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Edilizia e classi energetiche, la Direttiva Ue è un assist alla mobilità elettrica

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La revisione della Direttiva UE sul rendimento energetico nell’edilizia (EPBD), predisposta dalla Commissione europea nell’ambito del pacchetto Fit for 55 , si preannunciava come una rivoluzione per il mercato immobiliare. Secondo alcuni osservatori, avrebbe potuto addirittura sconvolgerlo, con l’impedimento, a partire dal 2027, di vendere e affittare immobili che non rispettassero gli “standard minimi di prestazione energetica”. La bozza del documento, circolata negli scorsi giorni, è stata però rielaborata, adottando una linea più morbida per mitigarne i dirompenti effetti.

Frattanto in Italia il Superbonus, introdotto con il Decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020), ha portato al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per specifici interventi in ambito edilizio. Si tratta di opere relative all’efficienza energetica e antisismiche. Ma anche installazione di impianti fotovoltaici e di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. L’incentivo, previsto originariamente per “le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021”, è stato poi prorogato, attraverso alcune modifiche normative, fino al 2023. 

Tuttavia, la nuova versione della Direttiva UE (qui il testo) potrebbe richiedere un’ulteriore estensione del Superbonus 110 o di agevolazioni similari. Scopriamone insieme opportunità e criticità.

La corsa dell’Europa verso la decarbonizzazione

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Il Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. Sua la forma sul Geen Deal Europeo

di Fabio Stefanini*

Gli edifici, nell’UE, sono responsabili per il 40% dei consumi di energia e per il 36% delle emissioni di gas climalteranti. Inoltre, circa il 75% delle costruzioni esistenti in Europa sono inefficienti dal punto di vista energetico. Per questo motivo, sono stati introdotti, nel corso degli ultimi anni, regolamenti per guidare gli stati membri nel rinnovamento gli immobili. Come la Direttiva Ue Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) 2010/31/EU e l’Energy Efficiency Directive (EED) 2012/27/EU, disposizioni riviste nel 2018.

Una delle linee guida più importanti riguarda la “ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050, facilitando la trasformazione efficace in termini di costi degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero”.

Nel 2050 tutti gli edifici ad emissioni zero

Per raggiungere la neutralità carbonica auspicata dal Green Deal europeo, la  nuova Direttiva UE si pone obiettivi ambiziosi. Rielaborando l’Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) prescrive per esempio che tutte “le nuove costruzioni, a partire dal 2030, devono essere a emissioni zero” e “da gennaio 2027, tutti i nuovi edifici occupati o di proprietà delle autorità pubbliche devono essere a emissioni zero”.

In più, viene specificato che gli “edifici a emissioni zero” devono soddisfare il proprio fabbisogno energetico totalmente con fonti rinnovabili e che producono energia in situ. Gli “edifici a consumo energetico quasi zero” devono invece coprire la propria domanda in maniera significativa con fonti rinnovabili, incluse quelle che producono energia localmente o nelle vicinanze dell’immobile.

Nel documento si riporta pure che, dal 2027, non vi saranno più incentivi per l’installazione di caldaie a combustibili fossili.

La rivoluzione “soft” delle classi energetiche

A proposito degli standard di prestazione energetica, la proposta rettificata della direttiva UE richiede a ogni stato membro di provvedere al miglioramento del proprio parco immobiliare esistente. In particolare, gli edifici di proprietà pubblica devono essere almeno di classe energetica F dal 1° gennaio 2027 mentre, dal 1° gennaio 2030, di classe energetica E.

La stessa indicazione riguarda “gli edifici non residenziali, diversi da quelli di proprietà pubblica”. Gli edifici residenziali devono invece rientrare almeno nella classe energetica F dal 1° gennaio 2030 e, dal 2033, almeno nella classe energetica E. Queste modifiche non sono comunque più vincolanti, pena l’impossibilità di vendere o mettere in affitto un immobile, come era stato indicato nella bozza.

Resta peraltro a discrezione di ogni Stato la possibilità di applicare gli standard minimi di prestazione energetica a particolari edifici, come quelli storici. Così come il compito di individuare le modalità per affrontare la transizione, costruendo una pianificazione operativa e scegliendo gli indicatori nazionali da monitorare periodicamente. In questo modo, si riuscirebbe a verificare lo stato di avanzamento dei lavori e a modificare eventualmente la strategia intrapresa verso la neutralità climatica al 2050.

Saranno riviste e armonizzate le classi energetiche

Per questa data, infatti, “tutti gli edifici nuovi dovrebbero essere a emissioni zero e tutti gli edifici esistenti dovrebbero essere trasformati in edifici emissioni zero”. Ma c’è anche un altro aspetto rilevante da tenere in considerazione. La direttiva prevede una revisione delle classi energetiche in accordo con la “visione comune di un patrimonio immobiliare a emissioni zero entro il 2050, tenendo conto delle differenze nazionali nello stato degli edifici”.

Alla classe A si assocerebbe “un edificio a emissioni zero”, mentre la classe Gdovrebbe includere il 15% degli edifici appartenenti al parco immobiliare nazionale con le prestazioni energetiche peggiori”. La definizione di questi parametri servirà per calcolare il miglioramento delle prestazioni degli immobili grazie agli interventi di efficientamento, ma anche per garantire la comparabilità degli attestati di prestazione energetica nell’UE che, entro il 2025, “dovranno essere basati su una scala armonizzata di classi”.

Le infrastrutture per la mobilità sostenibile

Anche per i mezzi di trasporto sono previste una serie di misure. In particolare, i nuovi edifici residenziali e quelli esistenti sottoposti “a un radicale rinnovamento”, con più di tre posteggi, dovranno:

– l’installare il precablaggio per ogni posto auto, in modo da consentire la messa in opera, in un secondo momento, di punti di ricarica per veicoli elettrici;
– prevedere almeno due posti bici per ogni dimora.

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Ricarica condominiale

Inoltre, la Direttiva UE specifica che ogni Stato membro dovrà assumere provvedimenti per “semplificare la realizzazione dei punti di ricarica in edifici residenziali e non residenziali, nuovi ed esistenti, rimuovendo gli ostacoli normativi, inclusi i permessi e le procedure di approvazione”. E rendere disponibile l’assistenza tecnica per chi desidera installare le infrastrutture di ricarica. In questo modo, si dovrebbe garantire la coerenza delle politiche per l’edilizia con quella della mobilità dolce e verde e la pianificazione urbana.

La situazione degli immobili italiani

 Dal “Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici 2020”, redatto da ENEA (Agenzia Nazionale Efficienza Energetica) e CTI (Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente), emerge un quadro molto chiaro del parco edilizio nazionale. All’interno del campione analizzato, circa il 60% degli immobili è caratterizzato da prestazioni energetiche carenti (classe energetica F e G). La nuova direttiva europea andrebbe quindi a delineare un percorso preciso per la riqualificazione degli edifici.

È importante però dire che questa operazione – assolutamente necessaria per ridurre il consumo energetico e incrementare la tutela ambientale – non dovrebbe  gravare  sulle spalle dei proprietari degli immobili. Molti di loro, infatti, potrebbero non essere in grado di far fronte alle spese. Si rischierebbe quindi non solo un impatto negativo sul mercato immobiliare, ma anche un impedimento alla transizione energetica. Diventa quindi necessario individuare nuove forme d’incentivazione a supporto degli interventi d’efficientamento. Il modello sono le agevolazioni fiscali degli ultimi anni. Ma, possibilmente, semplificandone gli iter burocratici.

L’evoluzione degli incentivi: spunta l’Iva quasi zero

Il Consiglio europeo ha recentemente raggiunto un accordo per modificare le regole dell’UE sulle aliquote dell’IVA. Se adottato, porterebbe l’IVA a un valore compreso tra lo 0% e il 5% sui pannelli solari. Ma anche, come si legge nel documento, sulla “fornitura e messa in opera per abitazioni private, edifici pubblici e altre costruzioni adibite ad attività di interesse pubblico”.

Il fotovoltaico può essere dunque una tecnologia strategica per la riqualificazione energetica  secondo gli obiettivi del Green Deal. L’IVA agevolata può infatti accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili. Ma, soprattutto, promuovere l’autosufficienza energetica, rendendola accessibile a un numero sempre più grande di persone.

Inoltre, la diffusione dei pannelli solari si intreccia con lo sviluppo della mobilità elettrica. In Italia, il Ministero della Transizione Ecologica ha annunciato di voler rimuovere progressivamente le nuove automobili con motore a combustione interna entro il 2035 (leggi anche). Bisogna quindi riprogettare il parco immobiliare nazionale anche come rete di ricarica che, in futuro, dovrà fornire l’energia a milioni di veicoli elettrici.  Il tempo per effettuare i cambiamenti c’è, ma si deve agire velocemente. Il 2022 è già alle porte…

*General Manager Otovo Italia

 

LEGGI ANCHE: Ricarica privata, la “bella dimenticata” in Legge di Bilancio

 

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16 COMMENTI

  1. Aggiungerei la poca lungimiranza, negli anni passati, dei nostri governanti: Bersani tra le sue varie leggi ne presentó una che obbligava le nuove costruzioni a predisporre l’installazione di panneli solari, a spese dei costruttori. Qualche furbone aveva poi inserito al momento (o subito dopo) un emendamento che esentava dal posare i pannelli solari a coloro che fossero serviti da forniture energetiche “ecologiche” es. Impianto di teleriscaldamento (che peró non sono a impatto zero per la CO2, anche se aiutano a ridurla), con un risparmio per i costruttori…
    Nel nostro comune la municipalizzata del gas propalava la notizia di questa esenzione per spingere gli abitanti a collegarso al teleriscaldamento. I lungimiranti avrebbero potuto installare ugualmente i pannelli solari nelle case nuove, ma a loro spese. Insomma classico pasticcio italico…

  2. Io guardo con eccezionale curiosità a tutto questo. A volte sembra che i governi e la UE stiano facendo un esperimento il cui titolo è “Quanto possiamo vessare i nostri cittadini prima di arrivare alla rivolta?”.

  3. Ho ristrutturato casa col 110 per un ammontare complessivo di 92 mila euro. Il risparmio energetico con i nuovi impianti (ho fatto un salto di 3 classi fino alla B) è enorme soprattutto considerando che col fotovoltaico alimento anche la macchina elettrica. Riqualificare costa, non ci sono dubbi, ma i vantaggi sono elevati e i tempi di rientro dell’investimento possono pure essere più lunghi perché nella casa ci si vive decenni. Col risparmio che ho io attualmente avrei potuto fare i lavori col 50% e rientrare comunque della spesa in 12 anni circa. Il problema in Italia è che manca cultura finanziaria e c’è molta pigrizia. Basti pensare a quanti per un anno mi hanno preso in giro perché dicevano ero uno stupido a pensare di sistemare casa col 110, che è troppo complicato, che poi vedrai che te li chiederanno indietro, che se qualcosa va storto, che… che… e adesso sono che corrono come matti per trovare un geometra che li segua prima della scadenza dei termini.
    Per non parlare poi di quando ho comprato l’auto elettrica (e qui credo che anche voi capirete)

    • La capisco. Io sto usufruendo della misura. Non è certo agevole e si deve essere seguiti da professionisti competenti, ma confermo che anche io ho avuto le osservazioni che ha avuto lei: non ci credo, non è possibile eccetera. Non ho ancora finito, ma da progetto finirò in classe A (per la gioia del sig. Degli Esposti, farò installare una coolonnina intelligente).

  4. Nel testo si dice che il 60% del patrimonio immobiliare italiano ha prestazioni energetiche scarse… secondo me il 60% è ottimistico. Per sistemare un po’ la situazione dovrebbero provare il 110 fino al 2030…e poi e poi.

    • Si, ed oltre alla variabile temporale bisogna anche gestire quella economica, i soldi chi li mette? Nell’articolo leggo che la UE ci metterà 15 miliardi di euro. Intanto, saranno per l’edilizia pubblica o anche quella privata? E poi, non sono pochi ma nemmeno tantissimi, ipotizzando 300.000€ di spesa ad edificio (e immagino sono pure pochi, per i lavori che servono in certi casi) si vanno a sanare 500.000 edifici.
      Solo per la classe G italiana ne resterebbero fuori altri 4 milioni. E non credo siamo l’unico Stato ad avere questo problema, ovunque sono stato nelle città europee ho visto palazzoni in centro messi esattamente come i nostri, specie i condomini.

      • Vabbè, con calma si fa tutto. E i soldi si trovano in 25/27 anni. Se il discorso è da qui al 2050 con calma si fa e si può fare. E si deve aggiungo.

  5. I comuni non hanno soldi nemmeno per mantenere le strade, e dovrebbero portare tutti i loro edifici a zero emissioni in 5 anni? Mi sto sganasciando dal ridere già adesso.
    L’idea è assolutamente lodevole, ma senza un preciso piano economico sono solo sogni. Anche a me piacerebbe abbattere totalmente casa mia è rifarla tutta in legno, con riscaldamento passivo e via dicendo. Me li da la UE i soldi?

  6. Evidentemente chi pensa ste boiate non ha idea di cosa significhi portare gli edifici italiani a classi energetiche superiori, perchè tanto loro vivono in case nuove ed il problema non gli tocca, oppure vivono in affitto ed il problema è di altri.. diversamente dal resto dell’europa, in italia una grossa fetta di case è di proprietà e una grossa fetta di queste case ha più di 30 anni.. di questi proprietari, una buona parte non hanno la possibilità economica di effettuare i dispendiosi interventi di riqualificazione energetica. Esiste il 110% direte voi, peccato che già da tempo non si trovano più nè i materiali nè le attrezzature per farlo, tantomeno le aziende che lo facciano.. in più se non passi per tramite di aziende che gestiscono tutte ste cose ed hanno la forza economica di farsi anticipare dalle banche i soldi per iniziare i lavori, è impossibile anche solo iniziare i lavori..

    • Il 110% in periodo COVID, con massimali fuori da ogni logica (2400 euro al kWp per fotovoltaico per esempio) ed aziende non in grado di anticipare le somme, il tutto condito da una generale leggerezza sui dettagli a suon di interrogazioni all’AdE e con una diffusa difformità catastale (si può chiamare abuso edilizio?) figlia degli anni 60, hanno creato la tempesta perfetta. Chi era perfettamente in regola è riuscito a fare tutto, spesso e volentieri con un’abitazione unifamiliare. Chi invece ha nella realtà un bisogno disperato di migliorare l’efficienza energetica (condomini anni 60 e 70) è ancora al palo. In sostanza, con le somme stanziate si poteva ottenere molto di più.

  7. Obiettivi tanto belli quanto irrealizzabili. Mi scompiscio dalle risate soprattutto per la data del 2027 che impone agli edifici pubblici le emissioni zero.

    • Che poi è quello il vero problema. Perchè l’idea di per sè è sacrosanta. Solo che pretendere di farlo in scala così grande entro 10 anni scarsi, con la spada di damocle di rendere di fatto invendibile il bene se non ottempera, è il modo migliore per rendere infattibile la cosa all’atto pratico e far diventare odiosa una cosa che di per sè sarebbe intelligentissima (chiaramente ove applicabile senza snaturare x ex edifici storici etc etc).

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