Emergenza clima, si aggrava la situazione sanitaria in Europa. Oltre due terzi delle 24.400 morti stimate in Europa tra giugno e agosto sono legati direttamente all’aumento delle temperature dovuto alle emissioni di gas serra. Lo rivela uno studio condotto da ricercatori dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene and Tropical Medicine.
Non è stata solo l’estate degli incendi, con il record di aree perdute tra le fiamme. Le ricadute delle temperature sempre più elevate inevitabilmente colpisce anche i cittadini europei. L’analisi ha riguardato 854 aree urbane. Nel suo esito finale, lo studio ha rilevato che, nei tre mesi estivi, le temperature medie sono risultate fino a 3,6 °C più alte rispetto a uno scenario senza cambiamento climatico. Le ondate di calore che hanno colpito il continente hanno reso l’estate 2025 la quarta più calda mai registrata in Europa. Con picchi fino a 46 °C in alcune località di Italia, Francia e Germania. In diversi casi si sono registrati decessi di lavoratori esposti all’aperto.

Emergenza clima: tra giugno e agosto, le temperature medie sono risultate fino a 3,6 °C più alte rispetto a uno scenario senza cambiamento climatico
Il fenomeno non è nuovo. Nel 2022, un altro studio aveva stimato oltre 60.000 morti da caldo estremo in Europa. Mentre nel 2023 le vittime sarebbero state più di 47.000. I dati confermano che il continente europeo è l’area del mondo che si sta riscaldando più velocemente. Il Mediterraneo, in particolare, è considerato un “hotspot climatico”, dove le variazioni di temperatura risultano più marcate e gli impatti più evidenti.
Le conseguenze dell’emergenza clima non hanno riguardato soltanto la salute. Quest’estate, a causa delle condizioni climatiche, alcune attrazioni turistiche tra le più visitate d’Europa sono state costrette a sospendere l’accesso. La Torre Eiffel a Parigi e l’Acropoli di Atene hanno chiuso temporaneamente per garantire la sicurezza dei visitatori, mentre in diverse città i servizi pubblici sono stati ridotti o modificati per fronteggiare l’emergenza.
Il quadro europeo si inserisce in una tendenza globale. Negli Stati Uniti, l’agenzia meteorologica NOAA ha segnalato che l’estate 2025 è stata tra le più calde mai registrate, con temperature record in Texas, Arizona e Nevada, e decine di morti legate al caldo estremo. In Asia, ondate di calore eccezionali hanno colpito India e Cina, con picchi oltre i 50 °C e impatti significativi sulla produzione agricola e sulla disponibilità di acqua. Anche in Africa settentrionale, in particolare in Marocco e Algeria, le temperature elevate hanno aggravato incendi e siccità.
Data center, vittime della crisi climatica: quasi 1 su 3 potrebbe andare in tilt
Lo studio pubblicato dai ricercatori britannicisi inserisce in un filone di ricerca in crescita, quello dell’“attribuzione climatica”. Si tratta di un approccio scientifico che permette di valutare in tempo quasi reale il ruolo del cambiamento climatico negli eventi meteorologici estremi. L’obiettivo è quantificare con maggiore precisione il legame tra emissioni di gas serra e fenomeni come ondate di calore, alluvioni o siccità.
I dati raccolti per l’Europa coprono poco meno di un terzo della popolazione del continente, segnalano gli autori. Il che lascia presumere che il bilancio complessivo delle vittime per l’emergenza clima possa essere anche più elevato. Ma il messaggio che emerge è globale: l’aumento delle temperature estreme non è episodico, riguarda tutti i continenti e rappresenta un rischio crescente per la salute pubblica, con conseguenze economiche e sociali che si sommano a quelle ambientali.



io mi tengo a mente qualche riferimento in numeri
– riscaldamento globale aumenta di +0,1 °C (+0,2°C nel mediterraneo) ogni 200 Giga-Tonnellate di Co2 o gas equivalenti emessi; cioè ogni 4 anni, visto che al momento emettiamo 50 G-Tonn-Co2-eq. annue;
– il coefficente aumenterà quando si superano certe soglie, per es a causa delle scioglimento del permafrost nelle regioni nordiche con emissione del metano contenuto nel terreno
– conta il totale delle emissioni su più anni da qui al 2050, e non il valore di emissioni nel singolo anno 2050, allora ai fini della somma totale su più anni, è molto più efficace scendere abbastanza di emissioni prima, che farlo dopo, la velocità conta.. provare per credere a fare un conticino con carta e penna su 25 anni
– energia solo elettrica globale sono 30.000 Tera-Watt-ora annui, di cui ora 12.000 sono a basse emissioni;
– energia primaria globale leggo sono 150.000 Tera-Watt ora annui, in gran parte da combustibili fossili; se aggiungiamo i consumi futuri dei paesi in via di sviluppo saranno almeno 200.000 TW-h annui primari
– per decarbonizzare tutta l’energia primaria, anche considerando che l’elettrificazione usa molta meno energia rispetto alle energie primarie fossili, serviranno comunque almeno 70.000 TWh elettrici a basse emissioni, e oggi a basse emisioni ne abbiamo 12.000.. ne vanno aggiunti altri 60.000 TWh
– per avere altri 60.000 TWh di energia elettrici a basse emissioni aggiunti entro diciamo (?) 25 anni,
dobbiamo aggiungere 2400 TWh di ENERGIA basso emissiva all’anno
– corrisponde ad aggiungere ogni anno un nuova POTENZA rinnovabile di circa +1300 Giga-Watt
(considerando una produzione media tra le varie tecnologie rinnovabili di circa 1800 ore annue, cioè 1 KW produce 1800 KW-h in un anno)
– la paura delle conseguenze più lontane del riscaldamento è modesta, ma a decarbonizzare c’è anche un forte incentivo economico più immediato dato dal fatto che oggi mix di rinnovabili e accumuli costano già spesso meno dei fossili, allora è un programma fattibile, si può fare, vedi grafico installazioni globali:
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