incentivi per il made in Europe mi pare assurda: un’auto ecologica lo è in qualsiasi parte del mondo sia stata prodotta. Personalmente otto anni fa sono passato a Kia e non potevo fare scelta migliore, infatti l’anno scorso ne abbiamo comprata una seconda. Per la bev mi tengo la Twingo ze ma quasi sicuramente il prossimo acquisto sarà una bev asiatica, presumo BYD. Con buona pace di stellantis e VW, che vadano pure avanti coi loro diesel

  4. Incentivi… mmmmm… libero mercato.
    Sono comunque pronto a scommettere che al netto degli incentivi proporranno prezzi nettamente superiori alle cinesi e a tesla.

  5. ” Tu non devi fare altro che metterci un CEO che rilancia il diesel le cui vendite stanno precipitando.”
    Ed è una fortuna che le vendite del diesel stiano precipitando, speriamo pure arrivino a zero assoluto se per questo.
    Ma a prescindere che c’entra sta frase? Non ha senso
    Il diesel è stato incentivato addirittura e scandalosamente fino a poco tempo fa, con quelli che vergognosamente chiamavano ‘ecodiesel’.

  6. Che bello fare l’imprenditore quando hai Mamma Unione Europea che ti fa fuori i competitor a suon di normative. Tu non devi fare altro che metterci un CEO che rilancia il diesel le cui vendite stanno precipitando.

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