Emissioni: conviene portare a fine vita un’auto termica? Uno studio dice che…

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Cambiare presto un’auto a benzina o diesel con un’elettrica può ridurre le emissioni complessive di CO₂ più che continuare a utilizzare la vettura termica fino alla fine della sua vita utile. È la conclusione di uno studio delle università californiane di Santa Cruz e Santa Barbara, pubblicato su Science, che ha analizzato oltre 400 scenari. Nel 92% dei casi esaminati il passaggio anticipato all’elettrico risulta più favorevole per il clima, anche quando l’auto termica sostituita è molto recente.

Il risultato mette in discussione uno degli argomenti più utilizzati nel dibattito sull’impatto ambientale delle auto elettriche: l’idea che sia sempre meglio tenere una vettura termica già prodotta fino alla fine della sua vita, evitando così le emissioni necessarie per costruire una nuova automobile e soprattutto una nuova batteria.

La realtà, secondo i ricercatori J. Elliott Campbell e Roland Geyer, è più articolata. E il punto decisivo non è soltanto quando si cambia automobile, ma che cosa succede alla vettura termica sostituita.

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Il vantaggio dell’elettrico arriva dopo tre anni

Lo studio ha preso in considerazione numerosi fattori: efficienza dei veicoli, dimensione della batteria, chilometraggio annuale, emissioni associate alla produzione e, soprattutto, mix elettrico utilizzato per la ricarica.

Un’auto elettrica parte infatti svantaggiata nel bilancio climatico: produrre il veicolo e il suo accumulatore genera  più emissioni rispetto alla costruzione di un’auto termica equivalente. Ma questo “debito” iniziale viene progressivamente recuperato durante l’utilizzo.
Secondo le simulazioni, dopo circa tre anni le emissioni aggiuntive legate alla produzione dell’auto e della batteria vengono mediamente compensate dalle minori emissioni durante la marcia. Da quel momento il vantaggio dell’elettrica aumenta progressivamente.

In alcuni degli scenari analizzati, sostituire un’auto a benzina addirittura dopo appena un anno consente di ottenere un’importante riduzione delle emissioni lungo l’intero ciclo di vita.

Il bilancio climatico? E’ ok solo con rottamazione

Secondo lo studio c’è però un elemento fondamentale. Per ottenere il massimo beneficio climatico, la vettura sostituita deve essere ritirata definitivamente dalla circolazione. Se invece viene semplicemente venduta a un altro automobilista, continuerà ovviamente a consumare benzina o gasolio e quindi a produrre emissioni.

È proprio qui che entra in gioco il mercato dell’usato. Un’auto termica recente che passa a un secondo proprietario non scompare dal bilancio delle emissioni: continua a percorrere chilometri. Il vantaggio del passaggio all’elettrico si riduce quindi rispetto allo scenario in cui la vecchia vettura viene effettivamente eliminata.

Questo non significa che i ricercatori suggeriscano di rottamare sistematicamente auto ancora funzionanti. Lo studio considera esclusivamente il bilancio climatico e non tiene conto della convenienza economica per il proprietario, né di tutti gli altri impatti ambientali legati alla produzione di un’automobile nuova.

Non basta guardare alla vita residua dell’auto

La ricerca porta a una conclusione meno intuitiva: la durata residua di un’auto termica non è, da sola, un indicatore sufficiente per stabilire quale scelta sia migliore per il clima.

Quando si confrontano termico ed elettrico bisogna considerare l’intero ciclo di vita, dalla produzione alla rottamazione, passando per l’energia utilizzata e i chilometri percorsi. E soprattutto bisogna evitare di ridurre il confronto alla sola emissione iniziale necessaria per costruire la batteria.

Nel 92% degli oltre 400 scenari studiati, il passaggio anticipato a un’elettrica riduce le emissioni rispetto alla prosecuzione dell’utilizzo della vettura termica. Il vantaggio può arrivare fino al 44% anche quando l’auto sostituita ha soltanto uno o due anni, a seconda delle condizioni considerate.

  • LEGGI anche: Mobilità sostenibile, Giovannini (ASviS): «Cambiar motore all’auto non basta» e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (25)
  1. ma lo studio terrà anche conto che se io compro una bev e rivendo la mia ICE, il cui compratore a sua volta rottama la sua ICE: quindi bilancio netto positivo. (addirittura la catena potrebbe essere più lunga, come nella canzona di Branduardi).
    ci sono però altri casi interessanti: nuovi compratori di auto, penso mercati auto che sono in forte espansione. Qui il bilancio è probabilmente leggermente negativo. Ma pensa se l’espansione avvenisse con auto ICE?

  2. Ieri mi è stato chiesto “perchè gli italiani non comprano auto elettriche?”, io ho risposto “perchè sono italiani”, voi cosa avreste risposto?
    Comunque il pareggio “ambientale” con la mia BEV l’ho raggiunto dopo circa due anni e 30.000 e rotti chilometri, i restanti 4 anni e 70.000 km sono 70.000 km in meno fatti dalle mie altre auto ICE di famiglia.

      1. in Italia i tedeschi si ustionano i bianchi piedi, col nostro sole 😉

        comunque ai tedeschi chiederei che intenzioni hanno con il proseguire l’ottocentesco uso del carbone…. Almeno quello noi italiani lo abbiamo fatto…. (salvo tenere in stand by le centrali non dismesse).

    1. a me nessuna auto prima (di 7 a gasolio) aveva fatto risparmiare ben 8000 euro in soli 4 anni (e solo 54000 km) di uso…. Grazie alla BEV (che tra l’altro è costata pure meno della nuova versione ibrida del precedente SUV Diesel) ho potuto pure implementare nuovi pannelli FV sul tetto + primo accumulo domestico….

      Speriamo che almeno aziende e proprietari di abitazioni con spazi propri di parcheggio capiscano che è un investimento (soprattutto se già dotati di impianto FV )

    2. Gli italiani sono poco propensi a comperare elettrico al momento perché l’offerta di mercato, ad oggi, è ancora molto limitata come tipologie di prodotti, tecnologia ancora non matura m soggetta a sviluppi e cambiamenti molto veloci tali da valutare e rendere in alcuni casi obsoleto il prodotto acquistato dopo solo un paio d’anni .oltre che molti mezzi vengono offerti con autonomie non adeguate.

      1. Eh beh, noi italiani si che siamo saggi, mica come i tedeschi, i francesi e tutti gli altri che invece scioccamente, pur con un “offerta ancora molto limitata come tipologie di prodotti”, la “tecnologia ancora non matura e soggetta a sviluppi e cambiamenti molto veloci tali da valutare e rendere in alcuni casi obsoleto il prodotto acquistato dopo solo un paio d’anni” .oltre al fatto che “molti mezzi vengono offerti con autonomie non adeguate”, sti deficienti di altri concittadini europei si ostinano a comprare multipli di veicoli elettrici rispetto quanti ne acquistino invece i saggi italiani…
        Ma per favore!

        1. Io posso portare il mio esempio (un può fuori le righe:) possiedo 5 vetture , un GMG pick up EV batteria 200 kW, 4 ICE benzina ( 2 fuoristrada v8 , una coupé v8 una berlina v6 ) per avere una EV con caratteristiche alla pari dei pick up benzina 1 non ci sono case europee che siano in grado di produrne o ne abbiano prodotta una ma l’ho presa negli USA, investimento in denaro pari al costo di un appartamento ma attualmente se volessi rivenderla la svalutazione sarebbe del 70% (3 anni di vita) ; tecnologia di ricarica 350 kwh già ampiamente superata da piattaforme. 600 e 800 il che significa il dimezzamento teorico dei tempi di ricarica , ad oggi non ho rotto nulla ma ricambi ed officine specializzate tendenti allo “0”. Nel piatto metto ICE : abbiamo tecnologia consolidata, disponibilità ampia di ricambi originali e compatibili, officine per manutenzione ovunque (tante manutenzioni le faccio io), rivendibilita nel mercato usato molto ampia con valutazione alta anche su mezzi con molti anni e km . Vetture Bev usate: ne se ne trovano tante con tecnologia vecchia, batterie non raffreddate a liquido, senza clima/pompa di calore che giudico elementi fondamentali per una buona fruibilità del mezzo, tempi di ricarica biblici ed anacronistici per i tempi in cui viviamo, svariati e documentati problemi ma gestiti e mal o mai risolti dalle case madri o risolti solo con aggiornamento dell’intera piattaforma , prodotti limitati nella velocità per inadeguatezza dell’hardware ( vw id prime serie, piattaforme nate già obsolete come le Nissan ) . Lasciando perdere la CO2 che non fa parte del mio metro di valutazione di una vettura , quale sarebbe lo spartiacque che dovrebbe farmi scegliere una immatura Bev ad una consolidata ICE? Il monitor touch che gira? I sedili in plastica riciclata? Un interno spoglio”minimalista” dove vi ciulano più soldi di una vettura di 10 anni fa che avere più finiture materiali pregiati e curati dove il risparmio delle case madri Ve lo fanno passare come un “must ” che tu devi pagare?

          1. con le vetture che hai fai più emissioni tu della Città del Vaticano 😂😂

  3. Rottamare la mia Honda Jazz del 2009 ancora in pienissima efficienza? Il V-Tech Honda praticamente un gioiello “hilander”, ancora nuovo dopo 260k km.

  4. L’ ideale sarebbe agevolare il passaggio all’ elettrico facendo pagare meno i passaggi di proprietà a chi compra BEV usate…e magari pure la rottamazione del vecchio veicolo ICE
    così agevoleremo
    1) il rientro dell’ investimento in chi ha preso nuovo il veicolo elettrico
    2) l’acquirente del veicolo usato BEV che spende meno in tasse e burocrazia
    3) gli autosaloni e rivenditori che avrebbero maggior rotazione delle giacenze auto usate (che tra l’altro devono avere le batterie manenute a livelli di carica per lungo parcheggio…che è un costo .. ed un’ energia usata non per muoversi!)
    4) benefici ambientali ovviamente, perché più auto elettriche girano, migliore è l’aria respirata e in questa torrida estate pure il clima migliora con meno “stufe con ruote” che sprecano in calore il 70% dei costosissimi pieni carburante.

    1. Sulla rotazione dell’usato le uniche che rimangono invendute o quasi sono proprio le BEV, le ibride e le ICE vanno via praticamente subito e mi capita di vedere ICE dal oltre 100k Km vendute a prezzi allucinanti ;

      1. la legge della domanda e dell’offerta può esser sovvertita dal cambiare delle situazioni…. e questo autunno ci aspetta un periodo poco da ridere…

  5. Giovanni Battista

    Rottamazione per il mercato estero….. Grande trovata!

    Non per niente ti fanno ancora lo sconto per la rottamazione se compri un’altra auto…. Ma di questo non v’è traccia alcuna nei migliori….newspapers!
    Vero, Vai elettrico???

  6. Io riparerò finché posso e rottamerò le termiche quando saranno a fine vita non riparabili …. ma alcune forze anche no una ha compiuto venti anni ma ne rimangono pochissime quindi sarà papabile d’epoca

  7. Simone Casadei

    Lo studio andrebbe esteso all’impatto sul carbon budget residuo per il target dell’Accordo Parigi +2C (+1,5C lo abbiamo già praticamente fallito) di fabbricare e immettere sul mercato centinaia di milioni di auto elettriche in funzione aggiuntiva e non esclusivamente sostitutiva delle endotermiche. Con buona probabilità emergerebbe che – vista la CO2 iniziale che si emette attualmente in gran quantità per la realizzazione della batteria – l’unica possibilità per rendere compatibile con il target +2C la realizzazione di centinaia di migliaia di auto elettriche, é l’implementazione di filiere efficientissime del second life e del riciclo delle batterie. Il problema é che come al solito stiamo approcciando una nuova tecnologia (e questa é potenzialmente la migliore nell’automotive in termini di efficienza e minor impatto sul riscaldamento globale) in ottica consumistica, di breve termine (massimizzazione del profitto), ma non lungimirante né pianificata in coerenza coi limiti del pianeta.

    1. Lo studio dovrebbe tener conto delle politiche avverse del tipo in Sardegna al via la metanizzazione e alla non chiusura delle centrali a carbone, alla falsa soluzione dei biocarburanti e altro

      1. anche tutto il livornese è “sbranato” dal lunghissimo cantiere (84km ! ) per il rifacimento del metanodotto Livorno-Piombino di Snam
        attraversando pure pregiatissimi vigneti (qualcuno conosce Bolgheri 🍇🍷🍾??) fino al rigassificatore Italis LNG – ex Golar Tundra)…
        Ho letto di tanti movimenti anti fotovoltaico ed eolico…. di questa enorme cicatrice (si, lo so, verrà ricoperto tutto e ripristinato l’aspetto originario…) invece neppure due righe….

  8. ormai si pensa solo a cosa conviene per quanto riguarda la parte di impatto ambientale, sono il primo a essere convinto di un cambio di mentalità visto che ho 2 auto elettriche ma bisogna fare i conti con le tasche delle persone, cambiare un auto costa e caro, contribuiscano i governi che i soldi li hanno.
    Basta scaricare le politiche solo sulle persone, la politica green deve essere finanziata dai governi oggi invece sembra un ennesimo escamotage per marginare sulle entrate…

    1. -Basta scaricare le politiche solo sulle persone, la politica green deve essere finanziata dai governi-

      E i governi da dove li ciappano i soldi, mon chèr? 😉

    2. “le persone”, questa entità astratta che siamo noi , questà entità che con i soldi della tasse (che vengono vissute con lo stesso amore dei vampiri per l’aglio) che andrebbero pagate e ridistribuite in forma equa a questa stessa entià più o meno bisognosa.. eh queste persone, che devono pure spendere dei soldi per cercare di rendere migliore la vita di cui queste stesse persone ne beneficerebbero, eh che ingiustizia ha riservato il fato a queste persone, pechè mai dovrebbero spendere dei soldi per rendere l’aria più pulita? eh povere queste persone…

      1. Dai un occhiata al debito pubblico… che dimostra che i governi hanno in mano un enorme buco… e non c’è verso di calmarlo. Altro che attingere all’infinito. Serve un attenta analisi di come muovendosi sui Bev lo stato possa risparmiare e diminuire le spese… sigh..

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