Ecobonus la grande “truffa”, bocciato dalla Corte dei conti

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Ecobonus: la grande presa in giro. Usano altri termini e altri toni i magistrati contabili della Corte dei conti, ma la “sentenza sull’ecobonus” scritta nella deliberazione. 51/2026/G è chiara. In sintesi: l’obiettivo originario dell’incentivo, cioè favorire la sostituzione dei veicoli più inquinanti, è stato in parte snaturato dall’innalzamento della soglia di emissioni dei modelli incentivabili, passata da 60 a 135 grammi di CO₂ per chilometro. Più del doppio del limite iniziale. È un tema che segnaliamo da anni: l’estensione degli incentivi ai motori termici finisce per indebolire la finalità ambientale della misura. Lo si è visto ogni volta che, dopo l’unico ecobonus interamente dedicato ai veicoli elettrici — quello che ha registrato un successo evidente — si è tornati a pubblicare bandi “misti”, dove convivono auto a emissioni zero e modelli ancora inquinanti. Una contraddizione che la Corte dei conti mette ora nero su bianco.

Più incentivi alla categoria (61/135 g/km) più inquinante

I magistrati contabili invitano le amministrazioni a definire strategie più coordinate e trasparenti, fondate su indicatori di efficacia realmente stringenti. Il messaggio è chiaro: le risorse pubbliche devono essere orientate alla riduzione delle emissioni, non disperse in interventi che producono effetti marginali. È esattamente l’opposto di quanto avviene, per esempio, con iniziative come quella della Regione Piemonte, che ha destinato 14 milioni a buoni sconto per l’HVO.

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Una misura che non incide sulla sostituzione dei veicoli più inquinanti, mentre l’obiettivo dovrebbe essere proprio quello: togliere dalla strada le auto più vecchie e rimpiazzarle con modelli a zero emissioni, gli unici davvero efficaci nel ridurre gli inquinanti.

ecobonus

Così scrivono i magistrati sugli incentivi del 2024 (sul 2025 ci sono ancora da fare tutti i conti): «la categoria che ha visto la quota di gran lunga superiore di incentivi prenotati è stata quella degli autoveicoli M1, declinata nelle varie fasce di emissioni CO2. In realtà, la tipologia di veicolo con emissioni fra i 61 e i 135 g/km, ha prevalso, seguita da quella maggiormente performante, in termini di impatto ambientale, e cioè con emissioni comprese fra 0 e 20 g/km».

 

Tutti i punti deboli dell’ecobonus

I magistrati contabili, dopo aver evidenziato come gli incentivi attuali non siano realmente orientati a mitigare gli effetti dell’inquinamento atmosferico, entrano nel merito e descrivono i principali punti deboli dell’attuale sistema di eco‑incentivi per la mobilità sostenibile.

Qui l’elenco:

Obiettivo di svecchiamento del parco auto non centrato

La Corte osserva che l’intento originario di sostituire i veicoli più inquinanti è stato parzialmente vanificato dall’innalzamento della soglia di emissioni dei veicoli incentivabili, passata da 60 a 135 g/km di CO2 (più del doppio del limite iniziale). Di conseguenza, la maggior parte delle prenotazioni ha riguardato veicoli appartenenti alla fascia di emissioni più alta consentita

Inadeguatezza degli strumenti

I meccanismi di incentivazione sono stati ritenuti inadeguati rispetto ai target di decarbonizzazione più ambiziosi imposti dalla normativa europea (che punta a veicoli tra 0 e 50 g/km)

Incongruenze finanziarie e contabili

Dalle analisi è emersa una differenza di 18,5 milioni  tra le prenotazioni completate e attive e le effettive erogazioni effettuate, una discrepanza legata a criticità procedurali e alle modalità di contabilizzazione difficilmente adattabili all’anno solare

Mancanza di dati sull’impatto ambientale

Viene criticata l’assenza di indicatori capaci di misurare le reali ricadute degli incentivi sulla qualità dell’aria e sulla riduzione effettiva di gas climalteranti.  I monitoraggi condotti si sono limitati agli aspetti gestionali (numero di veicoli e fondi spesi) senza fornire feedback sui miglioramenti ambientali

Criticità procedurali e comunicative

La Corte ha rilevato tempi eccessivamente lunghi per la chiusura delle pratiche (fino a 270 giorni) e una comunicazione istituzionale poco efficace. Molti utenti hanno dichiarato di aver appreso dell’Ecobonus solo tramite social network o televisione

Mancata rottamazione obbligatoria

Il fatto che la rottamazione sia stata inizialmente prevista come opzionale ha ridotto l’efficacia della misura, col rischio di aver semplicemente spostato i veicoli più inquinanti verso il mercato dell’usato di regioni economicamente più deboli.

Nel 2019 solo elettrici, poi l’ingresso dei termici

A pagina 100 della relazione della Corte leggiamo che «nel 2019 erano presenti solo due tipologie e cioè elettrico e ibrido plug-in», insomma si è partiti con il piede giusto ma i magistrati fanno notare che «successivamente le tipologie di motorizzazione sono aumentate, comprendendo tanto il motore ibrido o termico quanto l’ibrido/elettrico». Si sono aperte le porte, si è anche ridotto l’importo dell’ecobonus che nella prima stesura era di 8mila euro, a categorie di veicoli con maggiori emissioni.

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Una deriva si registra anche nei bandi regionali. Vediamo quelli banditi negli ultimi mesi in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio (qui l’elenco) e dedicati anche alle imprese dove l’incentivo per i motori termici è minore, ma esiste e manda  spesso fuoristrada i veicoli a batteria.  Lo abbiamo visto anche alla città di Firenze dove lo abbiamo segnalato, poi si sono ribellati anche gli  ambientalisti e alla fine il Comune ha fatto parziale marcia indietro.

Che fare? Le indicazioni per i prossimi incentivi

Il dato centrale è questo: gli incentivi hanno una finalità ambientale. Si devono, quindi, finanziare le auto che producono meno emissioni. Elementare, Watson. Le indicazioni alle amministrazioni, oltre Ministeri e Regioni anche città (ricordiamo il caso Firenze), della Corte sono abbastanza chiare. Secondo i magistrati contabili le amministrazioni coinvolte dovrebbero definire strategie comuni basate su una fattiva collaborazione per raggiungere gli sfidanti obiettivi di decarbonizzazione fissati dagli accordi internazionali (Accordo di Parigi) e dai regolamenti europei. L’obiettivo finale deve rimanere l’azzeramento delle emissioni di gas climalteranti entro i termini stabiliti (2030).

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Il sostegno alle piccole e medie imprese è un altro punto indicato dai magistrati contabili. Anche in questi giorni  Unrae ha sollecitato il ministero a intervenire rapidamente, per evitare gli effetti negativi dell’“effetto annuncio” sul fondo automotive, così anche Anfia, che rischia di bloccare il mercato in attesa di date certe. Senza dimenticare i 180 milioni destinati ai veicoli commerciali leggeri, una quota consistente delle risorse può essere utilizzata anche per l’acquisto di mezzi con motore termico. In questo contesto la riserva del 40% per i veicoli elettrici rappresenta un segnale positivo, ma — come osserva la Corte dei conti — le politiche pubbliche dovrebbero sostenere solo i mezzi realmente meno inquinanti.

Sussidi ambientalmente dannosi superano  quelli favorevoli

Quando si parla di incentivi all’elettrico, poi come ha fatto emergere la Corte spesso vanno ai motori termici, cresce il coro dei contrari: deve decidere il mercato. Questo il ritornello. Anche in questo caso i magistrati contabili smontano la fake news e raccomandano di utilizzare la leva fiscale per ridurre i sussidi ambientalmente dannosi (SAD), che «attualmente superano in termini finanziari quelli favorevoli (SAF)».  Lo Stato e non il mercato favorisce i mezzi inquinanti.

Distributori più green: 60 mila euro per passare all’elettrico

Altre criticità riguardano la semplificazione normativa e procedurale. A proposito «La Corte invita a superare l’eccessiva stratificazione e complessità delle norme, che ha finora rallentato le procedure di erogazione dei contributi e la realizzazione dei risultati attesi». Su questo punto sono tanti i problemi che abbiamo sempre segnalato.  Infine è fondamentale monitorare con «precisione le risorse non utilizzate e procedere al recupero di quelle oggetto di revoca».

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