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Ecco la Lightning Strike. Promesse mantenute a metà

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Ecco la Lightning Strike, l’attesissima super moto elettrica low cost sfornata dalla casa californiana per rivoluzionare il mercato delle due ruote alla spina. Molte delle promesse sono state mantenute, ma non tutte.

Al modello base manca autonomia

Al prezzo base di 13.000 dollari, infatti, la nuova moto verrà venduta con un pacco batterie sottodimensionato (10 kWh per sole 70-100 miglia di autonomia) e priva del dispositivo di ricarica veloce in corrente continua. Che è un optional e costa 1.500 euro.  Per avere una moto d’eccellenza occorre passare alla versione Carbon Edition con batteria da 20 kWh, sborsando però parecchio di più. E il vantaggio rispetto alle principali rivali praticamente si annulla.

Vediamola ora nel dettaglio per come è stata presentata alla stampa nella serata italiana. L’aspetto è indubbiamente accattivante. E’ quello di una classica super sportiva, come del resto deve essere per un bolide da 241 kmh; nel complesso non si differenzia molto, ad occhio, dalla sorella maggiore LS 218, la moto più veloce del mondo con i suoi 350 kmh.

top-leftConfermando le anticipazioni, il modello base monta un propulsore elettrico raffreddato a liquido che sviluppa 90 cavalli con una coppia di 245. La velocità massima è però di di 217 kmh e non 241 come promesso. Il peso è di 455 libre (206 kg).  Il comunicato diffuso da Lightning Motorcycles non  specifica le caratteristiche di freni e delle sospensioni.

E la Carbon Edition costa già 20.000 dollari

Nella Carbon Edition, invece, vengono montati a richiesta freni Brembo e sospensioni Ohlins. La batteria, come abbiamo visto, raddoppia la capacità, la potenza del motore aumenta di 30 cavalli, la velocità tocca i 241 kmh promessi e l’autonomia arriva a sfiorare i 250-300 km. il caricatore fast in  corrente continua è di serie. Con un peso che sale di poco, a 485 libre (220 chili), è certamente la più leggera super moto elettrica sul mercato. Il prezzo sale però a 20.000 euro. Sarà questa versione ad entrare in commercio per prima, ma solo in America,  presumibilmente a metà luglio.

Un terzo modello, la Mid Range, si colloca a metà fra i precedenti, sia nel prezzo (17.000 dollari) sia nella capacità della batteria (15 kWh) sia nell’autonomia (fra 160 e 240 chilometri); il peso sale di poco a 211 kg.

Concludendo. La Lightning Strike ha indubbiamente qualcosa di eccezionale: la grande performance di motore e pacco batterie con un peso che resta molto inferiore alle principali concorrenti. La Strike, insomma, fa tesoro dell’esperienza della sorella maggiore, la Lightning LS 218, che vanta 200 cv di potenza, quasi 300 Nm di coppia e un’ accelerazione da 160 a 240 kmh in 2 secondi con un’autonomia fino a 300 km nella versione che monta la batteria da 20 kWh; ma con un prezzo più che doppio: 38.88 per la versione base e oltre i 48.888 per quella con la massima autonomia.

La Lightning Strike, a differenza della LS 218, ha la trasmissione a cinghia anziché a catena. Nel modello base il sistema di ricarica  comprende la modalità domestica a 3,3 kW (ricarica al 95% in 3-4 ore) e quella accelerata a 12 kW (ricarica in un’ora); come abbiamo visto la ricarica veloce da 50 kW in corrente continua, con presa di tipo automobilistico Ccs Combo che consente di effettuare un pieno in meno di mezz’ora, è un optional nei primi due modelli e di serie solo nella Carbon Edition.

Ma le rivali restano staccate

Alla fine siamo di fronte a una moto elettrica che può competere con il top sul mercato (Harley Davidson LiveWire, Zero SR/F ed Energica Ego) e lo batte su diversi piani. Il prezzo è simile a quello delle versioni più economiche della Zero, pur con prestazioni molto superiori. Viceversa batte ampiamente la Energica nel prezzo, con prestazioni molto simili o anche migliori.

Il segreto sta anche in una tecnologia ottimizzata, soprattutto nelle batterie e nel motore,  ma in particolare nella scelta industriale di produrla in larga misura in Cina, in un nuovo stabilimento a sud di Shanghai. I componenti, circa l’88% del totale, saranno poi assemblati nello stabilimento californiano e immessi sul mercato americano verso la fine dell’anno. In Europa, e in Italia, non si vedrà fio al 2020.