Eolico offshore: il governo taglia, Emilia Romagna e Puglia protestano

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Sull’eolico offshore il Governo frena e taglia le risorse. Lo denunciano due regioni: Emilia‑Romagna e Puglia. Il governatore emiliano‑romagnolo Michele De Pascale lo aveva detto a Vaielettrico («il Governo ci ostacola») e ora lo ribadisce l’assessore all’Ambiente Irene Priolo: «non si è sbloccato nulla».  Critica la situazione anche in Puglia, dove l’esecutivo Meloni ha dimezzato i fondi destinati all’impianto collegato al porto di Taranto: da 28,5 milioni a poco meno di 14. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, chiede spiegazioni al Governo. Considerando gli stanziamenti complessivi per i due hub nazionali individuati per la filiera dell’eolico offshore, Taranto e Augusta, le risorse scendono da oltre 78 milioni a 38,3 milioni. Proteste, quindi,  anche nel sito siciliano, dove diverse imprese segnalano il rischio di rallentamento della filiera.

 In Puglia e Sicilia dimezzati i fondi, Decaro: “Scelta incomprensibile”

Risorse dimezzate per i porti di Taranto e Augusta, destinati allo sviluppo della filiera dell’eolico offshore. Ma vediamo di cosa si tratta: con gli oltre 78 milioni inizialmente previsti, nei due scali erano programmate aree di produzione e pre‑assemblaggio delle piattaforme eoliche galleggianti, banchine e piazzali dedicati alla movimentazione dei componenti, infrastrutture logistiche per il varo e la gestione delle strutture offshore. Investimenti e lavoro per due città chiamate a governare il passaggio dall’industria pesante e fossile a nuove opportunità.

Il presidente della Regione Puglia Decaro

Sul taglio dei fondi — rientrante nei tagli lineari ai ministeri — ha cercato di correre ai ripari il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, assicurando il ripristino integrale delle somme entro il 2027. La versione del ministro è questa: la rimodulazione della spesa per l’anno in corso è stata definita sulla base dello stato effettivo di avanzamento dei progetti e dei relativi cronoprogrammi. Un punto tecnico.

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Ma la politica e i rappresentanti dell’economia locale sostengono altro: «l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ha già completato l’adeguamento tecnico funzionale del Piano regolatore portuale». Lo si legge in un comunicato della Regione Puglia, dove il presidente Antonio Decaro sottolinea: «Una scelta incomprensibile che chiediamo quantomeno ci venga spiegata».

L’offshore viene chiesto anche da industriali e Cgil

Non è solo una  querelle politica. Il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, denuncia una scelta che desta «forte preoccupazione e allarme» e, come si legge nella Gazzetta del Mezzogiorno, il rappresentante degli industriali sottolinea «il ruolo che l’eolico offshore potrebbe avere nel percorso di riconversione industriale del territorio, anche attraverso investimenti, attività di assemblaggio e manutenzione, formazione e nuova occupazione per i lavoratori dell’ex Ilva».

record eolico

Si unisce al coro il segretario generale della Cgil Taranto, Giovanni D’Arcangelo, che denuncia «l’ennesimo definanziamento per il territorio» e richiama le ricadute occupazionali del progetto, anche per i lavoratori dell’ex Tct.

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Molto dettagliato e ricco di date e riferimenti legislativi il comunicato dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio (AdSPMI), che in sintesi afferma di aver risposto a tutte le richieste ministeriali e di aver «appreso solo questo martedì della rimodulazione delle risorse e quindi della necessità di adeguare il progetto alla nuova dotazione». Da Roma manca una chiara spinta per accelerare sul progetto.

La Regione Emilia Romagna: «Si rischia di far scappare gli investitori»

A maggio, a Vaielettrico, il presidente De Pascale aveva sottolineato senza mezzi termini che la Regione vuole superare abbondantemente i target al 2030, ma esistono problemi politici. «È il Governo che autorizza e poi, nel nostro caso, ostacola i progetti di eolico offshore, creando rallentamenti che di fronte all’attuale situazione geopolitica non possiamo permetterci». Messaggio chiaro.

Eolico offshore
Irene Priolo, l’assessore regionale all’ambiente

Quasi cinque mesi dopo, nulla si è mosso, come denuncia l’assessora all’Ambiente Irene Priolo sul progetto Agnes di Ravenna: «non si è sbloccato nulla». Si sta creando un rischio: «più i tempi si dilatano e più gli investitori rischiano di abbandonare. E per noi sarebbe veramente un problema». Il riferimento è ai risultati che bisogna portare a casa entro il 2030. «Per noi significherebbe un gigawatt di potenza, quindi dal punto di vista degli obiettivi target ci posizionerebbe molto bene».

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Se a Taranto il ministro ha tranquillizzato sulle risorse, qual è la risposta per la Romagna? «Nell’ultimo confronto col ministro Gilberto Pichetto Fratin c’era un tema legato alle aste e al valore rispetto alla tipologia di impianto, flottante o tradizionale. Le aste oggi sono bloccate, per noi sarebbe veramente un problema: soprattutto l’impianto di Ravenna aveva in sé la possibilità di un ulteriore ampliamento di potenza. Legava l’eolico e il fotovoltaico flottante, quindi Ravenna si poteva configurare come hub energetico». Sembra un De profundis.

progetto agnes

Il vicepresidente Vincenzo Colla, ad agosto, al Sole 24 Ore aveva fatto riferimento alle aste: «Agnes ha già tutti i permessi. Si sta solo aspettando il bando che determini una tariffa idonea a garantire l’investimento». Non sono le Regioni che frenano, in questo caso.

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