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Enel accelera la svolta green: più rinnovabili e addio al carbone

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Enel accelera la svolta green: più rinnovabili e addio al carbone. Questo per arrivare a un mix nella generazione elettrica in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Onu.

Per raggiungere più velocemente i target di decarbonizzazione, nel prossimo triennio il gruppo Enel accelera l’impegno, mettendo il turbo agli investimenti. Nel nuovo piano industriale presentato oggi dall’Ad Francesco Starace vengono stanziati in tutto 28,7 miliardi (+11%) in tre anni. Di questi,  14,4 miliardi saranno destinati alla decarbonizzazione. Saranno sostituiti impianti di generazione convenzionale per una capacità di 5,4 gigawatt, sostituiti da fonti rinnovabili. In particolare è prevista la chiusura di 4 centrali a carbone nei prossimi tre-quattro anni in Italia, Spagna e Cile che saranno rimpiazzati da impianti “puliti” per un investimento complessivo di 5,6 miliardi. In Brasile e Usa saranno realizzati impianti per 4,7 miliardi a sostegno di accordi di fornitura con clienti commercial e industriale. Altri 1,2 miliardi saranno destinati a nuovi mercati o di recente ingresso.

EnelX mette il turbo alla mobilità elettrica

L’aumento della capacità istallata sarà di 14,1 gigawatt entro il 2022 (con una media di 4,7 gigawatt all’anno contro i 3 nel 2019), per un totale di capacità a livello globale di 60 gigawatt. Al miglioramento di efficienza per infrastrutture e reti saranno destinati 11,8 miliardi. In particolare la società di servizi innovativi EnelX investirà 1,1 miliardi per lo sviluppo di piattaforme per la gestione della mobilità elettrica e dei sistemi di demand response. I punti di ricarica per veicoli elettrici a livello mondiale saranno quasi decuplicati:  dagli attuali 82 mila a 736 mila. Il 95% degli investimenti del triennio sono inclusi tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (SDG), tra decarbonizzazione, digitalizzazione ed elettrificazione.

Starace: “Decarbonizzare, come chiede l’Onu”

L’amministratore delegato dell’Enel Francesco Starace

«Il nostro nuovo piano prevede maggiori investimenti rispetto a quello precedente, finalizzati direttamente al perseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite» ha commentato Starace. «Il 2019 ha segnato un punto di svolta per le dinamiche di trasformazione del settore energetico a livello globale e ci aspettiamo un’accelerazione dei trend di decarbonizzazione ed elettrificazione nei prossimi anni», ha proseguito l’ad.

Enel accelera anche i profitti

Nonostante i «significativi investimenti nella crescita delle rinnovabili, riducendo progressivamente la generazione da fonti termoelettriche _ ha aggiunto Starace _ la  solidità di questo piano strategico e la significativa visibilità sui risultati ci consentono di confermare il target di utile netto ordinario di gruppo per il 2020 e di aumentare quello del 2021 rispetto al piano precedente ». L’obiettivo di Enel è raggiungere 6,1 miliardi di profitti nel 2022 (contro 4,8 miliardi attesi per fine anno, in aumento del 27%). Il monte dividendi è destinato a salire da 3,3 miliardi prospettati per l’esercizio 2019 a 4,04 miliardi promessi per il 2022.

Per sostenere gli investimenti l’indebitamento  tornerà verso i livelli record raggiunti da Enel nel 2007 per l’acquisto della spagnola Endesa. Aumenterà di 1,4 miliardi a 47,3 miliardi nel 2022 contro 45,9 miliardi di fine 2019. L’aumento dell’esposizione finanziaria sarà però sostenuta dalla crescita dell’Ebitda, che è previsto superare i 20 miliardi per fine 2022 rispetto a 17,8 miliardi attesi per fine anno (+13,8%).

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13 COMMENTI

  1. Io dico solo una cosa perche non prendono in considerazione anche nuovi brevetti nel campo eolico come il nostro che é l unico al mondo che può fare deposito di energia ed è anche molto meno costoso e impegnativo delle pale eoliche in piu e tutto agro compatibile, mi viene da dire solo una cosa cioè perché non c’è abbastanza guadagno per loro ed è un vero peccato sarebbe un bene per il mondo .

      • In poche parole il nostro impianto è modulare multirotore è un telaio di alluminio quadrato che mettendolo in piedi diventa un rombo così facendo possiamo sostenerlo dal alto con dei cavi fissati a tera in base al lato che vogliamo fare ci stanno diversi rotori da 2 metri più è grande e più rotori ci stanno dentro , poi il vento passa attraverso un tubo che al interno ha dei deviatori di flusso posizionati in modo che il vento acceleri la sua velocità diciamo che fa un effetto centrifuga poi al uscita trova il rotore fatto di 8 pale già allineate con lo statore così facendo la rotazione viene innescascata a bassissimo vento , nel rotore abbiamo un mini compressore che girando deposita aria compressa in una cisterna sotto terra così facendo quando fa vento l impianto continua a depositare aria poi quando vogliamo basta far girare un generatore per trasformare l aria compressa in energia pulita , lo spiego a grandi linee perché vorrei essere contattato per i dettagli di chi veramente è interessato . È già fornito di riposizionamento tramite un anemometro così facendo quando il vento aumenta troppo l impianto si mette in pausa e sventa come una bandiera e tutto costruito con materiali leggerissimi e trasparenti .

  2. Inoltre non mi risulta che l´energia dalle loro colonnine di ricarica pubbliche abbia certificazione di origine rinnovabile, il che sarebbe anche un importante valore aggiunte per molti utilizzatori di auto elettriche solitamente piú attenti alle tematiche ambientali

  3. Enel ha ancora 5 centrali a carbone in Italia che sarebbe bene che rimpiazzasse con rinnovabili (escluse le biomasse) ben prima del limite temporale del 2025 indicato dal Governo

    • “Ben prima” è impossibile. Autorizzazione, progettazione e costruzione di una nuova centrale meno inquinante, per esempio a gas naturale, richiede almeno 4 anni. A mio parere sarebbe più lungimirante darsi una scadenza leggermente più lunga, oltre il 2025, ma rimpiazzando il carbone solo con fonti rinnovabili

      • In India ad esempio, hanno costruito la centrale fotovoltaica di Kamuthi da 648 MW, a confronto la centrale di La Spezia é da 600 MW, in 8 (otto) mesi; certo non si puó fare un confronto uno ad uno tra le due soluzioni, hanno caratteristiche diverse, e non necessariamente bisogna costruire una grosso parco fotovoltaico, ci sono anche altre soluzioni, ma dovrebbe comunque rendere l´idea sulle possibilitá

        • L’Italia non è l’India. Non possiamo immaginare mega impianti fotovoltaici che occupano chilometri quadrati di territorio, quanto piuttosto una generazione diffusa sui tetti. Molto più complessa da programmare e gestire.

          • A mia opinione qualche grande impianto fotovoltaico avrebbe ben ragione di esserci specialmente nel sud Italia che gode di maggiore radiazione solare e quindi maggior produzione e ritorno in tempi brevi dell´investimento, oltre che creare lavoro in zone depresse; certo una diffusione del fotovoltaico sulla maggior parte dei tetti vorrebbe dire localizzare l´offerta dove c´é la domanda ma, seppure incentivato, si scontra con le resistenze e le possibilitá dei privati ed i tempi di un adozione privata molto diffusa sono superiori a quella dell´ammortamento di impianti di grandi dimensioni appropriatamente dislocati. Anche l´agro fotovoltaico si é mostrato conveniente oltre che piú facilmente integrabile senza rinunciare ad ampie superfici di terreno.
            Un parco eolico da 50 MW puó essere costruito in un semestre.
            Mercedes-Benz Energy ha convertito una centrale a carbone in un impianto di accumulo usando centinaia di moduli di auto elettriche.
            Le alternative ci sono senza dovere aspettare circa un decennio perché siano attuate

          • Considerando che il prezzo FOB dei pannelli PV all’ingrosso è sceso ampiamente sotto USD 0.20/W, installare diciamo 30 GWp (circa equivalente nominale a una trentina di piccole centrali elettronucleari) nell’arco di un un decennio costerebbe all’Italia circa 5.46 miliardi, cioè 546 milioni di euro l’anno.

            Direi che il costo dei materiali principali NON pare essere il problema che separa l’Italia del 2030 da 30 GWp di solare…

            Arrontondando a 1 miliardo l’anno, penso che un incremento pianificato del deficit con quell’obiettivo troverebbe numerosi sostenitori anche Bruxelles, vista la prospettiva di ridurre progressivamente le dipendenze energetiche dall’estero di Italia/UE nell’arco temporale 2020-2055 e di fornire posti di lavoro stabili per 10+ anni.

          • Cosa può fare lo Stato? Ricoprire di pannelli solari 150 km quadrati di terreno demaniale? Oppure incentivare i proprietari ad abbandonare la coltivazione dei loro terreni per tappezzarli di impianti fotovoltaici?. Ricavando, tra l’altro, tutta energia non programmabile, quindi da stoccare in qualche modo o da equilibrare in rete con una gestione delle forniture e dei contratti molto complessa. Non è impossibile, penso, ma è sicuramente una sfida che non dipende solo dai soldi. Comunque, un tema interessante da porre ai vertici del sistema elettrico nazionale.

          • No, no! Per una volta, Massimo, completamente d’accordo con il motto “Prima i tetti!”

            A livello europeo, penso sia assolutamente strategico investire sulla ricerca di una generazione più distribuita possibile di energia elettrica. Questo direttamente per acquisire know-how, competenza, brevetti e sviluppare l’industria etc. Indirettamente per rendere meno vulnerabile la grid europea nella prospettiva di eventi atmosferici progressivamente più estremi.

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