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Energia pulita e auto elettriche, così’ decolla il Green Deal Ue

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Il neo Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen

Trasporti sempre più sostenibili, quindi elettrici, e generazione elettrica sostenibile, quindi da fonti rinnovabili. Sono due dei sette capitoli del Green Deal europeo approvato stanotte dal Consiglio europeo su proposta del Presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. Unica eccezione la Polonia che non l’ha sottoscritto, vincolata com’è dalla dipendenza dal carbone (80% circa del suo mix energetico). Il piano mobiliterà investimenti per 260 miliardi all’anno, pari all’1,5% del Pil, per dimezzare le emissioni clima alteranti entro il 2030 e azzerarle nel 2050. 

L’annuncio è arrivato proprio nel giorno in cui Greta Thunberg è stata eletta Persona dell’anno 2019 dalla rivista Time. L’emergenza climatica entra così prepotentemente nell’agenda politica mondiale per il prossimo anno.

Sette capitoli, 50 azioni per il clima

Il Green Deal impegna l’Ue a fare tutto il necessario per rispettare l’Accordo Onu di Parigi sul clima, e “decarbonizzare” totalmente l’economia europea nel 2050. Da quella data le emissioni clima alteranti saranno così’ basse da essere compensate dai “pozzi di assorbimento” naturali cioè oceani e foreste. Tappa intermedia il 2030 quando le riduzione delle emissioni rispetto al 1990 dovrà essere del 55%, anziché del 40% iniziale. Il piano si articola in sette capitoli e 50 azioni concrete che saranno disciplinate nel dettaglio da leggi europee entro il 2021.  Comprenderanno la riforma della “Borsa delle emissioni” Ets, i target nazionali di riduzione delle emissioni, l’aumento dell’efficienza energetica, l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili, la riduzione delle emissioni da automobili e furgoni.

Avanti tutta con le fonti rinnovabili

 

Entro giugno 2021 verrà presentata anche una proposta di revisione della tassazione sull’ energia, e nello stesso anno la proposta per la “carbon tax” alle frontiere, una sorta di “dazi climatici” di compensazione per i prodotti provenienti da Paesi che non attuano rigorose politiche di contrasto i cambiamenti climatici.

Rivoluzione elettrica nei trasporti

Il Green Deal europeo vuol essere anche un piano per l’ambiente in generale, contro pesticidi, plastica, consumo del suolo e per la biodiversità. E una globale strategia di rilancio economico, innovazione e trasformazione. Il punto di partenza sarà il cambiamento sistemico di due settori che con interessano da vicino: l’energia e l’elettrificazione dei trasporti.

La green economy fa crescere il PIL

«E’ la nostra nuova strategia di crescita» ha affermato Von der Leyen esibendo una tabella che dimostra come già negli ultimi vent’anni lo sforzo di sostenibilità nel Vecchio Continente, non abbia pregiudicato lo sviluppo economico. Vedi il grafico qui sotto.

Uno degli elementi essenziali del Green Deal è il “Just Transition Fund”, ovvero un fondo di 100 europeo miliardi provenienti dal bilancio europeo che dovrà sostenere la transizione energetica e la riconversione produttiva e sociale nelle economie più dipendenti dall’”economia fossile”, e in particolare dal carbone, come la Polonia e la Repubblica Ceca.

 Per smuovere la politica serve anche Greta

Metterli in campo non sarà facile, viste le resistenze di molti governi euroscettici ad alimentare meccanismi di solidarietà europea (vedi il caso del MES). La polonia si è già sfilata, altri Paesi dell’Est l’hanno approvato ma potrebbero creare intoppi nella fase di attuazione. Anche se la Commissione proporrà che le risorse destinate al fondo e agli altri investimenti nella svolta green dei singoli Paesi siano scorporati dal computo del deficit dei singoli bilanci pubblici. Molto dipenderà dal sostegno dell’opinione pubblica. In questo senso è un ottimo segnale il riconoscimento delle rivista Time a Greta e al suo movimento Friday for Future.

E l’Italia? Può farcela così

Il Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima) italiano è basato oggi sul vecchio target di una riduzione delle emissioni del 40% rispetto al 1990 nei prossimi dieci anni. Ma in base a uno studio di Eurac Research, l’attuazione del Pniec così com’è farà aumentare il costo annuale del sistema energetico italiano del 5,4%. E non basterà ad impedire che il nostro budget di emissioni residuo (3,8 miliardi di tonnellate di CO2) si esaurisca prima delle fine del decennio. Quindi bisogna fare di più e farlo meglio.

Basandosi su un sofisticato modello matematico elaborato dai ricercatori dell’Istituto di Bolzano, Eurac Research ha così messo a punto un piano più virtuoso che consente di ridurre le emissioni di COdi un ulteriore 10%, mantenendo invariata la spesa energetica.

La sede di Eurac Research a Bolzano

“Auto elettriche al 20% del totale”

Questo scenario è raggiungibile con una forte spinta della mobilità elettrica, delle rinnovabili per il settore elettrico e dell’efficienza energetica. La mobilità elettrica dovrebbe infatti toccare il 20% del totale dei veicoli, la capacità totale delle installazioni fotovoltaiche dovrebbe arrivare a 86 gigawatt e quella delle installazioni eoliche a 48 GW (oggi questi valori sono rispettivamente 19 e 9 circa). Oltre a questi interventi, lo scenario avanzato 2030 considera che il 30% degli edifici dovrebbe essere risanato dal punto di vista energetico.

“Fotovoltaico ed eolico da raddoppiare”

«Si tratta di obiettivi molto ambiziosi, ma il nostro studio mostra che fare meglio in termini di emissioni inquinanti è possibile ed è soprattutto una grande opportunità economica, al momento ancora poco sfruttata» ha affermato Wolfram Sparber, direttore dell’Istituto per energie rinnovabili di Eurac Research. Lo scenario individuato dai ricercatori riduce infatti i costi legati all’importazione di combustibili fossili di oltre 7,3 miliardi all’anno. Sono risorse che possono essere investite nella produzione di energia rinnovabile in loco e soprattutto nell’efficientamento energetico degli edifici.

Le risorse? Meno import di combustibili

Eurac Research ha utilizzato un avanzato modello matematico basato sull’andamento orario della produzione e dei consumi di energia elettrica, termica e dei trasporti in un intero anno. Il modello ha valutato migliaia di combinazioni energetiche e permesso loro di individuare le migliori in termini costi e di emissioni di CO2.

 

11 COMMENTI

  1. Questo piccolo passo del parlamento europeo è un gigantesco balzo per tutti noi.

    Europa, il primo continente ad impatto zero.

    Adesso dovranno essere i governi ad attuare le politiche a livello nazionale e le regioni a declinare in azioni i finanziamenti.

    Le prime azioni devono rincorrere le emergenze:

    sostituire gli alloggi di edilizia economico popolare con Active House come quelle studiate e progettate da Werner Sobek, ecosostenibili e antisismiche, in grado di generare energia dal fotovoltaico per ricaricare i mezzi elettrici delle famiglie con approvvigionamento energetico zero e cessione alle reti;

    sostituire la rete di illuminazione pubblica con smart lamp post per ricaricare le vetture elettriche anche sulle strade e realizzare finalmente parcheggi coperti, solari e verdi;

    realizzare in città nuovi “piani parcheggi che respirano” per recuperare gli spazi a parcheggio lungo le strade, spazi necessari a creare piste ciclabili e collegare anche le ciclovie regionali e transfrontaliere;

    installare i combustori solari per creare idrogeno ed ossigeno dall’acqua attraverso il fotovoltaico ed alimentare i mezzi pesanti a fuel cell;

    installare concentratori solari con motore a ciclo Stirling per produrre elettricità;

    recuperare l’energia dalle maree con la turbine di Wells attraverso lo spostamento della colonna d’acqua oscillante che sfrutta l’energia delle onde;

    sostituire le centrali di cogenerazione con turbogas ad alto rendimento alimentate da metano e biogas da rifiuti;

    realizzare centrali di digestione dei rifiuti organici per valorizzare la frazione umida da raccolta differenziata attraverso il procedimento naturale che inizia nei biodigestori e da cui si ricava energia elettrica, energia termica, compost, biometano, acqua purificata e CO2;

    rendere efficienti i sistemi di trasporto pubblici, realizzare nuovi parcheggi di interscambio nella cintura cittadina e favorire la micro mobilità elettrica sharing;

    al sud, realizzare nuove centrali per generare energia elettrica dalle fonti rinnovabili con il solare termodinamico di Rubbia, con il tulipano solare israeliano di Aora che attraverso l’espansione del gas fa girare le pale delle turbine e con l’OMSoP – Optimised Microturbine Solar Power System di Enea.

    Prossimi POR FESR 2021-2024.

    • Tutti, nessuno escluso, devono essere consapevoli che i popoli francesi, italiani, tedeschi, spagnoli, greci, portoghesi, polacchi, irlandesi, olandesi e tutti gli altri sono diventati cittadini europei, popoli di un continente portatore di civiltà e che i suoi abitanti, giunti in ondate successive fin dagli albori dell’umanità, prima che esistessero le nazioni, vi hanno progressivamente sviluppato i valori che sono alla base dell’umanesimo: uguaglianza degli esseri umani, libertà, rispetto della ragione.

      Se non siamo convinti che l’Europa è unificata e che intende proseguire questo percorso di civiltà, di progresso sostenibile e di prosperità per il bene di tutti i suoi abitanti, compresi i più deboli e bisognosi; che vuole restare un continente aperto alla cultura, al sapere e al progresso sociale; che desidera approfondire il carattere democratico e trasparente della vita pubblica e operare a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo, se non abbiamo questa convinzione, allora resteremo soli, rinchiusi nella nostra storia nazionale, indecisi a superare le antiche divisioni e incapaci di forgiare il nostro comune destino di popolo europeo.

      “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.”

      John Donne, 1572-1631
      Da Meditazione XVII “Devozioni per occasioni d’emergenza.” (1623), XVII
      From Meditation XVII “Devotions upon Emergent Occasions” (1623), XVII

  2. Carissimo Dott. Degli Esposti,

    l’Esimio Dott. Tedeschini ha scatenato la guerra civile con il suo articolo “Teniamoci il diesel, il carbone, i morti…ce li meritiamo“ mentre per questo suo articolo fondamentale e sistematico sulle scelte politiche dell’Ue che governeranno sul nostro futuro, il nostro lavoro e la trasformazione delle nostre città non c’è interesse.

    Agli italiani (Sardine a parte) cosa interessa?

    • Interessa non cambiare nelle proprie abitudini, massimo conservatorismo, che i cambiamenti avvengano altrove, senza disturbare e portando solo immediati vantaggi!
      E con ció si devono scontrare nelle scelte politiche, per cui rende di piú sia negli articoli che politicamente parlare alla pancia ed eventualmente accusare altre parti di pretendere ció che non é realisticamente rimandabile

    • Ho l’impressione, Alberto, che le sardine e i ragazzi di Friday for Future non siano affatto “a parte”

      • Massimo, sarà il mio pessimismo cosmico, ma per ora siamo all’entusiasmante fase dell’esclamazione “Ho un piano!”.

      • Quarantanove Paesi hanno dichiarato di volersi approvvigionare al 100% da fonti di energia rinnovabili entro il 2050.

        Gli investimenti del Green Deal saranno per le rinnovabili e porteranno impiego soprattutto tra i giovani in overeducation, quelli che svolgono attualmente un lavoro non allineato al livello degli studi raggiunto. Tra questi, sono convinto che le società che investiranno, sceglieranno per le loro motivazioni ed ideali proprio i ragazzi di Fridays for Future e Sardine. Hanno una marcia in più: la motivazione nel migliorare il mondo, non nel guadagnare soldi.

        Non perdano tempo ad educare genitori e politici.

        Agiscano e basta.

    • Purtroppo, Alberto, noi italiani siamo indubbiamente un popolo creativo e questo ci viene agevolmente riconosciuto da secoli in giro per il mondo. Tuttavia non sappiamo sfruttare i piani. Intendo quelli dove qualcuno esclama “Ho un piano!” ed espone una serie di passi che eseguiti sollecitamente e correttamente portano a raggiungere l’obiettivo prefissato dal piano stesso.

      Per l’esclamazione ce la possiamo anche fare. E in effetti molti esclamano e spesso. A destra, a sinistra, a Genova, a Palermo e a Venezia esclamano da decenni. Tiriamo anche fuori i soldi per eseguire il piano. Ma poi tutto si arena. Il tempo passa e i soldi sono persi. “Incredibilmente” (sic, mi autocito) nessuno è responsabile. Oppure l’inchiesta si protrae oltre la vita naturale degli indagati. Invece di chiedere una Guantanamo sull’isola di Pianosa per interrogare quelli che hanno firmato le carte, la pubblica opinione esclama “Ho un piano!” e la giostra gira. Una sorta di lungo ininterrotto banchetto prima del diluvio universale.

      Il macigno dei 2300 miliardi di buco nei conti pubblici sono a testimonianza di questa nostra grossa lacuna. Più che lacuna, probabilmente una patologia culturale.

      Quindi ottimo il piano europeo per lasciarci alle spalle gli idrocarburi, ma noi italiani siamo destinati al traino. Dici che sia troppo pessimista? No, realisticamente guardo il tenore dei commenti su VaiElettrico. Poche opinioni e osservazioni sensate e circostanziate dissaminate in un mare di ignoranti, semianalfabeti, persone che non riescono neppure a mettere in fila due fatti e trarre una conclusione. Questi sono tutti nostri concittadini. Questa è l’armata Brancaleone che non pensa neppure a superare la crisi planetaria che rischia di portarci all’estinzione.

      Questa amara constatazione però non mi abbatte. Gli italiani rappresentano solamente lo 0.008% della popolazione terrestre.

      “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.” — Charles Darwin

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