L’Ecobonus dedicato a moto e scooter elettrici rimarrà sostanzailmente uguale agli scorsi anni. Dal 2027 invece si parla di una riduzione del contributo e soprattutto di regole più stringenti per i concessionari furbetti.
Nel 2021 è stato introdotto per cinque anni un contributo di 30 milioni di euro per sostenere la diffusione della mobilità a due ruote (e altri veicoli di classe L) con basse emissioni. Il 2026 sarà quindi l’ultimo anno e seguirà grossomodo le stesse regole dei precedenti. Il contributo del 40% può arrivare fino a 4.000 euro in caso di rottamazione, oppure del 30% fino a un massimo di 3.000 euro.
La misura è destinata a persone fisiche e società, con un limite massimo di 500 veicoli intestati allo stesso codice fiscale o partita IVA. Un elemento che rende il provvedimento interessante anche per flotte aziendali e operatori della logistica urbana leggera.
Il portale per la presentazione delle domande sarà gestito da Invitalia. L’apertura verrà comunicata tramite il sito ufficiale ecobonus.mimit.gov.it, riferimento operativo per concessionari e acquirenti.
L’incentivo rappresenta un tassello importante nella strategia italiana di elettrificazione del parco circolante leggero, in un contesto in cui scooter e moto crescono troppo lentamente con volumi di vendita che invece di aumentare di anno in anno diminuiscono. Questo perché il divario dagli scooter a benzina è ancora molto alto e la leva economica degli incentivi è molto utile, anche se condiziona non solo positivamente il mercato.

Ecobonus 2027-2030: stessi soldi, regole diverse
Gli incentivi per le due ruote però sembrano destinati a proseguire anche nei prossimi anni. Almeno questo emerge da un Tavolo Automotive del 30 gennaio 2026 durante il quale il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato un ulteriore stanziamento di 90 milioni di
euro per il triennio 2027-2030. Di fatto quindi non dovrebbe cambiare l’ammontare del contributo annuo che resterebbe di 30 milioni annui. Quello che invece dovrebbe cambiare sono le regole. infatti si abbasserebbe al 20% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 2.000 euro o 30% fino a 3.000 euro in caso di rottamazione.
Tra le novità più rilevanti, l’esclusione dal bonus delle società attive nella produzione, importazione, distribuzione e commercio di ciclomotori, motoveicoli, quadricicli, autoveicoli e rimorchi. Questo dovrebbe evitare che addetti al settore particolarmente intraprendenti si accaparrino quote troppo rilevanti. Inoltre, sarà probabilmente introdotto un vincolo di non rivendita per 12 mesi dall’acquisto, misura anche questa pensata per evitare fenomeni speculativi.
Va precisato che il nuovo schema 2027-2030 entrerà in vigore solo dopo l’approvazione di uno specifico decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, attualmente all’esame dei dicasteri competenti.

Prospettive per operatori e consumatori
Il doppio binario 2026 e 2027-2030 dà finalmente al settore una visione un po’ più stabile nel tempo. Cosa che gli operatori chiedevano da anni per poter pianificare investimenti, ordini e strategie commerciali senza navigare a vista. Allo stesso tempo, il taglio progressivo delle percentuali lascia intendere che l’obiettivo sia accompagnare il mercato verso una fase più matura, riducendo gradualmente il peso degli incentivi pubblici. La domanda però è: il mercato ha gambe sufficientemente forti per ridurre i sostegni e avviarsi a camminare da solo.


