Il mercato italiano delle e-bike chiude il 2025 con un nuovo segno negativo le vendite si fermano a 256.000 unità, in calo del 7% rispetto al 2024.
Secondo i dati diffusi da Confindustria ANCMA, il mercato delle e-bike in Italia segna una flessione del 7%. Un calo nelle vendite più marcato rispetto alle biciclette tradizionali e che rappresenta un segnale forte. A pesare sono la contrazione della domanda interna, le difficoltà del retail specializzato e alcune criticità normative legate ai veicoli impropriamente venduti come biciclette elettriche.
Il dato conferma un rallentamento dopo anni di crescita sostenuta: l’e-bike resta un pilastro della mobilità elettrica leggera, ma il mercato italiano attraversa una fase di assestamento che coinvolge tutti i settori: produzione, vendite e commercio estero.

Vendite e-bike in calo: pesa soprattutto il canale dei negozi specializzati
Nel 2025 il mercato complessivo della bicicletta in Italia si è attestato a 1.303.000 unità (-4%), ma la contrazione più evidente riguarda proprio le biciclette a pedalata assistita, scese del 7% a quota 256.000 pezzi.
A incidere in modo significativo è stata la crisi del retail specializzato, che per il comparto e-bike rappresenta ancora il principale canale distributivo. Le vendite attraverso questi negozi hanno registrato un calo del 14%, segnale di una difficoltà strutturale della rete commerciale tradizionale.
Parallelamente, la crescita di altri canali – in particolare grande distribuzione specializzata e online – ha contribuito a contenere la flessione complessiva, ma sta modificando gli equilibri del mercato e il rapporto tra produttori e rete vendita.
Produzione ed export in arretramento: segnali di rallentamento lungo tutta la filiera
Non è solo la domanda interna a rallentare. Anche la produzione nazionale di e-bike nel 2025 ha registrato una contrazione significativa, scendendo a 281.000 unità (-17%).
In flessione anche il commercio estero:
export a 107.000 unità (-20,7%)
import a 82.000 unità (-7,8%)
Sul piano economico, l’export è passato da 153 a 139 milioni di euro (-9,2%), mentre l’import è sceso da 138 a 124 milioni (-10%).
Numeri che indicano una fase di raffreddamento della domanda europea, dopo il boom registrato negli anni successivi alla pandemia e alla crescita dell’interesse verso la mobilità sostenibile.

Veicoli “pseudo e-bike”: il nodo normativo che preoccupa il settore
Secondo il presidente di Confindustria ANCMA Mariano Roman, uno dei fattori critici riguarda la diffusione di mezzi impropriamente commercializzati come biciclette elettriche.
Si tratta di veicoli che spesso non rispettano i requisiti tecnici previsti dalla normativa europea per le e-bike a pedalata assistita, ma che vengono comunque proposti sul mercato come alternative equivalenti.
Il fenomeno genera:
concorrenza sleale verso i produttori conformi
rischi per la sicurezza degli utenti
confusione normativa nel mercato
Per questo l’associazione chiede maggiore chiarezza regolatoria e controlli più efficaci, tema centrale anche per lo sviluppo ordinato della micromobilità elettrica urbana.
Il ruolo delle infrastrutture per rilanciare la mobilità elettrica su due ruote
Nonostante la frenata del 2025, il comparto e-bike resta strategico per la transizione verso una mobilità urbana più sostenibile.
Secondo ANCMA, il rilancio del mercato passa da alcune priorità:
sostegno alla domanda interna
valorizzazione del retail specializzato
infrastrutture ciclabili adeguate
politiche industriali coerenti con il peso del settore
In particolare, la diffusione delle e-bike dipende in modo diretto dalla qualità delle reti ciclabili urbane e interurbane, ancora molto disomogenee sul territorio italiano.
E il futuro delle e-bike?
Dopo anni di crescita sostenuta, il 2025 segna quindi una fase di “consolidamento” per il settore: una pausa che – secondo ANCMA – potrebbe trasformarsi in ripartenza se accompagnata da politiche pubbliche mirate e da un quadro normativo più chiaro per l’intera mobilità elettrica leggera.



Inspiegabile… ma allo stesso tempo prevedibile, mi spiego.
Chi non usa una ebike non sa cosa vuol dire, personalmente, ho acquistato una ebike italiana con motore italiano (usata) a fine gennaio. Febbraio, l’ho usata poco, per il freddo. Ho controllato ieri il contachilometri, 750. A marzo l’ho usata principalmente per il bike to work. (540 Km). Avevo precedentemente usato la mia gravel ma la sera il ritorno era una tortura. disto a più di 30Km dalla sede di lavoro, due borse, pc, cambio e le cose per il cambio/doccia, e proprio questo mi ha spinto nell’acquisto di tale mezzo.
Il mio fisico sta meglio, ogni volta che la uso per andare a lavorare sono 3h di esercizio fisico, e la batteria, da soli 500Wh è più che sufficiente.
E qui che l’uomo ragno che è in noi… potrebbe sobbalzare. mediamente, impiego 0,4KWh per Percorrere 64Km…. facciamola più semplice, 120Km con 1Kwh. ed ho detto tutto.
Lo so, non tutti possono, ma penso che il 60% del traffico potrebbe cambiare e anche velocemente….
Questa è la vera mobilità sostenibile. E fa bene, e molto, alla saalute.