Le auto a guida autonoma circolano già in molte strade del mondo (e tempo qualche anno arriveranno anche in Italia); ma non sarà questo l’ultimo passo di un’evoluzione che guarda molto più avanti: con le auto connesse e cooperative non sarà più il singolo veicolo a decidere come muoversi nell’ambiente che “percepisce” ma sarà l’insieme dei veicoli presenti nel raggio di alcuni chilometri a coordinarsi per manovrare sfruttando al meglio, e in assoluta sicurezza, gli spazi della strada. A quel punto non serviranno più segnaletica stradale e semafori agli incroci: il traffico scorrerà senza soste, autoregolandosi.
Il progetto MoVeOver: traffico più veloce e più sicuro
Gli spostamenti potranno essere più veloci fino al 50% e gli incidenti potranno più che dimezzarsi. Non è fantascienza. Le tecnologie ci sono già e un team di UniBo, con il progetto MoVeOver finanziato con i fondi del Pnrr-Restart, ha già sviluppato gli algoritmi base per portarle in strada. Lo coordina Alessandro Bazzi, professore associato di Sistemi e Reti di Comunicazione Wireless alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, oggi ospite di Fuoco Amico.
«Automazione e connettività sono due aspetti diversi, che ad un certo punto sicuramente convergeranno, ma non nel brevissimo termine» esordisce Bazzi. «Mentre il veicolo autonomo tende a sostituire l’uomo nel controllo del veicolo ed usa sensori (radar, lidar, telecamere, ultrasuoni) per percepire il mondo esterno in modo analogo a come fa un guidatore umano – spiega – il veicolo connesso scambia dati e lo fa anche se ci sono ostacoli in mezzo, fornendo o ricevendo informazioni aggiuntive rispetto a quanto avviene nel suo campo visivo. Per esempio avverte con anticipo se un veicolo che non ha rispettato uno stop o un rosso al semaforo sta per sbucare da un incrocio cieco».
Informazioni analoghe posso arrivare anche da dispositivi a bordo strada, come telecamere o semafori “intelligenti”. In Europa già 2 milioni di veicoli circolanti sono dotati di connettività e sono circa 6 mila i dispositivi stradali connessi, per esempio sulla statale Alemagna verso Cortina o in Autobrennero.
Uno sviluppo in tre tappe: l’ultima fra vent’anni

Tuttavia, aggiunge Bazzi «un veicolo può essere autonomo in un mondo di veicoli non autonomi. Un veicolo connesso ha senso solo se gli altri (tutti? la maggior parte?) sono connessi». Quindi non aspettiamoci una rivoluzione imminente. Per i veicoli connessi esiste una evoluzione temporale del tipo di utilizzo, proposta dal Car 2 Car Communications Consortium, in tre tappe, dal Day 1 al Day 3.
Il Day 1 prevede che i veicoli scambino informazioni sul proprio stato, ovvero posizione, direzione, velocità; i veicoli nelle vicinanze useranno queste informazioni per possibili avvisi al guidatore oppure ai controlli automatici (ad esempio, frenata assistita). Per queste funzionalità esistono già gli standard di comunicazione e spetta solo alla politica autorizzarle e ai car maker abilitare i veicoli. Potremmo vederle in strada nel giro di un anno.
Il Day 2 prevede che i veicoli o i dispositivi a bordo strada informino di ciò che percepiscono attraverso i propri sensori. Per esempio: una telecamera osserva un incrocio e informa i veicoli in avvicinamento che c’è un pedone che sta attraversando. E’ un livello che presuppone l’adeguamento della quasi totalità dei veicoli e delle infrastrutture stradali, e standard di comunicazione ancora in fase di completamento. scrivere. I tempi si allungheranno di conseguenza.
Ma a Bologna è già scattato il Day 3 (all’Università)
Il Day 3 prevede che i veicoli e l’infrastruttura cooperino per effettuare manovre cooperative in totale autonomia. Esempio semplice: un veicolo entra in un’autostrada trafficata e i veicoli della corsia più lenta si muovono in modo da agevolare l’ ingresso. Al momento siamo ancora all’attività di ricerca. E la prospettiva di un utilizzo di massa slitta in vanti di una ventina d’anni.
Ma il team coordinato da Bazzi ha già realizzato un modello in scala perfettamente funzionante, che simula una situazione da Day 3 come dimostra questo video:
I modellini in scala di auto (tutti elettrici) utilizzano le stesse tecnologie di un veicolo autonomo reale, al quale il team di Bazzi ha aggiunto la parte di connettività e l’algoritmo di gestione cooperativo dell’incrocio. Connettività e cooperazione, insomma, non sostituiranno gli attuali dispositivi on board per la guida autonoma, ma li integreranno in un sistema che li potenzierà e li renderà più sicuri.
Il tipo di motorizzazione non sarà una discriminante, ma, dice Bazzi «la tecnologia dell’auto elettrica, dando immediatezza e fluidità a tutte le manovre, è il tassello ideale per completare il puzzle del sistema di circolazione che stiamo progettando».
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