Dieci anni dopo il primo decreto dedicato al retrofit per convertire le auto termiche in elettriche, arriva finalmente il primo kit industrializzato per la Panda 141A. A lanciarlo è ElectroFit Systems srl, con il progetto Nova Energia, presentato dall’imprenditore e docente al Politecnico di Torino Stefano Carabelli al Lingotto di Torino. Un passo storico, che segna l’ingresso del retrofit automobilistico in una dimensione industrializzata.
Ma serve una svolta perchè diventi un’opzione di massa. Su Vaielettrico, Gianfranco Pizzuto ha lanciato l’idea di un retrokit elettrico industrializzato per migliaia di vecchie Fiat 500, Panda e Lancia Y. Ottima visione lanciata proprio quando si è concretizzato il kit per la Panda.
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Il claim è chiaro: Hai la Panda? Ecco il kit. Non hai la Panda? Ecco l’auto retrofittata elettrica. Una doppia offerta che valorizza un modello storico e ancora diffusissimo in Italia. Non va dimenticato il successo del Retrokit per la Vespa, che ha dimostrato la fattibilità commerciale del retrofit. Un paradosso, però: le due ruote sono state ammesse alla conversione solo nel 2022, ben sette anni dopo il decreto del 2015.
Un Made in Italy sostenibile: questa è la missione di ElectroFit Systems. «Un’icona che non invecchia. La Panda elettrica conserva tutto ciò che la rende amata: cinque posti veri, spazio da city SUV (fino a 1000 litri di carico), e quella forma squadrata che non ha mai smesso di essere attuale». Questo il comunicato, poi Stefano Carabelli ha illustrato a Vaielettrico la filosofia proposta agli e-driver.

A iniziare dai servizi offerti. «Il cliente ci fornisce una Panda su cui installiamo il kit, e noi la restituiamo rigenerata, restaurata, revisionata, riqualificata e riomologata ufficialmente. Se invece non ne possiede una, siamo noi a proporgliela direttamente».
Il motore

La batteria

Un’auto per la città e per la campagna
Partendo dai dati tecnici, il professor Carabelli disegna l’identikit della Panda Nova Energia: «Parliamo di un’autonomia di 100 km reali, amo l’espressione “onesti”, ovvero in ambito urbano può arrivare a 110. Siamo a un consumo di circa 95 Wh/km. Si tratta di un’auto pensata per l’uso urbano ma anche per un piccolo paese, per chi deve spostarsi in un raggio di 30-40 chilometri».

Ma non solo. «La Panda ancora oggi è molto usata nelle campagne, un veicolo versatile e adatto a due ambienti: strettamente urbano e strettamente rurale». Sulla ricarica la potenza è di 3,3 kW. «Siamo per la ricarica lenta, ben distribuita, e la Panda si presta a chi ha un garage, un giardino o il parcheggio di un’azienda, dove può ricaricare con una semplice presa Schuko. Si ricarica in tre ore e mezza, quattro se proprio siamo a zero. Peraltro è limitabile, perché l’abbiamo pensata per una ricarica domestica e quindi per tutta la notte».
Insieme al kit anche il pannello solare di Solbian
Primi per il kit omologato industrializzato, ma innovativi anche perché con l’auto offrono il pannello solare. Un prodotto realizzato da Solbian, l’azienda del velista Giovanni Soldini e di Luca Bonci, che vanta una lunga esperienza soprattutto nella nautica, ma non solo, nell’integrazione dei pannelli nei veicoli. Lo aveva annunciato a Vaielettrico Bonci, promessa rispettata. «Abbiamo fatto anche tante altre cose insieme. Questo pannello non solo è flessibile, ma si attacca magneticamente: non è incollato». Qui sotto la tabella con i dati del pannello, che permette soprattutto nei mesi più soleggiati di integrare l’autonomia.

Si punta ad un’alta sostenibilità e all’italianità. «Produciamo noi tutto il kit completo e lo facciamo industrialmente. Il kit e-Fi è un prodotto nostro, regolarmente omologato, e non è l’unica cosa che facciamo. Siamo preparati per rispondere a chi ha necessità di un veicolo elettrificato, noi lo portiamo all’omologazione». Oltre alla vendita del kit, si offre assistenza a 360 gradi. E soprattutto «il ministero ci ha accreditato come centro prova». Un riferimento non solo per le auto ma anche, per esempio, per i veicoli agricoli.
Ma quanto costa? Chi monta il kit?
Il kit e-Fit è proposto a 9.000 € + IVA (10.850 €). A questo si aggiunge la Panda, fornita già restaurata: interni rinnovati, carrozzeria riportata all’origine, meccaniche revisionate. Il tutto accompagnato da una garanzia triennale e un costo compreso tra 3.000 e 5.000 €. Il conto finale è presto fatto: tra 14.000 e 17.000 euro. L’azienda non si limita, quindi, a proporre il kit, ma punta direttamente alla vendita delle auto. Pronte da usare in elettrico.
«Per l’installazione del kit possiamo contare sulle officine partner di Nova Energia, selezionate e autorizzate per effettuare il montaggio. In questa fase, però, stiamo organizzando il magazzino: l’obiettivo è predisporre 100 kit direttamente da noi, in modo da avviare la produzione e garantire disponibilità immediata. E abbiamo anche le auto». E la domanda inevitabile: quando sul mercato? La risposta è diretta: «Ci siamo già, basta prenotare sul nostro sito internet».
L’auto elettrica per tutti/ Metti una firma sul nostro “Manifesto dell’e-driver”
Per il futuro si pensa ad un modello con una batteria con maggiore capacità? «Ci stiamo lavorando», risponde il professor Carabelli che bruciato le tappe, l’impresa è iniziata nel 2023 ed già approdata in porto. Pronta a navigare.

Un altro tassello verso la transizione energetica, che unisce l’autoproduzione — almeno in parte — la mobilità elettrica e l’economia circolare grazie al recupero delle auto già esistenti. Per di più, con la valorizzazione di un veicolo che ha una lunga storia.
LEGGI ANCHE: Pizzuto ha un’altra idea: retrokit per 500, Panda e Lancia Y.. Guarda il VIDEO


Io credo che retrofittare una Panda non sia proprio un’idea originale. Ci hanno già provato e ci sono già riusciti. A me piacerebbe una panda 4×4 elettrica e il Garage Italia l’ha già fatta e la vende a 45mila euri (non ho sbagliato, la cifra è quella!). Purtroppo siamo lontani da un prezzo sostenibile. Personalmente credo che i retrofit, almeno in Italia, siano possibili solo per clienti più che benestanti.
Dovrebbe esistere un kit omologato applicabile da qualsiasi officina, cosicché con qualche migliaio posso trasformare la mia vecchia auto… In Germania credo che il TUV abbia regole diverse, bisognerebbe trasformare il mezzo la e poi farlo immatricolare da noi.
E’ esattamente quello che ha in testa, e ci ha raccontato, Gianfranco Pizzuto. De le è sfuggito, ecco l’atricoloPizzuto ha un’altra idea: retrokit per 500, Panda e Lancia Y a costo quasi zero e la video intervista sul nostro canale Youtube: https://youtu.be/gwwimRRHwkg
Progetto che credo non possa avere seguito in quanto non economicamente sostenibile…..
O mi tengo la vecchia panda e in modo “eroico” faccio i viaggi che mi serve fare, o mi prendo una elettrica recente usata e non giro con un mezzo di 20 anni seppur ricondizionato alla modica cifra di 14/17.000 euro con autonomia di 100Km.
Se lo faccio per gioco o per sfizio, certo lo posso fare………
Bellissima… E poi si va a rimorchiare le universitarie con una macchina maschia
ed è un peccato che il limite di peso per omologare i quadricicli pesanti sia cosi stingente, abbiamo imparato che
– nel limite di peso ci si riesce a far rientrare una Smart trasformata con kit elettrico, ma non un Pandino trasformato
– nel limite di peso ci rientano quadricicli nuovi cinesi sino a 3,1 metri circa ( 2 posti, oppure 4 posti scomodi) ma non vetturette da 3,3 metri (già vere auto come sospensioni e ruote, e simili nella taglia alla Fiat Seicento anni ’90) o 3,4 metri (Pandino e Kei car in genere)
Quindi (se vuoi) facci il riassunto di quello che hai imparato e dimostra che ha capito la cosa più importante… 😉
..sospetto che vorresti additare i governanti, ma io punterei invece i costruttori nostrani, che ad oggi, dopo 25 anni di ingrassaggio progrssivo delle taglie e dei listini delle auto europee, utilitarie comprese,
non gradirebbero esistano troppe mini-car (inteso anche come mini-prezzo), ancor meno se elettriche, gli si restingerebbero parecchio il business e i listini 😉
Io mi orientavo più su una cosa del tipo: “mi sono accorto, con pesi e misure alla mano, che una merdopanda del 99 ha più “ciccia” addosso dei tanto decantati quadricicli pesanti che da molti sono proposto come la panacea per la mobilità urbana, a dimostrazione che sì, da un lato funzionano perchè funzionano, ma dall’altro ci vogliono propinare proprio delle belle m34de, ma tirate a lucido per farcele sembrare più gustose.
Sulla Panda elettrificata ho poco da aggiungere: per quanto apprezzi tantissimo il gesto atletico (chi più di me lo può apprezzare) rimane il fatto che una spring usata (magari senza CCS) oramai si trova attorno agli 8000 euro.
lotta impari tra quadricicli da 450 kg (+batteria) e vetturette sub-A da 700-750 kg
il limite di peso pone limitazioni di confort.. indirettamente condiziona ruote, sospensioni, sedili, oltre che la “ciccia” dei lamierati
allora ora in europa c’è un buco di mercato per ( sub-A / kei car) elettriche, o almeno ancora nessuna proposta economica ( Dr-01 costa e i quadricicli pure costicchiano), come se fosse tabù occupare questo segmento.. per i grandi marchi sarebbe un cannibalizzare le vendite di vetture più grandi, e per un nuovo costruttore sarebbe in salita scalare i quantitativi e ridurre i costi
comunque a me stupisce che in Italia, casa storica di decine di marchi di moto e ciclomotori e carrozzerie e componentistica, nessuno ci stia provando a fare quadricicli o persino micro vetture ev di grande serie, cioè economici, ora che non c’è più Fiat a fare da cane di guardia che ostacola i nuovi arrivati.. o forse c’è ancora (Steallantis+ Renault) a fare terra bruciata? .. a questo punto spero nei cinesi quando produrranno in europa senza dazi
non solo nuovi competitor nella classe sub-a sono mal visti dai costruttori europei (vedi la DR-01 che all’inzio la dovettero prezzare 26K)
ma anche i retrofit che recuperano vetture usate, penso non sia un mistero che sono procedure ostacolate e ci mettono anni ad ottenere l’omologazione
a me piace molto
da uno foto in rete sembra che hanno messo la batteria al posto del serbatoio e della marmitta, per cui bagagliaio, abitacolo, e vano motore sembrano spaziosi come da origine, e l’omologazione risulta più semplice, non modificano i lamierati della scocca, nei i pesi, ne la potenza, ne hanno pacchi batteria in luoghi imperfetti (vano motore e bagagliaio) come erano i primi retrofit, e anche il baricentro dovrebbe averne giovato
si non è competitiva con T03 o la nuova Spring, ma si rivolge a una “nicchia” di mercato:
– intanto la Panda è una Sub-A ( oggi si usa dire “Kei car” ) come dimensioni, larga 1,46 (anche troppo stretta) x lunga 3,40; praticamente se la gioca con i quadricicli, che costano appunto 15-18K proprio perché sono di taglia piccola; ma sono un po’ più leggeri e meno comodi come sospensioni della Panda, con estetica meno riconoscibile (il Pandino è disegno minimalista ben riuscito di Giugiaro), e raramente con 4 posti; per parcheggiare e muoversi in città, magari persone che guidano poco, la taglia piccola e gli ingombri squadrati non hanno prezzo;
qualche cliente (benestante) lo avranno già nella grandi città sia tra giovani, che tra signori nostalgici
poi la Pandina fa parte del paesaggio dei borghi italiani, la vedrei bene come auto di servizio “vintage” che non stona (però elettrica) di alberghi, ristoranti, agriturismi di collina o di mare; ovvio solo situazioni che non superano i 100 km al giorno, e in questo caso rimuovendo la colorazione nera dal cofano, mentre lasciando gli altr idettagli rivisitati moderni che sono più discreti
gli auguro di vendere il primo lotto di 100 auto, che se ho capito vengono resturate direttamente da loro, che è sempre lavoro per l’indotto del vintage, e poi rilanciare e magari arrivare anche a 1000 e più (si parla appunto di una nicchia), poi di passare a kit batterie più aggiornati (LFP) o più densi, e di estendere l’omologazione e i kit ad altre piccole utilitarie
per es. la Seicento anni ’90 ha misure ancora più interessanti come quadriciclo pesante, 1,51 x 3,33, anche lei se ne trovano abbastanza di usate da ristrutturare, anche lei abbastanza riconoscibile come vetturetta vintage e adatta a non stonare nei vicoli dei borghi turistici italiani e come vetturetta che ora diventa sfiziosa nei centri città
A quel prezzo, come scritto già da altri, ci prendo una T03 che ho anche avuto modo di provare tra l’altro.
Parliamo di una vettura con il triplo dell’autonomia, prestazioni sicuramente maggiori e non di poco , ADAS di ultima generazione, climatizzazione e 4 vetri elettrici più tetto panoramico elettrico , ricarica in AC e in DC , comodamente gestibile da App , insomma, perché dovrei essere così masochista da prendere la Panda ?
Una “vecchia” Panda elettrica non si sceglie per battere i listini o l’autonomia. È la scelta di chi vuole continuare a guidare un’auto identitaria e crede nella necessità dell’economia circolare e di affezione. L’acquisto di un auto non è data solo dal rapporto autonomia/prezzo entrano in gioco altri fattori.
penso anche io, il pandino assomigliava più a un elettrodomestico con un bel design minimalista dei componenti e degli interni, oltre a “fare funzione” di auto da battaglia e ottimo per parcheggiare in spazi piccoli, era anche divertente-facile da usare e da riparare, un po’ un giocattolo o una “bicicletta”
Sicuramente sì, ma così facendo diventa un prodotto di nicchia e cade la possibilità che si possa pensare ad un mercato di trasformazioni su vetture in buone condizioni.
L’aspetto economico è fondamentale, il cliente tipo di questa Panda sicuramente non l’acquisterà come prima e unica vettura.
Chi è interessato a questo retrofit (spero siano molti, se lo meritano) schiferebbe qualsiasi Leapmotor et similia, e ai suoi argomenti (sicuramente razionali) risponderebbe con un educato sorriso di circostanza. É un progetto per persone benestanti, legate all’idea della Panda o di loro su una Panda. Altro che aggiornamenti OTA
-É un progetto per persone benestanti-
Si, ma all’atto pratico ne esce una briscola col morto.
Concordo con la sua analisi. Io, ancorché non credo di potermi definire benestante, ho una Panda modello vecchio (a me piace dire “Giugiaro”) presa per sfizio e per fare il minimalista in città e dintorni. Mi piacerebbe trasformarla in elettrico, visto anche che ricarico a casa, ma a quel prezzo é solo un’ operazione nostalgia, mentre il cervello mi suggerirebbe di prendere un nuovo, piú performante, più comodo e soprattuttto più sicuro. C’è poi un altro tema importante: della mia Panda del 1999 probabilmente l’unico componente realmente inarrestabile, immarcescente, é il motore. É tutto il resto che, detto con onestà ed al netto di quanto affezionato sia alla vettura ed a quanto rappresenta, sarebbe da buttare.
valuta che per tanti solo la parola “adas” vuol dire ” quanto mi costa l’elettrauto per toglierli?” 😀 – questa Panda mi piace, ma c’è da lavorare moltissimo per prezzo e autonomia accettabili
I retrofit sarebbero belli, sensati e sostenibili se fosse stata prevista un’omologazione in singolo esemplare semplificata ed a costi accettabili. Oppure un accurato controllo tecnico sulle modifiche apportate. In questo modo qualunque officina, che ne fosse in grado, potrebbe recuperare la meccanica e i moduli batteria ancora buoni di vetture elettriche demolite, incidentate, ecc. e riadattarle su una qualunque vettura del cliente. Avere previsto che invece si possano montare solo kit già omologati specificatamente per un solo modello ne ha decretato il fallimento all’origine. Che senso ha convertire una vecchia Panda ad un costo superiore di quello di una Leapmotor T03 nuova? Provabilmente sarebbe più richiesto riadattare un motore Tesla (di recupero, che quindi sarebbe più ecologico, che è il senso di fondo dei retrofit) su una BMW o una Mercedes d’epoca
Mi sembra una proposta commercialmente assurda. Si offre, sia pure revisionata (ma come?) e con il “contentino” del pannello solare un’auto che ha almeno 22 anni (la Panda in questione è uscita di produzione nel 2003) quando con cifre poco superiori è possibile acquistare una Dacia Spring o una Leapmotor t03 nuove, con caratteristiche tecniche e di sicurezza ben superiori
il pannello solare se ho capito è optional, magari costicchia, ma nel suo piccolo è “rivoluzionario”:
anche se solo in linea di principio (perché di fatto rimane una piccola nicchia di utilizzo) si sdogana un concetto dirompente per le vecchie filiere energetiche, cioè una piccola auto che va letteralmente a energia solare, o almeno se sei un utente che fa solo 15 km al giorno, altrimenti se non altro hai che almeno se la lasci parcheggiata all’aperto anche mesi ferma mantiene carica la batteria da sè
stavo immaginando il loro capannone, deve essere divertente da vedere con decine di Panda smontate in restauro e lavorazione, comprate setacciando gli annunci di vendita, e meditavo sui costi dell’operazione artigianale.. vettura usurata presa a 700e compresi 130e di trapasso; tolgono molore, marmitta, serbatoio, magari li rivendono pure per arrotondare qualche spiccio; riverniciano l’esterno e rifanno sedili, sospensioni e freni, e restano sui 3000-4000e giusto perchè il Pandino è piccoletto si fa più in fretta da verniciare ed ha ricambi economici
poi montano il kit elettrico, batteria, caricatore, motore+inverter, e modificano la climatizzazione e il cruscotto e altri particolari.. insomma per me bravi a gestire tutto insieme.. e se superano il primo lotto di 100 vetture, poi magari il kit lo potrebbero abbassare un -25% di prezzo 😉
Vista la capacitá della batteria (e la tensione di funzionamento !) vedrei bene il veicolo come quadriciclo con un “effetto nostalgia” retró-chic che potrebbe rendere sopportabile il prezzo finale 🙂