L’Emilia-Romagna sulle rinnovabili fa bene: ha raggiunto l’85,58% del target previsto dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) 2026. Secondo i dati Terna, aggiornati al 30 aprile 2026, in regione risultano richieste di connessione per oltre 8,5 GW tra fotovoltaico, eolico e geotermico. In assemblea legislativa parte l’esame del progetto di legge regionale di iniziativa della Giunta per l’individuazione delle aree idonee agli impianti.
Bene i numeri: già raggiunto l’85% dell’obiettivo Pniec
I numeri di Terna confermano il buon andamento delle rinnovabili nella regione: raggiunto l’85,58% della potenza installata prevista dal target Pniec per il 2026 ma entro dicembre si devono installare circa 360 MW per rispettare la roadmap assegnata. Sul fronte autorizzazioni emerge il dominio del fotovoltaico. Le richieste di connessione in alta e altissima tensione per impianti di grande scala ammontano complessivamente a 8,5 GW: circa 6 GW riguardano il fotovoltaico, 1,2 GW l’eolico on-shore, 1,2 GW l’eolico off-shore e 24,5 MW il geotermico. Di questi, 2,3 GW sono già in iter autorizzativo e altri 2,3 GW hanno concluso l’iter o sono in fase di valutazione ambientale.

«L’Emilia-Romagna sta facendo la propria parte sul fronte della transizione energetica, con risultati concreti e numeri che dimostrano che il nostro territorio è tra i più avanzati nel percorso di crescita delle energie rinnovabili. È una sfida decisiva per la competitività del sistema produttivo, per la sostenibilità e anche per ridurre il costo dell’energia per imprese e famiglie. Servono però regole nazionali certe, tempi coerenti e investimenti sulla rete elettrica, così da consentire ai territori di accelerare ulteriormente gli interventi e dare piena attuazione agli obiettivi al 2030».
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E qui arriva la nota polemica del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale durante l’assemblea di Confindustria. «Condivido e rilancio l’appello del presidente Orsini. L’Emilia Romagna non si tira certo indietro. Ma per quanto riguarda le rinnovabili è il Governo che autorizza e poi, nel nostro caso, ostacola i progetti di eolico offshore, creando rallentamenti che di fronte all’attuale situazione geopolitica non possiamo permetterci».
Atteggiamento opposto alla Regione Sardegna, stesso colore politico, che in questi giorni sottolinea che «𝐋𝐚 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞»; il riferimento è a due progetti agrivoltaici promossi dal ministero e bocciati dalla Regione.
Satura la rete elettrica, si discute la legge sulle aree idonee
Un dato sottilineato dall’Emilia Romagna è relativo «alle connessioni alla rete elettrica. Una parte rilevante dei progetti oggi in attesa risente ancora della saturazione virtuale della rete elettrica nazionale e della continua evoluzione delle norme di riferimento, che negli ultimi anni ha prodotto rallentamenti, incertezza amministrativa e difficoltà di programmazione sia per gli operatori sia per gli enti competenti al rilascio delle autorizzazioni».
Studio sulle Cer in Emilia Romagna: tante costituite, ma poche quelle attive
Sul fronte delle aree idonee in Assemblea legislativa è previsto l’avvio dell’esame del progetto di legge regionale di iniziativa della Giunta de Pascale che completa il quadro normativo nazionale per l’individuazione delle aree idonee.

Il percorso era stato avviato dalla Regione già nel 2025, ma aveva richiesto una revisione dopo le pronunce del Tar del Lazio che avevano modificato parti della normativa nazionale sulle aree idonee, imponendo un aggiornamento del testo legislativo di riferimento per le Regioni.
Il governatore de Pascale: più competitivi con le rinnovabili
«Sulle aree idonee vogliamo dare finalmente un quadro chiaro a una fase decisiva della transizione energetica – conclude de Pascale-. La crescita delle rinnovabili oggi non riguarda soltanto gli obiettivi ambientali, ma la competitività del sistema produttivo, il costo dell’energia e la capacità del Paese di rafforzare la propria autonomia energetica. Con questa legge scegliamo di accompagnare gli investimenti con criteri trasparenti e condizioni certe, sostenendo l’autoconsumo energetico e aumentando la produzione da fonti rinnovabili senza scaricare sui territori assenza di regole o mancanza di programmazione. È una scelta che tiene insieme sviluppo industriale, sostenibilità, tutela del paesaggio e salvaguardia delle produzioni agricole di qualità, in una cornice normativa stabile che consenta a imprese, amministrazioni e comunità locali di sapere con chiarezza come e dove si costruisce questa trasformazione». Ma anche in Emilia Romagna non mancano comitati e amministratori locali impegnati in crociate contro gli impianti.
- LEGGI anche: “Assemblea eolico: vengo anch’io? No, tu no al ceo di European Energy” e guarda il VIDEO


Se veramente si vogliono fare si fanno (vedi rigassificatore) l ostruzionismo di certuni è irrilevante, molti dicono che l eolico è impattante, domanda tutti i tralicci dell energia elettrica forse non lo sono? Però non ho mai sentito uno a lamentarsi a riguardo di impatto ambientale, una pala eolica è forse più brutta di un traliccio?
non tollerare “la vista” di pale eoliche off-shore (ma di cosa parlano !!??) che nella maggior parte dei giorni tra nuvolosità o foschia da calura neppure riesci a scorgerle… di notte al massimo si vedono lucine girare (quelle all’estremità delle pale).. non si dica “dan fastidio” sennò tutte le navi in transito dovrebbero navigare a luci spente !!
Tra i miei ricordi d’infanzia al mare sulla riviera romagnola cìè anche la presenza (per me curiosa) della piattaforma con la trivella off-shore 🔥la cui fiamma sempre accesa (flaring… ottimo per l’ambiente no? 😷🤬) da guardare sulla linea dell’orizzonte…
A parte le problematiche di “saturazione virtuale” della rete, non credo che un parco eolico off-shore sarebbe molto visibile alle giuste distanze (al massimo al crepuscolo si cominciano a vedere le lucine rosse sulle pale che ruotano); con l’intraprendenza dei romagnoli potrebbero essere fatte escursioni in barcone coi turisti a vedere più da vicino (ai limiti di legge ) il parco eolico da fotografare… All’estero di escursioni “anomale” ne fanno tantissime… e la zona è frequentatissima da clientela internazionale….
Comunque mi auguro che chiunque ha un’azienda (e pure i privati) con un tetto disponibile si dian da fare a montare fotovoltaico, eolico (micro impianti) e un bell’accumulo (non si sa mai !!)…
Se non ora .. Quando ??!!
..penso anche io che un parco eolico off-shore in adriatico diventerebbe una metà di escursioni e un punto di riferimento 🙂
..se riusciranno a vincere le aste pubbliche in concorenza ad altri progetti; se ricordo, i progetti in alto adriatico hanno meno ventosità, per compensare dovrebbero limare i costi di installazione.. oppure la differenza la mettono gli stabilimenti balneari e i gestori dei battelli da escursione, pur di avere il parco al largo del loro tratto di costa 🙂
visti i fondali non troppo profondi, senza aree con vulcani e faglie sommerse gli offshore galleggianti dovrebbero esser meno complessi da ancorare, quindi costi più bassi ed ugualmente redditizi e pure la non elevata distanza di collegamento con l’apposito elettrodotto fino alla costa penso che potrebbero compensare la minor ventosità della zona…
e mi pare uno dei progetti sarebbe a piloni fissi, un vantaggio sui costi, ma poi bisogna vedere anche la taglia delle turbine eoliche.. i progetti più nuovi quando sono posizionati ancora più lontani dalle coste hanno turbine ancora più grandi e alte, es. a 22 km dalla costa (distanza minima permessa) usano turbine da 10 MW, ma a 35 km dalla costa turbine “maxi” da 18-20 MW, che essendo più alte catturarano venti più veloci
poi Fratin di recente ha accennato ad aste distinte tra progetti galleggianti e piloni fissi, questo (se ho capito) avrebbe messso più in difficoltà i progetti a piloni fissi in nord adriatico/tirreno che inizialmente avevano calcolato le spese pensando di concorrere contro i progetti galleggianti.. spero riusciranno a ad adattarsi e partecipare lo stesso alla prima oppure alla seconda asta