Il Regno Unito ha chiuso una delle aste per l’eolico offshore più rilevanti mai viste in Europa. Assegnati 8,4 GW di nuova capacità a prezzi nettamente inferiori (-40%) a quelli del gas e del nucleare. Il risultato rafforza il ruolo dell’eolico marino come pilastro della transizione energetica britannica.
Nell’ultimo round di allocazione dell’eolico offshore (AR7), il Regno Unito ha stabilito un doppio record: per volumi assegnati e per competitività dei prezzi. I contratti coprono 8,2 GW di impianti offshore a fondazioni fisse e circa 200 MW di eolico galleggiante, una tecnologia emergente ma già strategica per i mari più profondi.
Secondo le stime ufficiali, questa capacità nel complesso potrebbe coprire il fabbisogno elettrico di quasi 10 milioni di abitazioni.

Prezzi sotto il gas: un confronto che pesa
Il dato che attira maggiormente l’attenzione è il livello dei prezzi di aggiudicazione. Il prezzo medio di esercizio si è attestato a 91,20 £/MWh in Inghilterra e Galles e 89,49 £/MWh in Scozia: valori sensibilmente inferiori ai costi stimati per nuove centrali convenzionali nel Regno Unito.
Per avere un termine di paragone, la costruzione e gestione di nuovi impianti a gas viene stimata intorno alle 147 £/MWh, mentre il nucleare di nuova generazione supera le 120 £/MWh. In questo contesto, quindi, l’eolico offshore risulta circa il 40% più economico del gas e quasi il 30% più conveniente del nucleare.
Un’asta super competitiva
AR7 è stata una delle aste offshore più affollate mai organizzate in Europa. Diciannove progetti, per un potenziale complessivo di 24 GW, sono stati ammessi alla competizione, spingendo ulteriormente al ribasso i prezzi e confermando la maturità industriale della filiera. Alla fine, i contratti sono stati assegnati a 6 progetti di impianti fissi e 2 progetti flottanti.
Il principale vincitore di questa tornata è stato il gruppo tedesco RWE, che si è assicurato contratti per quasi 7 GW di capacità, una quota dominante rispetto agli altri operatori. Un segnale chiaro della crescente concentrazione industriale nel settore eolico offshore europeo, dove pochi grandi player stanno assumendo un ruolo sempre più centrale.

Investimenti sulla filiera e 7 mila nuovi posti di lavoro
Secondo il governo britannico, l’asta potrebbe sbloccare circa 22 miliardi di sterline di investimenti privati e sostenere 7.000 posti di lavoro lungo la filiera, dalla costruzione alla manutenzione degli impianti.
In particolare, i 192 MW di eolico galleggiante rappresentano un tassello importante per portare questa tecnologia verso una scala commerciale. Soprattutto in vista di applicazioni future nel Mediterraneo, dove le profondità marine limitano le soluzioni tradizionali.
Un messaggio chiaro anche per il mercato italiano
Al di là delle dichiarazioni politiche, l’asta britannica manda un segnale al mercato europeo. L’eolico offshore è oggi una delle fonti più competitive per la nuova capacità elettrica su larga scala.
La sfida non è solo tecnologica, ma regolatoria e industriale. I numeri del Regno Unito dimostrano che, in presenza di aste ben disegnate e di progetti credibili, i prezzi possono scendere rapidamente, riducendo la dipendenza dal gas e aumentando la stabilità del sistema elettrico.
Per l’Italia, alle prese con progetti offshore nel Canale di Sicilia, nel Tirreno e soprattutto in Sardegna, spesso osteggiati dalle Comunità locali, l’esperienza britannica offre indicazioni concrete su costi, modelli di asta e tempi di sviluppo.
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Queste aste ed i loro costi di installazione questi nuovi posti di lavoro ed i costi di funzionamento futuro andrebbero spiegati ed approfonditi no? Perché il Regno Unito non ha ascoltato il consiglio di Trump di eliminare quel brutto eolico?
come tariffa del nuovo nuculare inglese penso si considera il contratto di Hincley Point C, il sito con due reattori in costuzione in sostituzione di altri che vengono dismessi; la tariffa da contratto si rivaluta in automatico ogni anno con l’inflazione; le 120 sterline citate sopra sono un dato un po’ obsoleto, ad oggi la tariffa dovrebbe essere 135 sterline al MWh, circa 157 Euro al MWh
viene ridotta -5 sterline, cioè a 130 sterline (150 euro) se come pare verranno finanziati i lavori dell’altro sito nuculare gemello di Hinkley point, che era previsto negli accordi originali del 2006-2011 con EDF, anche questo per sostituire una parte dei reattori inglesi che intanto vanno in dismissione
secondo un calcolo rapido su quanto è stato speso a Hincley point C, le 130 sterline a MWh non coprono neanche tutti i costi; per esempio EDF ci ha smenato di suo nella fase di costruzione (anzi in definitiva soldi pagati dallo Stato francese per non far fallire EDF) se ricordo circa 10 miliardi, sui 55 totali, e lo Stato Inglese ci ha messo un altro grosso finanziamento con interessi bassi, praticamente a fondo perduto.. allora la tariffa vera in bolletta, senza questi aiuti fuori bolletta, sarebbe più alta, sulle 150-155 sterline ( 170-180 euro) al MWh
l’eolico off-shore inglese, senza magheggi finanziari esterni, invece in queste aste sta a 90 sterline a Mwh, e nelle prossime aste potrebbe tornare a circa 80 sterline a MWh come prima del 2022, e poi scendere ancora
alla tariffa dell’eolico off-shore vanno aggiunti i costi per abbinarci degli accumuli di energia (che in Inghilterra sono già in costruzione in quantità massicce) per rendere più regolare e sfruttabile l’energia, ma a spanne questi sovracosti non vanno oltre le 20 sterline a MWh aggiuntive
molto interessante questo articolo… spero che entro i prossimi due anni siano completati i vari collegamenti tra isole e Italia peninsulare (oltre che gli indispensabili tratti Terna di collegamento Sud/Nord) perché siano effettivamente realizzabili gli auspici conclusivi sull’efficacia delle aste per eolico off-shore etc
Serve anche una grande spinta verso una distribuzione ragionata ma capillare di parchi BESS (sperando siano localizzati sempre in aree industriali e non a danno di nuovi territori con pregi agricoli o paesaggistici), visto che è inutile e pericoloso per la stabilità complessiva della rete (ma anche dei prezzi) aggiungere capacità senza renderla sicura e sempre disponibile anche nei malaugurati casi di “accidenti” più o meno prevedibili anche quando legati a fenomeni climatici o geopolitici.
in italia ora a fare da “tappo” all’eolico marino ci sono i rinvi sulle decisioni per attrezzare le aree logistiche opportune nei porti di Augusta, Taranto, Brindisi, Civitavecchia.. e dopodiché anche i rinvii delle autorizzazioni e delle aste stanno allungando i tempi.. al solito il nostro governo attuale fa melina..
consoliamoci… magari quando (e se) saremo pronti magari faremo impianti con tecnologie ultima generazione e più efficienti 😉
giusto un conto fatto a badilate:
22 miliardi di sterline/ 8,4 GW = 2,6 miliardi di sterline a GW
cioè 3 miliardi di euro a GW installato come costo CAPEX;
e nello specifico per l’eolico del tipo con fondazioni fisse, quello galleggiante sarà qualcosa di più;
nel 2021 si parlava di 2,5 miliardi a GW per eolico marino con fondazioni fisse, ma nel 2022-2023 c’è stata la nota botta di inflazione monetaria e crisi logistica e si era arrivati a 4 miliardi a GW; ora in inghilterra se il conto a spanne tiene, saremmo sui 3 miliardi a GW, i prezzi delle installazioni pare hanno ripreso il trend a scendere
poi qui nel mediterraneo i prezzi sembra siano un po’ più bassi rispetto all’Inghilterra, buon per noi; le prime aste francesi di due nuovi parchi di eolico marino del tipo più difficile e costoso, quello galleggiante, in costruzione nel Golfo del Leone, cioè nel mar Mediterraneo, indicano un capex circa 3 miliardi a GW e hanno firmato contratti ventennali di fornitura energia alla rete nazionale a circa 90 €/MW-h, cioè meno dei contratti inglesi per eolico marino su fondazioni fisse; e nel giro di pochi anni i costi dovrebbero scendere ancora
per le installazioni nel mediteraneo c’è un po di discussione e tensione commerciale su come disegnate le clausole nelle aste, perchè usando turbine cinesi invece che europee i costi scenderebbero subito ulteriormente.. turbine europee se ricordo costano circa 0,8-0,9 miliardi a GW ( 800-900 euro a KW), sono una buona parte del capex totale;
ma le turbine cinesi costano 1/3 di quelle europee, o forse la metà se fossero assemblate in europa con parti cinesi.. discussione aperta che si riproporrà anche per le future aste italiane di eolico marino
Ciò che al momento sta frenando l’ adozione di impianti (vitali!) cinesi purtroppo non è l’ aspetto tecnologico o produttivo (si potrebbero assemblare noi per salvare almeno l’ occupazione) quanto le serie problematiche di sicurezza (sono impianti sofisticati e connessi… con il rischio di essere manipolati dall’ estero – per altro possibile pure su impianti di costruzione autoctona se non perfettamente curati sotto l’ aspetto SW sicurezza).
Però io un “pensierino” su velocità e costi realizzazione dei parchi off-shore con quelle made in China c’è lo farei…poi quando saremo meglio attrezzati in Europa (per velocità fornitura e livello tecnologico) si completa la dotazione