Il solare offshore si affianca all’eolico nella produzione di energia in mare aperto, offrendo una nuova via per decarbonizzare attività offshore e sottomarine. In concreto, può alimentare infrastrutture legate a petrolio e gas, sistemi di monitoraggio che richiedono energia costante lontano dalla costa, applicazioni di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) e, più in generale, tutti gli asset remoti che oggi dipendono da lunghi cavi sottomarini o da generatori diesel. E le navi, i pescherecci o gli yacht? È possibile che in futuro l’energia solare offshore venga utilizzata anche per questi scopi, ma non rientra nelle funzioni previste dal progetto Steady Seas. Si tratta di una ricerca congiunta di SolarDuck e del Maritime Research Institute Netherlands (MARIN), finanziata con 3,2 milioni di euro dalla Netherlands Enterprise Agency (RVO).
“Tagliare i cavi” con la terraferma
In una nota, la società spiega che la ricerca «consentirà di avanzare nella progettazione di base dell’Offshore Floating Power & Utility Hub (OFPH) di SolarDuck, una soluzione offshore su piattaforma singola sviluppata per fornire energia affidabile, comunicazioni e altri servizi a infrastrutture remote in mare aperto e sottomarine». Si tratta di una struttura che, per concezione, ricorda i parchi eolici offshore, ma basata su pannelli fotovoltaici, come mostra chiaramente l’immagine qui sotto.

A cosa serve questa piattaforma? A eliminare i lunghi cavi sottomarini e a spegnere i generatori diesel locali, soluzioni costose, complesse da installare, vulnerabili e con un impatto ambientale significativo. L’hub solare, invece, è più semplice da mettere in acqua e soprattutto non è fisso: è una «piattaforma offshore ridislocabile che genera energia rinnovabile direttamente nel punto in cui serve».
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Resta il tema della discontinuità della produzione solare. SolarDuck l’affronta integrando sistemi di accumulo energetico (come si vede nella foto) e unità ausiliarie, che garantiscono continuità di alimentazione anche in assenza di irraggiamento.
I protagonisti del progetto
Vediamo le dichiarazioni dei protagonisti di questo progetto. Don Hoogendoorn, CTO di SolarDuck: «Steady Seas ci permette di applicare le lezioni apprese costruendo e testando Merganser nel Mare del Nord a un progetto pensato per applicazioni offshore su piattaforma singola. Le sfide tecniche per alimentare asset lontani dalla costa sono significative, dall’ormeggio al comportamento dinamico fino all’integrazione con le infrastrutture sottomarine. Questo programma ci offre gli strumenti per ingegnerizzare e validare soluzioni robuste prima della loro installazione in mare».
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Poi William Otto di MARIN: «Siamo orgogliosi di proseguire la collaborazione con SolarDuck e di supportare l’ulteriore maturazione del fotovoltaico galleggiante offshore. All’interno di Steady Seas, MARIN studierà l’impatto della topologia sul comportamento e sui coefficienti idrodinamici, e valuterà l’effetto delle condizioni d’onda estreme sui carichi strutturali, incluso l’accumulo d’onda sotto la piattaforma. Una validazione rigorosa e basata sui test è essenziale per portare con fiducia la tecnologia solare offshore verso la commercializzazione».
SolarDuck è un’azienda cleantech olandese‑norvegese specializzata in soluzioni di solare galleggiante offshore. MARIN, il Maritime Research Institute Netherlands, è un istituto di ricerca marittima riconosciuto a livello globale.

