Eolico: quando le compensazioni non bastano, il rifiuto del Comune di Londa

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Non sono bastate a ottenere il via libera all’impianto eolico le ingenti compensazioni economiche, con un versamento annuale di 230 mila euro per vent’anni a un Comune di 1.800 abitanti. In Toscana, il consiglio comunale del piccolo borgo di Londa ha infatti respinto il progetto della società Hergo Renewables, che prevedeva l’installazione di sei aerogeneratori da 5 MW ciascuno. Una “fabbrica” di energia in grado di generare ricavi annui pari a 5,733 milioni di euro, di cui il 4% destinato alla comunità locale. Sulla carta potrebbe sembrare un corrispettivo significativo, ma la leva economica non ha funzionato. Vale la pena analizzare più nel dettaglio le ragioni del no e il contesto in cui è maturato.

Le pale non svetteranno su Londa

Il Consiglio comunale di Londa ha votato il parere negativo all’unanimità. Il progetto per la realizzazione del parco eolico è stato respinto. Eppure rispetto ad altre iniziative qui la compensazione è di rilievo.  Ma la leva economica non ha avuto successo. Vediamo la proposta più nel dettaglio. L’impianto da 30 MW – 6 aerogeneratori da 5 MW – produrrebbe ogni anno 81,9 GWh che equivalgono al consumo di circa 30.000 famiglie. Considerando un prezzo di 70 €/MWh i ricavi annui dell’impianto possono arrivare a 5.733 milioni. La proposta di Hergo Renewables prevede un contributo al Comune del 4% che equivale a 229.000 €/anno per tutta la vita utile dell’impianto. In totale si vogliono destinare al Comune 4 milioni e 590 mila euro. Qui sotto la tabella di sintesi.

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I 229.000 euro all’anno equivalgono a 124 euro per ogni abitante e  circa 287 €  per famiglia. Attenzione si tratta di stime che dipendono dalla quotazione dell’energia. A 60 €/MWh si parla di 197.000 €/anno; a 80 €/MWh  si arriva a 262.000 €/anno. Inoltre il valore definitivo dipenderà anche dai MW effettivamente autorizzati dalla Regione.

Investire i soldi per avere un ricavo di quasi 10 milioni

L’azienda non si è limitata alla proposta del canone annuo moltiplicato per venti  ma ne ha formulato altre due. Soprattutto una che garantirebbe un introito più che doppio rispetto alla riscossione dei  229.000 €.  Su questa ultima ipotesi vengono sottolineati vantaggi e limiti. Da un lato semplicità, continuità, nessun rischio di gestione e dall’altro  possibili fluttuazioni legate alla produzione annua, alla ventosità e al prezzo di vendita dell’energia.

L’ultima? L’eolico offshore “deturpa” il Viale dei Cipressi (ma dista 60Km)

L’ ipotesi B  prevede che il contributo sia liquidato tutto all’avvio dell’impianto, un tutto subito. Il vantaggio: risorsa immediata e certa, utilizzabile per una grande opera; nessuna esposizione all’andamento futuro dei prezzi dell’energia né alla vita residua dell’impianto. Il limite: il valore nominale incassato è inferiore di circa 2,6 milioni rispetto all’ipotesi A, e il Comune non ha più alcun flusso negli anni successivi.

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Infine la soluzione C ovvero quella mista: un impianto fotovoltaico per la Comunità Energetica ed il resto come canone annuo. In concreto il Comune destina 1 milione del contributo alla costruzione di un impianto fotovoltaico da 986 kW di proprietà pubblica, al servizio di una Comunità Energetica Rinnovabile (CER). Il resto è pari al contributo da 3,58 milioni,
pari a 179.000 € all’anno per 20 anni.  Secondo Hergo Renewables l’impianto fotovoltaico, una volta in funzione, produce ricavi propri — vendita dell’energia e incentivo pubblico sull’energia condivisa — per circa 326.000 € all’anno. Il valore totale sarebbe di 9,7 milioni. E al termine dei vent’anni il Comune resta proprietario dell’impianto, che continua a produrre.

Qui sotto la tabella riassuntiva dei tre scenari

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I tre scenari legati alle compensazioni

L’ipotesi della Comunità Energetica

L’invito a investire un milione non è limitato all’impianto, ma al suo uso all’interno della CER. La convenienza? Per ogni kWh prodotto dall’impianto comunale e consumato nello stesso
momento dai membri, il GSE riconosce alla Comunità un incentivo ventennale. Quell’incentivo viene poi ripartito secondo le regole che la CER stessa si dà nel proprio statuto.
Questo lo scenario  proposto dall’azienda.  L’ impianto a strutture fisse da 986 kW produrrebbe circa 1.353 MWh all’anno, interamente condivisi all’interno della CER.

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Questa l’ipotetica ripartizione

• 55% (77.409 €/anno) alla CER, per coprire i costi di gestione dell’impianto e alimentare nuovi investimenti energetici sul territorio;
• 45% (63.334 €/anno) redistribuito direttamente ai cittadini aderenti e a opere sociali. Se aderissero 200 famiglie, significherebbe oltre 300 € l’anno di ristoro in bolletta per ciascuna.

Il meccanismo dell’incentivo CER funziona così: quando il prezzo dell’energia scende, la componente variabile della tariffa sale (fino a un massimo di 40 €/MWh), compensando in parte i minori ricavi da vendita.  In tutti gli scenari, a seconda del prezzo dell’energia,  l’impianto si ripaga in circa quattro anni e produce reddito per i restanti sedici della convenzione

— e oltre.

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Con il canone residuo dall’investimento si può finanziare l’efficientamento energetico degli edifici e investire nelle strutture per il turismo.

Il “niet” dell’amministrazione? La narrazione paesaggistica

La storia non è finita con il voto in consiglio. La decisione verrà ora trasmessa alla Conferenza dei servizi della Regione Toscana nell’ambito della Valutazione di impatto ambientale (VIA). L’esito non è scontato. Ma la deliberà peserà sicuramente nella scelta finale.

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L’amministrazione comunale ha sottolineato che conferma la condivisione degli obiettivi generali della transizione energetica – si dice sempre quando si bocciano i progetti – ma questo progetto «non garantisce un idoneo equilibrio tra l’interesse pubblico e la tutela della comunità locale». In concreto si contestano «criticità legate alla localizzazione degli aerogeneratori, all’impatto paesaggistico e ambientale, alla viabilità e alle prospettive di sviluppo del territorio. È stata inoltre rilevata l’assenza di impegni vincolanti per le compensazioni, che non risultano inserite negli elaborati progettuali ufficiali».

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La vicenda di Londa mostra quanto la sola leva economica non sia più, o sempre, sufficiente. Anche di fronte a compensazioni interessanti. Tutto il contrario del caso di Ploaghe in Sardegna dove un parco eolico esistente da vent’anni viene considerato un capitale da difendere e non perdere.  Probabilmente accanto alle compensazioni è necessario creare uno scenario con le ricadute occupazionali.

Un altro punto centrale è l’appartenenza del Comune al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. L’ente si è espresso contro il progetto, con una narrazione basata sull’importanza dell’integrità paesaggistica in relazione al turismo naturalistico. Eppure oggi esistono anche itinerari dove pale e monumenti naturali sono integrati.

  • LEGGI anche: Assemblea eolico: vengo anch’io? No, tu no e guarda il VIDEO 

Visualizza commenti (15)
  1. Elettro Feroce

    Il comune di Londa NON fa parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Gli è vicino, ma non ne fa parte.
    Però i generatori avrebbero potuto “turbare” il Parco
    Non siamo a livello del Viale dei Cipressi, ma l’idea vi si avvicina.
    BTW, comincerei a procedere al distacco di tutte le utenze, civili ed industriali, all’interno del comune di Londa.
    Così le loro belle stufe a pellet resterebbero fredde in inverno.

  2. Penso facciano male a opporsi, e che l’impianto considerato avrebbe una gran bella resa energetica, vedo 2700 ore annue equivalenti di funzionamento, vuol dire che è un crinale ventoso

    comunque nel clima mediatico avvelenato attuale, penso per l’eolico la forchetta contrattabile di compensazioni potrebbe essere aumentata nelle normative a 3% min – 5% max

    attualmente è 1% – 4% ( oppure 1% – 3%, dipende dal tipo di autorizzazione), non differenziata tra eolico e fotovoltaico

    —- 5 milioni annui non sono i ricavi “netti”, ma il lordo, il fatturato;
    i ricavi netti credo circa 25%, ripartiti 21% agli investitori e 4% ai Comuni

    inoltre i ricavi sono incerti, se va male per lungaggini autorizzative e altri problemi, potrebbero rivelarsi più bassi, esempio 10%, allora la ripartizione sarebbe 6% agli investitori e 4% ai Comuni

    —- gli incentivi GSE non si sommano (e non sono più incentivi),
    sono il pagamento per l’energia, spesso a tariffa circa fissa 70€/MWh per eolico in italia, più alto che in Germania, ma tutto sommato ancora un buon prezzo; il prezzo medio del mix italiano attuale è 130 €/MWh)

    —- secondo me il capitale naturale non viene ridotto da poche pale eoliche, anzi se sono poche e ben studiate nel posizionamento (come si fa ora) possono anche valorizzare la vista di un crinale e creare i sentieri sterrati per percorsi escursionistici e turistici, oltre che permettere telecamere e percorsi di accesso per poter fermare gli incendi boschivi

    —– il fotovoltaico sui tetti non basta,
    ne come quantità installabile nazionale, ne come qualità del profilo orario di generazione, ne come convenienza costi installazione e manutenzione per unità di potenza e di energia

    usando 8% della superfice totale di tetti case e il 20% dei capannoni
    si arriverebbe a generare circa 160 Tera-Wh annui di energia, già considerando i pannelli in arrivo a più alta effiecenza di adesso; aggiungendo parcheggi, balconi, facciate si arriva a 180 TWh

    questi 180 TWh annui non bastano,
    serviranno anche altri 350-450 TWh annui da fotovoltaico a terra,
    oltre a 50-60 TWh di eolico su terra e 95-120 TWh di eolico in mare,
    poi biomasse, pompe di calore, idroelettrico, biometano, geotermia

    se vorremo stare comodi, senza limitazioni sull’uso dell’energia,
    il mix energia futuro italiano 100% rinnovabili sarà da circa 800 Tera-Wh annui di produzione elettrica e 300 Tera-Wh di produzine termica annua,
    oltre a circa 550 Giga-Wh di accumuli giornalieri ( 10 kwh a persona) e 25 Tera-Wh di accumuli stagionali ( banale stoccaggio gassoso di biometano )

    Impatto paesaggistico sarà modesto:

    —- 95 TWh produzione annua da eolico in mare
    corrisponde alla produzione dei progetti eolici off-shore già in corso di (lentissima) valutazione presso il Mase, circa 35 GW potenza nominale totale;
    in teoria in coda sul sito Terna Econnextion ci sono 74 GW totali di progetti di eolico off-shore in coda, produrrebbero circa 207 TWh annui di elettricità, ma realisticamente solo metà verrano costruiti

    — 55 TWh produzione annua eolico su terra
    corrisponde ai 50 TWh che avremo dal rewamping dei siti eolici già esistenti al Sud italia (ora dotati di turbine vecchie con bassa effiicenza) e alla creazione di un +10% di nuovi siti, tendenzialmente dove mancano, cioè al Centro e al Nord sui più selezionati crinali ventosi ad altissima produttività.. si parla di parchi abbastanza diradati sul territorio, nessuna invasione, ma più rarefatti, possibili mete di escursioni

    — fotovoltaico a terra
    840 km2 netti di pannelli; contando anche gli spazi vuoti tra le file dei pannelli e lo spazio intorno, un lordo di circa 2000 km2.. cioè 6 millesimi del territorio

    — fotovoltaico sui tetti
    240 km2 pannelli sul 8% dei tetti edifici
    270 km2 pannelli sul 20% dei tetti capannoni
    45 km2 parcheggi+balconi+ facciate

  3. aggiungiamo pure che, secondo quanto leggo su Reuters .com pure in U.S.A. non sono affatto standardizzati i famigerati S.M.R. che dovrebbero essere prodotti “in serie”…. quindi un prototipo da replicare su “economica” scala industriale (come va ripetendo pure qualche esponente di governo) non è stato ancora realizzato e son pure tantissime le problematiche da risolvere per definire sistemi di raffreddamento ed altre questioni (non ultime di sicurezza)… Siamo ancora ai prototipi… ai voglia di qui al 2050….

    E dire che ogni mattina abbiamo già un’ottima soluzione “a casa nostra”:

    “laudato sii, fratello Sole” !

    https://www.reuters.com/business/energy/vatican-build-100-million-renewable-energy-plant-sources-say-2026-08-22/

  4. Qualche partito politico in ascesa propone il nucleare come soluzione per risolvere il costo dell’energia in Italia, senza considerare che per fare una centrale ci vogliono 10 anni almeno e il problema lo abbiamo adesso no tra 10 anni, il punto più importante già ci sono molti no alle rinnovabili questo è un caso figuriamoci a una centrale nucleare!

    1. aggiungi che secondo tutti gli analisti senza conflitti di interesse, l’energia dei reattori sarebbe più cara di quella delle attuali centrali a metano.. cioè i costi energia li alzerebbe

      per nascondere questo, di solito più di metà del costo delle centrali viene coperto con sovvenzioni statali (prestiti agevolati, garanzie, partecipazioni, etc), quindi fa aumentare tasse e ebito pubblico

      .. e solo la quota residua di costo viene coperta dal costo in bolletta.. è un trucco, il pagamemto energia viene suddiviso in due voci, tasse e bolletta

      è un tentativo di svuotare i conti pubblici.. il programma di Fratin svuoterebbe circa 300 miliardi.. per me una mega truffa, ci provano..

  5. Si sono persi un’occasione d’oro i n compensazioni economiche poi da riversare in servizi sociali, trasporti, assistenza agli anziani. Rinunciare così a tutto questo per me è un’assurdità totale! Le comunità montane sono destinate a sparire anche per selezione naturale.

    1. Ma lei conosce i luoghi? Conosce il progetto? L”articolo espone:
      Una “fabbrica” di energia in grado di generare ricavi annui pari a 5,733 milioni di euro, di cui il 4% destinato alla comunità locale.
      È giusto trasformare un luogo ad alto capitale naturale trasferendo quel capitale ad una società che fa capo ai soliti fondi Internazionali lasciando un misero 4% a fronte di guadagni milionari compresi gli incentivi del GSE, presi dall’apposita voce in bolletta con costi praticamente nulli.
      Interessante invece la storia della comunità, non si potrebbe, anziché fare le grandi aste del ministero, sovvenzionare in maniera migliore la formazione di cer? Quello non troverebbe opposizioni, anzi, sarebbero ben viste dalla popolazione, si creerebbe si lavoro locale, e non che finiti i lavori tutti casa, occupazioni stabili e studi tecnici per trovare le soluzioni per il montaggio degli impianti e degli accumuli. I tetti bastano….

      1. 5,7 milioni sono il fatturato, non i guadagni

        inoltre il solo ftv sui tetti non basta,
        rimarremmo ancora dipendenti da petrolio e gas

        in un altro commento metto un calcolo di quanta elettricità servirà nel futuro mix 100% rinnovabili italiano

        poi vedremo se realizzarlo entro il 2050 (spicciandosi) oppure entro il 2060 (se remiamo contro)

        1. Per una comunità di 1800 abitanti è una buona compensazione, mail problema è culturale. C’è un distacco tra tutela del paesaggio e mitigazione dei cambiamenti climatici. E’ chiaro che se non si riducono le conseguenze negative anche il paesaggio cambierà…

          1. sicuro anche culturale in quella zona

            a mia esperienza, in quelle colline e in paese sono simpatici ma molto conservatori.. non capiscono le energie rinnovabil.. e in generale non vogliono “cose che vengono da fuori” e neppure lo Stato.. ogni dipendente pubblico per loro è una spesa inutile o Satana.. però chiedono incentivi e aiuti per le aziende agricole e impresette e cercano di evadere il fisco totalmente

            finché restano benestanti, se non fanno fallimento, non si interessano di ambiente o temi sociali, non ne percepiscono l’urgenza.. vige la rincorsa al benessere (solo) personale e familiare

            magari i prezzi del diesel e della corente un poco li svegliano, ma non è detto, la prima soluzione a cui pensano è chiedere altri incentivi e sgravi allo Stato urlando più forte del vicino e evadere ancora di più le tasse

      2. Gianni Comoretto

        5,7 milioni sono il fatturato. Che deve ripagare l’impianto.
        Il capitale naturale rimane preservato. Non lo sarà se continuiamo a bloccare qualsiasi progetto di rinnovabile su scala adeguata a sostituire i fossili.
        I tetti in Italia non bastano. E non basta comunque il solo fotovoltaico, serve un mix tra eolico e fotovoltaico.
        Per favore, se proponete soluzioni, mettete i numeri. Oggi in Italia i consumi di energia finale pro capite sono di 40 kWh al giorno. Quell’impianto copre i consumi energetici di 5500 persone, e il fabbisogno finale di eolico di circa 15 mila persone (serve almeno la metà di energia da eolico rispetto a quella da fotovoltaico). Quelle 15 mila persone hanno inoltre bisogno di circa 100 ettari di fotovoltaico, non credo stiano sui tetti del Mugello. Il tutto entro i prossimi 20-30 anni.

        1. Per curiosità come li calcoli 40 kwh / giorno cadauno?
          Sono i consumi medi di tutte le attività spalmati sulla popolazione?

          Comunque fra qualche anno, quando gli impianti saranno obbligatori, Cittadini e Comune potrebbero perdere questo introito e magari qualche amministratore sarà chiamato a rispondere per danno erariale.

        2. Salve Gianni, sottoscrivo

          e per chiacchera: aggiornando le simulazioni dei mix energia con specifiche e costi attuali, vedo che “girano bene” mix rinnovabili anche “fotovoltaico vs eolico” in proporzioni sbilanciate fino 5 a 1, invece dei mix classici più bilanciati 2 a 1 oppure 1 a 1

          ad es. anni fa Aspo aveva pubblicato una simulazione molto bella didatticamente ma ad oggi andrebbe aggiornata:
          nella curva dei consumi elettrici futuri sovrastimava i picchi di consumi elettricità nei mesi invernali (in pratica per elettrificare i riscaldamenti ipotizzava l’uso di stufe elettriche invece che le 3 volte più efficenti pompe di calore).. da cui sovrastimava le quantità di installazioni rinnovabili necessarie, eolico in particolare

  6. Sono tanti pure in Toscana i tentativi di bloccare impianti F.E.R. con varie motivazioni; altro impianto in “forse” è per motivi politico-umanistici:

    https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2026/08/21/news/agrivoltaico-lungo-la-fi-pi-li-ma-la-societa-e-nella-black-list-dell-onu-1.100908824?_gl=1*1kyqy5c*_up*MQ..*_ga*OTk4NjI3MzQuMTc4NzM4MDg5NQ..*_ga_33LJ0ZZSNM*czE3ODczODA4OTQkbzEkZzAkdDE3ODczODA4OTQkajYwJGwwJGg3MzQ2MjgwMA..

    Anche la motivazione del “disturbo paesaggistico” con compromissione del turismo è quasi sempre frutto di posizioni preventive e non di studi sui flussi turistici o altro; nel pisano le colline che si affacciano sul mare hanno diverse “creste” occupate da impianti eolici piuttosto visibili ma contemporaneamente ospitano un’incredibile varietà di strutture turistico-ricettive e agriturismi o glamping tra i più ricercati dai turisti alto-spendenti dei paesi centro-nord europei (spesso pure dotati di BEV, visto che ne trovo tantissime alle HPC posizionate pure in piccoli borghi medievali).
    Se riesco a ritrovarla, pubblicherei volentieri uno studio del fatturato di questi piccoli borghi (purtroppo il sito lo mostra ma non rende più accessibile) che fa impressione (positiva!) nonostante la visibile presenza delle torri eoliche che, fra l’altro, son meta di passeggiate e jogging …. Io ci son passato attraverso almeno tre volte in due anni… e francamente non danno alcun fastidio (generalmente il rumore è coperto da quello naturale del vento tra gli alberi)… Magari non le metterei dieto un monumento storico o a ridosso di un centro abitato ma alla corretta distanza anti-disturbo e di sicurezza (contro distacco di pale o altro) non vedo grandi problemi… se chi ci abita vicino da anni non ne parla mai…. (e sono anni che frequento questi paesi tra torri eoliche… e persino la meravigliosa spiaggia a sud di Piombino, ove i turisti si affollano nei “caraibi toscani” pun in presenza delle 6 pale eoliche nella zona industriale vicino al movimentatissimo porto turistico-industriale ).

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