Babbo Natale è arrivato in anticipo sotto l’albero di Elon Musk. Un regalo da 56 miliardi di dollari. Cifra tale da far impallidire non solo gli stipendi dei super manager, ma anche i bilanci di interi Stati. E’ il risultato della decisione appena presa della Corte Suprema del Delaware. I giudici ribaltato l’annullato al maxi-compenso assegnato a Musk nel 2018, ripristinando uno dei piani retributivi più discussi nella storia dei mercati finanziari.
La sentenza chiude una battaglia legale durata quasi due anni e va ben oltre il caso personale del fondatore di Tesla. In gioco c’è il delicato equilibrio tra potere dei consigli di amministrazione, tutela degli azionisti e ruolo del sistema giudiziario nel vigilare sulla governance delle grandi aziende tecnologiche. E riapre la discussione a livello etico di un mondo dove la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochissimi.
Secondo la corte, negare i 56 miliardi avrebbe lasciato Musk “non compensato” per sei anni di lavoro, perché riceve stock option e obiettivi industriali
In primo grado, la Court of Chancery del Delaware aveva ritenuto il piano viziato da un processo poco trasparente. Sottolineando come Musk avesse esercitato un’influenza indebita su un board giudicato non realmente indipendente. La Corte Suprema ha invece stabilito che annullare il pacchetto avrebbe significato lasciare Musk “non compensato” per sei anni di lavoro, considerando che il manager non percepisce uno stipendio tradizionale ma solo compensi legati a stock option e obiettivi industriali.
La reazione di Musk è stata immediata e, come spesso accade, sopra le righe. Su X ha parlato di piena riabilitazione personale, rivendicando di essere stato “vindicated”. Una risposta che conferma come la vicenda sia stata vissuta non solo come una disputa legale, ma come uno scontro diretto con l’establishment regolatorio del Delaware. Non a caso, dopo la prima sentenza negativa Musk aveva deciso di spostare la sede legale di Tesla in Texas, segnalando una frattura sempre più evidente tra le big tech e alcuni tradizionali centri del potere giuridico statunitense.
Il nuovo piano da mille miliardi di incentivi per Musk
Al momento della sua approvazione, nel 2018, il piano retributivo da 56 miliardi era stato definito “senza precedenti”. E oggi quella definizione appare persino riduttiva. Poche settimane fa, gli azionisti di Tesla hanno approvato a larga maggioranza – oltre il 75% dei voti – un nuovo schema di incentivi che potrebbe arrivare fino a 1.000 miliardi di dollari. Distribuiti in dodici tranche e legati al raggiungimento di obiettivi industriali e finanziari estremamente ambiziosi. Musk aveva lasciato intendere che, senza un rafforzamento del suo controllo sull’azienda, avrebbe potuto ridurre il proprio impegno operativi.
“Distorsione estrema del concetto di incentivo”
È qui che esplodono le polemiche. La cifra potenziale supera il PIL della Svizzera e colloca la retribuzione di un singolo manager su un piano quasi macroeconomico. Solo una ventina di Paesi al mondo superano i mille miliardi di dollari di prodotto interno lordo. I sostenitori di Musk sottolineano che il compenso è interamente legato ai risultati e che Tesla ha creato enormi quantità di valore per gli azionisti. I critici, invece, parlano di una distorsione estrema del concetto di incentivo, soprattutto in una fase in cui il settore dell’auto elettrica attraversa rallentamenti, margini sotto pressione e una crescente competizione globale.
Balestrieri, l’italiano che lascia Tesla in polemica con Musk
Alcune delle prime tranche del nuovo piano sono legate direttamente alle vendite di veicoli elettrici, ma anche a progetti ancora sperimentali come i robot umanoidi Optimus e il robotaxi a guida autonoma. Scommesse tecnologiche che potrebbero ridefinire la mobilità del futuro, ma che oggi rappresentano anche un elemento di rischio. Negli ultimi anni Tesla ha vissuto momenti di difficoltà, complice il contesto di mercato, alcune scelte industriali controverse e la crescente esposizione politica del suo CEO. Nonostante ciò, il titolo è tornato a crescere e si avvicina ai massimi di fine 2024.
La decisione del Delaware, dunque, non è solo un verdetto su un compenso record. È un segnale forte al mercato: i risultati e le promesse di crescita possono pesare più delle criticità di governance. Resta da capire se questo modello sia sostenibile nel lungo periodo e quale messaggio mandi a un settore, quello della mobilità elettrica, che ambisce a essere non solo innovativo, ma anche socialmente ed economicamente credibile.


ormai siamo in piena cleptocrazia
Io vado controcorrente: parliamo dell’incentivo da 1000 miliardi – un’enormita’, e’ vero… *ma* … per ottenere 1000 miliardi deve crescere Tesla a livelli mai raggiunti prima da nessun’altra societa’. Creando cosi’ circa 7000 miliardi di ricchezza: non e’ banale.
Non solo, ma oggi, chiunque possa investire, ha la possibiita’ di “scommettere” se Musk riesca o meno nell’impresa (perche’ e’ una impresa): vorrebbe dire investire 100 oggi ed avere 500~600 domani.
E’ comunque troppo?
A me sembrano molto, ma molto di piu’ i 33 milioni (pagati, non teorici) del CEO di Boeing (https://www.bbc.co.uk/news/articles/c72pv86n5r3o) che ha quasi distrutto l’azienda.
E’ l unico in occidente che produce macchine elettriche senza perdere soldi..ed e’ l ‘ unico ad avere creato l infrastruttura necessaria ( i caricatori)…il resto sono chiacchere
Si sta creando sempre più un mondo con colossali disuguaglianze, un mondo fatto di pazzi, pazzi che hanno in mano ruoli di forti poteri. Sotto di loro la gente si sfida a vicenda, base popolare in totale balia di costoro che godono al massimo vedere che la gente si frega da sola, in totale competizione, competizione portata sempre più a livelli cinici.
Quando si vede la giustizia che va al contrario, giudici stracorrotti, menefreghisti, a loro volta bramosi di potere, che si sentono onnipotenti e al di sopra di tutti e di tutto, c’è quasi da arrendersi. Ma tutto ha un limite, prima o dopo scoppia. Abbiamo visto nel 2018 come il capitalismo sia stato ad un passo dall’autodistruzione, dal disintegrarsi inesorabilmente. Credo che se succederà un’altra cosa del genere, e succederà, questa volta non riusciranno più a riprendere in mano la situazione.
Curiosità: cosa è successo nel 2018?
Boh, forse si riferiva al 2008….
Se si parla del 2008 io lavoravo come non ci fosse un domani non ho visto crisi; tutto è sempre relativo ci saranno sempre settori che tireranno ed altri che crolleranno a rotazione
A me nel 2018 è nato un figlio.
Altro non mi viene in mente.
Io, nemmeno quello.
@ Lucio
La cratesiologia è una brutta bestia… E qualche danno lo sta facendo. La mia paura non è per me ma la generazione futura…
Pensare che ci sono Europei che comprano ancora Tesla, sempre meno ma sempre troppi purtroppo.
Perche non si dovrebbero comprare le Tesla? Sono le migliori auto elettriche (nella loro gamma).
se è necessario spiegarlo è anche inutile spiegarlo, giusto uno che vive su Marte potrebbe non saperlo. Che siano le migliori è discutibile ma anche lo fossero non do soldi al mio prossimo boia…
Io, pur non apprezzando per niente il comportamento di Musk, ricomprerei un’altra Tesla. Ne sono talmente contento che, se posso, la noleggio all’estero quando ho bisogno di un’auto.
Tesla è fatta dai dipendenti. Con un capo che prefeirei non avesse, ma l’auto la fanno i migliaia di dipendenti.
Ed è a loro che voglio dare i miei soldi. Perchè in cambio mi danno un prodotto che mi piace tanto.
E quindi?