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eDriveLAB, innovatori elettrici cercansi

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L’elettrificazione sta trasformando la Terra dei motori, connotandola sempre più come una vera e propria “E-Valley” (leggi). Si tratta di un cambiamento tecnologico, ma anche culturale. Emergono infatti nuove esigenze e figure professionali non sempre di facile reperimento, a fronte di una forte domanda (anche nel corso dell’attuale pandemia). Lo conferma Davide Lusignani, CEO di eDriveLAB, spin-off dell’Università di Parma che offre consulenza alle imprese per accompagnarle nella transizione elettrica. L’ingegnere racconta a Vaielettrico come si sta muovendo l’impresa sul mercato del lavoro, spiegando poi quali sono le sfide progettuali che sta affrontando.

Una crescita continua

Ingegner Lusignani, com’ è stato l’impatto della crisi pandemica sulla sua attività?

Mi rendo conto che possa fare un certo effetto quanto sto per dire ma, ad essere sincero, si è fatto sentire (fortunatamente) soltanto sulle modalità di lavoro. L’attività imprenditoriale, infatti, si sta sviluppando velocemente. L’azienda ha visto l’ingresso di nuovi ed importanti soci industriali e finanziamenti. Per dare un’idea del percorso di crescita, un anno fa potevo contare su una singola risorsa per far fronte agli impegni quotidiani. Ora la squadra è composta invece da circa 13 dipendenti, oltre ai collaboratori esterni, ed il team aumenta ogni giorno sempre più.

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A causa di questa espansione, eDriveLAB si è dotata di una nuova sede operativa subito al di fuori del campus universitario parmigiano. L’edificio accoglie, in un singolo ambiente, i laboratori di progettazione e gli uffici dedicati all’amministrazione. Una comodità quando si tratta di dover effettuare degli esperimenti ma, in prospettiva, l’obiettivo è aggiungere nuovi spazi, in modo da ridistribuire il personale e le unità di business, valorizzando l’immagine aziendale anche a livello architettonico. Lo staff dovrebbe infatti almeno raddoppiare nel giro di pochi mesi, poiché le richieste di consulenza stanno letteralmente esplodendo.

Servono profili scientifici e umanistici

Quali sono le caratteristiche dei collaboratori in eDriveLAB? Quali sono invece le competenze e i profili che sta cercando? E in che modo?

La maggior parte dei collaboratori proviene dai corsi di ingegneria meccanica ed elettronica dell’Università di Parma. Peraltro, molti di loro iniziano a lavorare direttamente con me attraverso l’UniPR Racing Team, squadra dell’ateneo di cui sono faculty advisor e che partecipa alla competizione internazionale di Formula SAE. eDriveLAB diventa quindi una sorta di prosecuzione per coloro che dimostrano passione e con cui si instaura un bel rapporto umano durante l’esperienza formativa nel motorsport. Ciò si riflette nell’età media delle persone in azienda, che è al di sotto dei 30 anni. Il tema dell’elettrificazione è infatti giovane ed è pertanto difficile trovare risorse già esperte in questo ambito. Potrei affermare che il profilo ideale per l’organico aziendale è un ingegnere elettronico neolaureato, ma è una figura estremamente ricercata. Non solo da eDriveLAB, ma anche dalle altre aziende del territorio.

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Tuttavia, nell’organico servirebbero anche ingegneri informatici, tecnici specializzati (per esempio in montaggi e saldature), esperti di contabilità e amministrazione, responsabili delle risorse umane, così come project manager con una certa esperienza nel ruolo. Oltre alle competenze, credo che sia importante avere una predisposizione all’apprendimento e all’ascolto. In questo modo, infatti, è possibile costruire una squadra coesa e ben motivata. E c’è anche un altro aspetto da non tralasciare: la capacità di sapersi divertire lavorando.

La ricerca di personale tra università e social media

Attraverso quali canali effettuate la vostra ricerca del personale?

Parlando più in dettaglio del processo di ricerca del personale, eDriveLAB, oltre a rivolgersi all’ateneo di Parma, si sta muovendo anche attraverso l’associazione MUNER e gli istituti che offrono corsi di formazione incentrati sull’elettrificazione. Nell’ambito digitale e dei social media, la piattaforma Linkedin ha dimostrato di avere un buon potenziale, consentendo di individuare profili in linea con le esigenze aziendali, provenienti anche da grandi realtà industriali. Mi fa piacere poiché, sebbene il blasone delle multinazionali sia superiore rispetto a eDriveLAB, evidentemente la società sta aumentando il proprio appeal.

L’importanza dell’attrattività aziendale

Ritiene che le difficoltà di reperimento del personale, oltre alle caratteristiche richieste, siano legate anche ad altri fattori?

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Credo che il fattore più critico sia rappresentato dall’attrattività dell’azienda. Nonostante la crescita, eDriveLAB fa comunque fatica a competere con i marchi più importanti, soprattutto agli occhi di chi ha appena concluso il proprio percorso accademico e accede al mercato del lavoro. Una realtà industriale e internazionale può sembrare l’opzione migliore per un percorso di crescita professionale. Tuttavia, per chi desidera mettersi in gioco, penso che una piccola impresa possa rappresentare l’ambiente ideale per apprendere e assumere incarichi di responsabilità velocemente. Senza scordare che, spesso, le grandi aziende si rivolgono alle ‘botteghe’ per sviluppare i propri progetti. Peraltro, se si dimostra di avere valore, la fiducia viene riposta anche nella forma del rapporto di lavoro. La tendenza è quella di renderla stabile nel tempo, rispetto a consulenze a progetto o rapporti part-time.

Le attività si concentrano su architetture modulari e batterie

Chi entra in questo momento in azienda, che cosa si troverebbe a fare?

eDriveLAB si sta occupando prevalentemente di ricerca e sviluppo nell’ambito della mobilità elettrica, in particolare su terra ed in acqua. I nuovi arrivati verrebbero quindi coinvolti nella progettazione di powertrain, generatori, sistemi di gestione delle batterie (BMS), interfaccia utente e molto altro, soprattutto per l’ambito navale. Questo settore, rispetto a quello automotive, sta iniziando da poco tempo ad affrontare propriamente l’elettrificazione ed offre un raggio d’azione molto ampio. Nel corso dell’anno eDriveLAB ha partecipato a vari saloni nautici. Ad esempio, a Genova, è stato presentato da SEALENCE lo scafo laboratorio SeaLAB2, che monta molta tecnologia sviluppata in eDriveLAB. La società sta seguendo la validazione del prodotto, ma si sta anche occupando dello sviluppo di altre componenti per conto di importanti partner internazionali.

In particolare, nella nautica da diporto e commerciale tra i 12 e i 40 metri, eDriveLAB sta progettando architetture modulari, sia full-electric, sia a propulsione ibrida. L’intento è aumentare l’efficienza rispetto alle versioni con motorizzazione esclusivamente a combustione interna, riducendo i consumi e le emissioni. In più, si stanno effettuando alcuni studi sulla sicurezza degli accumulatori. Si tratta di un tema molto sensibile tra gli addetti ai lavori e che ci porterà a breve a lanciare una inedita super batteria, di cui non posso però ancora parlare. Ci tengo anche a precisare che le architetture sono “aperte”. Sono quindi in grado di implementare tecnologie attualmente non disponibili ma che, un domani, potranno avere prestazioni superiori rispetto a quelle presenti sul mercato. Penso soprattutto a nuove generazioni di batterie ad alta densità energetica o all’arrivo in prospettiva dell’idrogeno come combustibile.

Il confronto con l’industria automotive

Percepisce quindi nuove tendenze nella relazione tra elettrificazione e nautica? Quale sarà la direzione di eDriveLAB nel prossimo futuro?

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Bisogna partire da una premessa: su un ‘veicolo elettrico’, (che sia un’automobile, una motocicletta o una barca), non c’è grande differenza dal punto di vista del powertrain. eDriveLAB lavora sulle stesse tecnologie ed affronta le stesse problematiche che interessano le vetture di Tesla o le moto di Energica. Il settore navale è però più acerbo, quindi rappresenta un ambito ancora da esplorare pienamente. Per questo viene trattato con particolare riguardo in eDriveLAB ed è proprio in questo campo che lavora uno dei principali clienti aziendali.  Peraltro, penso che nella nautica diventerà sempre più importante la progettazione degli ecosistemi elettrici, composti da imbarcazioni elettrificate e infrastrutture di ricarica nei porti. Servirebbe quindi definire una strategia nazionale e un iter burocratico per consentire la creazione di una rete dedicata al rifornimento di energia elettrica, analogamente a quanto sta accadendo per l’industria automobilistica.

Il sogno della produzione industriale

Avete in vista altri progetti in altri settori?

Nel portfolio aziendale ci sono progetti di macchine operatrici e moto ibride, ma anche studi sul retrofit. Il “sogno nel cassetto” resta però quello di poter passare dalla realizzazione di prototipi o di piccole serie a produzioni su scala industriale, evolvendo la natura della società di consulenza. Il percorso per diventare una società di prodotto è già intrapreso, ma governare questa transizione è il compito che richiederà più impegno nel corso del 2022. Ed è un passaggio cruciale per portare l’impresa a disporre di powertrain in grado di elettrificare qualsiasi veicolo. eDriveLAB ha quindi bisogno della creatività e del know-how di giovani entusiasti e di professionisti affermati che vogliano mettersi alla prova in un mondo in rapida trasformazione. Io e i miei collaboratori siamo pronti ad accoglierli e a coinvolgerli in un’iniziativa imprenditoriale ambiziosa e italiana.

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