Ets, cambia la tassa per chi inquina, ma non come volevano Meloni e Confindustria





La Commissione europea interviene sul mercato del carbonio e apre la strada a una revisione del sistema Ets — l’Emission Trading System — uno dei cardini della politica climatica dell’Unione. Una mossa che arriva dopo che il governo Meloni, su pressione di Confindustria, aveva tentato senza successo di ottenerne la sospensione. Ma la modifica avvantaggia o frena il processo verso la transizione?

Bruxelles non arretra sulla centralità dell’Ets: l’Emission Trade System rimane un pilastro europeo nel percorso della transizione energetica. La cosiddetta “tassa per inquinare” non verrà congelata. Nemmeno momentaneamente, come chiedono alcuni governo (Italia in testa). Convinti che l’operazine potrebbe abbassare i costi della bolletta energetica. A luglio ci sarà un “tagliando”, anticipato da un primo provvedimento. In pratica, un aumento delle quote destinate ai singolo Paesi, nel tentativo di abbassare i prezzi degli Ets sul mercato.

Risultati dell’Ets: tra il 1990 e il 2024, le emissioni nella Ue sono calate del 39%, mentre l’economia è cresciuta del 71%

Il sistema di scambio delle quote di emissione, ha spiegato la Commissione, ha contribuito in modo significativo a ridurre il consumo di combustibili fossili, Diminuendo la dipendenza europea dalle importazioni. E stimolando investimenti nelle rinnovabili e nelle fonti a basse emissioni. I numeri citati sono eloquenti. Tra il 1990 e il 2024, le emissioni interne dell’Ue sono calate del 39%, mentre l’economia è cresciuta del 71%. Eppure, ammette la stessa Commissione, il sistema deve essere aggiornato e reso più flessibile, alla luce delle recenti sfide geopolitiche e della volatilità dei prezzi energetici.

Mobilità elettrica e transizione energetica: arrivano i Vaielettrico Awards

Da qui, la prima modifica presentata pochi giorni fa da Bruxelles. La modifica tecnica al cuore della proposta è però tutt’altro che marginale. Attualmente, tutte le quote presenti nella riserva che superano la soglia di 400 milioni vengono automaticamente invalidate e tolte dal mercato. Con il nuovo intervento, questa cancellazione automatica verrebbe sospesa: quelle quote diventerebbero invece una sorta di cuscinetto di riserva, da utilizzare per stabilizzare il mercato in caso di future tensioni. A oggi, sono state invalidate complessivamente 3,2 miliardi di quote, cui si aggiungono 381 milioni cancellati nel 2024 e altri 271 milioni nel 2025.

Ets, si tratta di una modifica positiva o negativa?

Partiamo dagli aspetti positivi delle modifiche al regime degli Ets. Il commissario per il Clima Wopke Hoekstra ha dichiarato che rafforzando la riserva di stabilità del mercato si migliora la resilienza dell’ETS alla volatilità, garantendo che continui a promuovere la decarbonizzazione, sostenere la competitività e incentivare gli investimenti nelle energie pulite.

Inoltre, la modifica mira a evitare che la scarsità delle quote diventi eccessivamente penalizzante per chi intende investire in Europa, con il rischio che le aziende migrino altrove. Se le imprese delocalizzano in paesi con standard climatici più bassi, le emissioni globali aumentano senza alcun beneficio netto

Entro luglio è prevista la riforma più generale del quadro legislativo sull’ETS, che dovrebbe prevedere tra l’altro un meccanismo più stringente per indirizzare verso la decarbonizzazione dell’industria i proventi delle aste dei permessi

Ets, la modifica mira a stabilizzare il prezzo del carbonio invece di incrementarlo gradualmente

Ma ci sono anche aspetti negativi. Secondo i critici, la modifica “gonfierà indebitamente le emissioni dopo il 2030” e “rischia di diluire il segnale del prezzo del carbonio a lungo termine, minando” gli obiettivi climatici. Il meccanismo del prezzo alto è proprio il principale incentivo a ridurre le emissioni.

La modifica, come la più ampia revisione promessa per luglio, invia un segnale opposto rispetto alla direzione del sistema ETS, perché mira a stabilizzare il prezzo del carbonio invece di incrementarlo gradualmente.

Carbone fino al 2038: spingono Calenda e Salvini

In conclusione, la presidente Von der Leyen e la Commissione si trovano di fronte a un dilemma: le priorità dell’ultimo anno per facilitare la vita delle imprese, facendo marcia indietro sul Green Deal, si scontrano con la crisi energetica che l’UE affronta a causa del conflitto in Iran. La decarbonizzazione e la fine della dipendenza dagli idrocarburi diventano sempre più urgenti.

La modifica è ambigua sul piano climatico. Di per sé è relativamente limitata: è un intervento tecnico sulla riserva, non una sospensione o un indebolimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030. Può avere senso come strumento anti-speculativo in un momento di forte instabilità energetica (guerra in Iran, prezzi volatili). Tuttavia, il rischio reale è che apra la strada a pressioni crescenti per ammorbidire ulteriormente il sistema, usando la “competitività industriale” come argomento per rallentare la transizione. Tutto dipenderà da come verranno costruite le riforme successive, quella sui benchmark ad aprile e quella più ampia a luglio.

LEGGI ancheMarchesini (Confindustria): “Europa terza potenza se risolve il rebus energia” e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (1)
  1. La modifica della ETS ho provato ad approfondire e non so se ho capito tutto, ma mi è chiaro che (per fortuna) è tutt’altra cosa da quanto era stato ipotizzato dal governo Meloni

    ipotesi che era stata criticata praticamente da tutti già da subito per una serie di effetti negativi, e che in pratica sarebbe stato un maxi-regalo ai fatturati già alle stelle delle centrali a metano italiane

    che dire, di nuovo grazie Europa (con trazione di paesi nordici antipatici e austeri ma necessari) di tenere almeno in parte in carreggiata i governicchi locali che invece cercano di fare come le cicale:
    saccheggiare e magnare il magnabile a favore di pochi amici, e poi sparire a fine mandato politico, lasciando lo Stato, l’economia, debiti posticipati al futuro con magheggi, e i servizi peggio di come li hanno trovati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Articolo Precedente

Toyota bZ7 a ruba in Cina e USA: è la svolta (tardiva) del colosso giapponese?

Articolo Successivo

Cina, riciclo delle batterie e tracciabilità totale per allungare la vita degli EV

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!