Eni e Seri Industrial: nasce la filiera italiana delle batterie stazionarie LFP

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Eni e Seri Industrial  annunciando l’ accordo per sviluppare una filiera industriale dedicata alle batterie al litio ferro fosfato (LFP). L’intesa punta alla produzione di celle, moduli e sistemi di accumulo destinati soprattutto allo storage stazionario, un segmento destinato a diventare sempre più strategico con la crescita delle rinnovabili.

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Lavorazione delle batterie LFP nell’impianto FAAM di Teverola

Il progetto coinvolge le società Eni Industrial Evolution e FIB, controllata da Seri Industrial con il marchio FAAM, e rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di una catena del valore europea delle batterie.

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Lo storage diventa centrale nella transizione energetica

L’accordo tra Eni e Seri Industrial arriva in una fase in cui i sistemi di accumulo sono considerati una componente indispensabile per accompagnare l’espansione di fotovoltaico ed eolico. La capacità di immagazzinare energia quando la produzione è abbondante e renderla disponibile quando sole e vento non bastano è ormai uno degli elementi chiave della transizione energetica.

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Per questo motivo le due aziende hanno deciso di puntare sulle batterie LFP (litio-ferro-fosfato), una tecnologia che negli ultimi anni si è affermata grazie ai costi competitivi, all’assenza di cobalto e nichel e a caratteristiche di sicurezza particolarmente apprezzate nelle applicazioni stazionarie.

Dalle celle ai sistemi completi di accumulo

L’intesa prevede lo sviluppo di attività che coprono più fasi della filiera: dalla produzione di celle e moduli LFP fino all’assemblaggio di sistemi completi per l’accumulo energetico e per applicazioni di mobilità elettrica in ambito industriale e commerciale.

FAAM (Gruppo Seri): prima Gigafactory italiana nell’ex Whirpool

Si tratta dell’evoluzione di un percorso iniziato già nel 2024, quando Eni e Seri Industrial avevano annunciato l’obiettivo di creare una piattaforma industriale integrata tra il sito Eni di Brindisi e gli impianti del gruppo Seri a Teverola, nel Casertano. Il progetto include anche attività legate ai materiali attivi e, in prospettiva, al riciclo delle batterie.

Brindisi e Teverola, il polo italiano delle batterie

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La gigafactory di FAAM a Teverola

Il cuore dell’iniziativa resta il Mezzogiorno. A Brindisi è previsto lo sviluppo delle attività industriali collegate alla produzione delle batterie, mentre a Teverola, in provincia di Caserta, FIB sta portando avanti un impianto complementare. L’obiettivo dichiarato è costruire una filiera integrata capace di competere a livello europeo.

eni seri industrialSecondo i termini dell’accordo la joint venture esistente, Eni Storage Systems, completerà una linea di assemblaggio per sistemi di accumulo su larga scala (BESS) a Teverola-Brindisi entro l’inizio del 2027 e una seconda gigafactory con una produzione di oltre 8 GWh all’anno entro il 2029. Nell’ambito dell’operazione, Eni Industrial Evolution acquisisce una partecipazione del 30% in una nuova società costituita da FIB. Verserà una componente fissa di 55 milioni di euro per la partecipazione, oltre a eventuali meccanismi di adeguamento del prezzo. L’accordo sarà finalizzato entro i prossimi cinque giorni. Il progetto mira a conquistare oltre il 10% del mercato europeo delle batterie stazionarie.

Un progetto che guarda all’autonomia europea

La dipendenza dalle catene di fornitura asiatiche continua a rappresentare uno dei principali nodi industriali europei nella transizione energetica e Bruxelles spinge da tempo per la creazione di capacità produttive locali.

Dopo la cancellazione del progetto Termoli da parte del Gruppo Stellantis attraverso la joint venture ACC, il progetto Eni-Seri Industrial potrebbe rappresentare l’unico tentativo concreto di costruire una gigafactory di batterie in Itali. Il segmento delle batterie per accumulo statico è in fortissima espansione anche nel nostro Paese ed è  meno esposto alla concorrenza di quello delle batterie per l’automotive.

  • LEGGI anche: “Il futuro delle batterie lo scrive l’Asia. All’Europa resta il riciclo (forse)” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (2)
  1. Edwin Abbott

    ENI che si butta sulle batterie!? Ma allora il Governo è finito? Oppure gli serve come ufficio commerciale, ehm, cioè …”in carica” finché hanno smaltito le riserve di fossili?

  2. Qualunque sia il mix energetico adottato (ed a qualunque livello di F.E.R raggiunto) l’ accumulo di energia prodotta è indispensabile (anche se non sempre con B.E.S.S ) perché la modulazione frequente delle centrali (nucleari o turbo gas o pale eoliche) ha enormi costi che le società fornitrici preferiscono evitare (ultimamente pure “regalando corrente” pur di non dover frenare gli impianti).

    Bene che si tenti una filiera europea e nazionale ma da sostenere con continuità e convinzione perché è sempre un settore strategico basilare a tutte le altre attività.
    Senza energia (in caso di interruzione malevola o fortuita) non si può stare .. dipendere dagli altri paesi (importando tutto) non è saggio (e lo vediamo ogni volta con ciò che influisce sul prezzo Idrocarburi)…ne va della solidità dell’ economia nazionale, sempre più a rischio crollo ultimamente.
    Fa comunque piacere vedere che tutti i grandi nomi dell’ industria italiana idrocarburi stanno investendo ora nelle F.E.R. non è greewashing…di green ci sono i dollari 💵💵💵

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