Home Academy Emissioni globali di CO2, i trasporti tirano la volata

Emissioni globali di CO2, i trasporti tirano la volata

11
CONDIVIDI

Meno carbone, ma più petrolio e più gas: le emissioni globali di CO2, così, rallentano la corsa, ma continuano ad aumentare. Toccando il nuovo massimo  storico di 36,8 miliardi di tonnellate. Il settore dei trasporti, a partire dall’auto, è l’unico che non  dà alcun segno di rallentamento delle emissioni. Lo rivela l’ultimo rapporto annuale del Global Carbon Project (Gcp) presentato a Madrid nell’ambito dei lavori del COP25. L’aumento delle emissioni globali di CO2 dovrebbe attestarsi quest’anno attorno allo 0,6%, ma le stime non possono essere precise “date le incertezze nella proiezione”.

CO2, da dove viene e dove va a finire

Deforestazione e combustione di carburanti fossili liberano CO2 nell’ecosistema. Viene assorbita dagli oceani, provocando l’acidificazione dell’acqua, catturata dagli organismi viventi, e in misura crescente dispersa in atmosfera

Gas e petrolio al posto del carbone E le rinnovabili?

La forte riduzione nel consumo di carbone ha ridotto dello 0,9% le emissioni di CO2 derivanti dall’uso di questo combustibile, ma aumentano dello 0,9% quelle relative al petrolio e del 2,6% quelle da gas naturale.

In sostanza il settore della generazione elettrica continua a dismettere centrali a carbone, ma le rimpiazza principalmente con più sostenibili centrali a gas naturale anziché con fonti rinnovabili.

Il trasporto è la pecora nera dell’inquinamento

E i derivati dl petrolio continuano a far la parte del leone nel settore dei trasporti, che resta quello più indietro nel contenimento delle emissioni clima alteranti.

Il consumo di petrolio continua ad impennarsi nei trasporti, mentre cala sensibilmente in tutti gli altri settori

 

Il settore dei trasporti è quello che non ha mai interrotto il suo trend di crescita nelle emissioni di CO2

La concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto nel 2018 una media di 407,4 parti per milione (ppm) e dovrebbe aumentare di 2,2 ppm nel 2019 per raggiungere circa 410 ppm.

Nel 2018 l’aumento delle emissioni era stato maggiore (2,1%) come superiore era stata la media di aumento annuo in tutto il periodo 2000-2018 (3%). Prendendo invece il periodo dal 2010 ad oggi la media era scesa allo 0,9%, soprattutto grazie alla sostanziale stabilità nei tre anni di crisi 2014-2016.

I buoni e i cattivi delle emissioni globali

I Paesi più virtuosi sono quelli dell’Unione Europea, dove grazie a un forte aumento delle energie rinnovabili le emissioni sono costantemente diminuite nel decennio dell’1,4% all’anno e diminuiranno nel 2019 dell’1,7%. Anche negli Stati Uniti sono diminuite dell’1,1% all’anno dal picco del 2005 e la tendenza prosegue nel 2019 con un calo previsto dell’1,7%.

La Cina fa progressi ma va ancora a carbone

Secondo il rapporto, in Cina aumenteranno del 2,6%; le emissioni cresceranno anche in India, ma a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti, circa l’1,8%.

Nella classifica delle emissioni pro capite svettano sempre gli Stati Uniti, seguiti a distanza dall’Europa e dalla Cina quasi appaiate. Lontanissimi l’India e i Paesi meno sviluppati.

Europa la più virtuosa, ma non basta

L’Europa svetta anche nell’efficienza energetica, riuscendo a ridurre costantemente le emissioni per unità di Pil. In altre parole, riuscendo a crescere in modo più sostenibile. Ma è la Cina ad aver compiuto i maggiori progressi nell’ultimo mezzo secolo.

Rapporto fra unità di Pil ed emissioni di CO2

In termini assoluti va alla Cina il primato dei Paesi più inquinanti con oltre 10 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 28% del totale. L’Italia è al 19esimo posto con 338 milioni di tonnellate emesse.

Emissioni e clima: gli scenari al 2100

Come può variare la temperatura globale del pianeta in rapporto alle emissioni annue di CO2 in atmosfera

«Centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi diventa una battaglia estremamente difficile da vincere”, ha ammonito Philippe Ciais, uno degli autori dello studio. «Il forte aumento di utilizzo del carbone registrato nel periodo 2000-2010 – ha aggiunto Pierre Friedlingstein, docente dell’università di Exeter, nel Regno Unito,  principale autore dello studio – si è arrestato. Ma da parte della Cina, ad esempio, non arrivano ancora segnali chiari di abbandono di tale fonte».

Il clima presenta il conto. Salatissimo in Italia

Quasi in contemporanea è stato diffuso un secondo rapporto, il Climate Risk Index 2020,  di Germanwatch sui danni già causati dai primi effetti del cambiamento climatico. Solo in Italia gli eventi estremi (tempeste, inondazioni, incendi) manifestatisi in seguito al climate change hanno causato 19.947 morti negli ultimi 20 anni e danni economici per quasi  33 miliardi di dollari. Nel solo 2018 i morti sono stati 51 e il valore dei danni 4,18 miliardi di dollari. L’Italia è sesta in classifica per numero di morti, e 18 esima per il valore dei danni.

LEGGI ANCHE:COP25: abbiamo fatto guerra al Pianeta, lui contrattacca

 

 

11 COMMENTI

  1. Trovo che il Climate Risk Index sia una truffa e una trappola per idioti, infatti è compilata dal NON autorevole Germanwatch, tipo Novella3000. Dire che negli ultimi 20 anni in Italia vi siano stati 19947 morti vuol fire una media di 1000 all’anno. Nel 2018sono stati 51. Nel 2019 forse neppure 20. Quindi da dove scappano gli altri quasi ventimila fra il 1999 ed il 2017? Fatti, prove? NON ci sono. Dite balle, inventate numeri. Evitate. Un altro articolo di cazzate simili e tolgo la sottoscrizione. Propaganda da talebani verdi e terroristi ambientali è patetica. Lasciatela alla ricchissima bambina handicappata svedese e ai suoi genitori manipolatori, ad Obama e alla sua villa sulla costa vista spiaggia, a Di Caprio e ad Al Gore.

    • Stia tranquillo Luca: continueremo a pubblicare tutto quello che riguarda la crisi climatica, giudicando con la nostra testa quel che è autorevole o no.

  2. Lei è fra gli editori? Le farò la pubblicità che merita allora. La vostra “autorevole” testa evidentemente non sa contare. Invece di fare l’ironico, potrebbe tentare di spiegare le cifre, oppure scusarsi per un refuso, invece non può perché palesemente false e quindi la prova che avete intenzionalmente mentito. Quindi dire cavolate aiuta la causa “verde” a colorarsi di marrone come il concime, e le sparate di numeri simili puzzano ancora di più del concime.

    • Per facilitarle il lavoro, Luca, le farò un breve e forse incompleto elenco delle testate che come noi meritano la sua censura per “non saper contare”: Il Giornale, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, ANSA, ADNKRONOS, Avvenire, Rai News, TG La7, La Stampa, TGCOM, Fanpage, Il Fatto Quotidiano, Quotidiano.net. Si dia da fare e sommerga anche loro degli insulti che riserva a noi.

      • Volentieri, quindi è un po’ come se dicesse: si tempi del nazismo tutti o quasi i giornali davano per certo che gli ebrei erano una razza da sterminare per cui i lager erano giustificati. Signor Massimo, voi avete scritto circa 20000 morti in 20 anni a causa del cambiamento climatico ed È FALSO, UNA BUGIA PER PRETENDERE SOLDI E TASSE PER FINANZIARE UNA POLITICA AMBIENTALE INUTILE E DANNOSA. Si deve giustificare altrimenti questo è FALSO IDEOLOGICO. Non ci sono stati quasi 20mila morti in Italia a causa dei cambiamenti climatici, quello che dite non ha basi scientifiche come non le ha il cambiamento climatico, ergo vi meritate di avere come leader una viziata ed ignorante Gretina manipolata da genitori ricchi ed ideologicamente polarizzati a fare soldi. Complimenti alla serietà.

        • Mi pare evidente, Luca, che abbiamo valori e riferimenti culturali molto diversi. Noi siamo molto preoccupati per la crisi climatica globale e apprezziamo chi si batte per ridurre le emissioni e migliorare la sostenibilità del pianeta. Cioè Greta, Al Gore, Obama a suo tempo, Di Caprio, l’Onu, l’Unione europea e tanti altri, tra cui la grandissima parte dei nostri lettori, proprio per questo interessati allo sviluppo della mobilità elettrica. Nessuno di loro usa toni aggressivi per denigrare chi la pensa diversamente. La ringrazio di aver portato l’esempio dell’antisemitismo per dimostrare dove conducono certi comportamenti, che non sono sicuramente i nostri. Sono i suoi. Perciò non si stupisca se d’ora in poi non le permetteremo più di esprimersi nei termini di un qualsiasi odiatore da tastiera.

  3. E’ una battaglia che non si può vincere, se non si cambia radicalmente la visione del mondo. Il capitalismo ha vinto, sul pianeta. E tra i suoi portati il principale è stato il conferire all’atto d’acquisto la missione di darci la felicità. E’ un’invenzione recente, che ha un padre, Edward Louis Bernays, nipote di Freud. Bernays comprese che per dare sfogo alle potenzialità dell’industria bisognava passare da una cultura dei bisogni a una cultura dei desideri, attraverso la manipolazione delle persone attraverso la propaganda. O advertising, come si usa chiamarla ora. Il settore in cui si investe di più al mondo, superato solo dall’industria degli armamenti.
    L’umanità dovrebbe investire in un cambio di paradigma, che porti a curarsi della propria felicità attraverso la relazionalità, lo studio, la condivisione.
    E invece in un mondo di persone isolate, depresse e confuse è sempre più l’atto d’acquisto l’obiettivo esistenziale. Che sia l’ennesima paccottiglia comprata su amazon, o l’auto nuova, o il viaggio sull’isola caraibica, quello è il desiderio dei cittadini del mondo ricco. E di quelli che emergono dal sottosviluppo. Peccato che l’ecosistema terrestre non ce la faccia più. 7,5 miliardi di umani, con una crescita annua di 80 milioni di esemplari, che appena possono spendono per acquistare beni superflui, porterà prima o poi (ma sarà prima) alla catastrofe. La criticità della Co2 è solo una di quelle che stanno arrivando, ci sono altri 8 settori chiave in cui siamo prossimi alla crisi: cambiamenti climatici;
    • consumo di acqua dolce;
    • ciclo dell’azoto e del fosfato;
    • acidificazione degli oceani;
    • inquinamento chimico;
    • carico di aerosol atmosferico;
    • riduzione della fascia di ozono nella stratosfera;
    • perdita della biodiversità;
    • cambiamento di uso del suolo.
    Non so quale miracolo potrà far sì che cambiamo la nostra visione del mondo, che ci farà capire che siamo solo ospiti di un sistema complesso chiamato terra.

  4. Fino poco tempo fa l’Europa era considerata una zona a clima temperato

    Oggi non e piu il caso

    Chi non teme i fattori climatici vuole semplicemente dire che non ha mai dovuto percepire direttamente o indirettamente le terribili forze distrutricci della natura

    Il negazionismo costa poco a corto termine a chi lo pratica e costa molto sul lungo termine alla communita.

    Charles Darwin ci insegna che la perpetuamento di una specie e legata non solo alla sua capacita di adattamento ma sopratutto alla velocita alla quale e capace di reagire

    Piu la politica ci fa perdere tempo di Cop in Cop piu dobbiamo individualmente applicare a noi stessi un impegno di fare un passo giorno doppo giorno verso questa direzione.

    La Fontaine ci insegna che per arrivare in tempo il modello della tartaruga non e da scartare.

    • L’Europa, nella sua estensione da Capo Nord fino a Cipro e Gibilterra, dall’Islanda fino agli Urali, è ad oggi una regione del pianeta con clima che varia dal Mediterraneo al Polare con un clima generalmente temperato con influenze oceaniche ad ovest, continentali/polari a nord ed est, mediterranee a sud. Non so in base a quali indicazioni dice che vi è una variazione. Nel 218 e 2019 abbiamo avuto due degli inverni più freddi degli ultimi cento anni in Russia, Belorussia, Ucraina e Polonia, una diminuzione della siccità nel sud europa ed intere settimane in cui tutto l’arcipelago britannico era bianco come ai tempi della mini glaciazione del 1860. il fatto che qualche sparuto arcipelago disabitato da qualche parte nel Canada del nord ovest abbia avuto un lustro di anni migliore della media non implica niente direi

      • Ma lei, Luca, ha letto l’articolo che sta commentando? Contiene, come tanti altri che abbiamo pubblicato, dati inconfutabili sul fenomeno del cambiamento climatico, validati da tutti gli istituti di ricerca del mondo. La sua crociata contro la scienza ricorda sempre più quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Confido comunque che frequentare il nostro sito le porti qualche giovamento.

  5. Se Galileo tornasse su terra e guardasse le statistiche meteorologiche non solo delle temperature ma anche delle precepitazioni e delle velocita del vento riaffermerrebe davanti al tribunale dei negazionisti “Epur si muove”
    Le pioggie subite dal Sud Est della Francia suesto stesso mese sono la testimonianza silenziosa che i fatti sono piu cocciuti delle idee

Comments are closed.