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Resurrezioni di vecchi macinini /2

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Due “cliniche” francesi

DA MEHARI A EDEN. Se capitate nel Sud ella Francia e vi piacciono le storie che traboccano di passione, deviate su Cassis, un paese dell’entroterra provenzale non lontano da Marsiglia. E’ qui che rinascono con un motore elettrico le vecchie Mehari, in un atelier che era nato con tutt’altre intenzioni. Qui aveva sede infatti il “2Cv Mehari Club Cassis”, creato dai tre figli del locale concessionario Citroen con l’intento di restaurare due modelli mitici della Casa del ‘double chevron’. Il loro lavoro era talmente apprezzato che, nel momento in cui la 2Cv e la Mehari sono uscite di produzione, la Citroen ha autorizzato i ragazzi di Cassis a produrre i ricambi per i numerosissimi collezionisti che non ne vogliono sapere di abbandonare quello che per molti è stato il primo amore automobilistico. E così la piccola officina è poi cresciuta fino a diventare un’azienda con decine di dipendenti, acquistata nel 2013 da due imprenditori, Stephano Wimez e Julien Vagner, che hanno subito intravvisto una nuova strada per far rivivere la Mehari: dotarla di un motore elettrico ribattezzandola Eden, forse in onore al nuovo paradiso della modalità a emissioni zero. Il lavoro è durato quasi tre anni, per poi arrivare al Salone Retromobile di Parigi 2016 con la macchina ultimata: una Mehari simile in tutto e per tutto all’originale, salvo che nella parte posteriore, modificata per far posto a 32 batterie al litio che formano l’ossatura del nuovo propulsore. Le prestazioni non sono eccelse, ma non è questo che interessa: la velocità massima è di 80 km all’ora, l’autonomia omologata di 130 km, un po’ generosa rispetto a quella reale che è di una novantina di km. Per ricaricare servono dieci ore con una normale presa di corrente da 10 ampere. In Francia è omologata come quadriciclo e quindi può essere guidata a 16 anni: il prezzo base è di 23.900 euro.

DA MOKE A NOSMOKE. Un’altra bella storia viene da Cerizay, un piccolo centro della provincia francese non lontano dalla costa atlantica, nella regione Poitou-Charentes: qui Luc Jaguelin, manager di lungo corso nell’industria motoristica (è un ex Kimco), si è messo in testa l’idea meravigliosa di far rivivere la gloriosa Mini Moke, altro mito degli anni sessanta, prodotto all’epoca dalla British Leyland come contraltare proprio alla Mehari e ad altri scanzonati modelli da vacanza. Per farlo si è alleato con un produttore cinese che fornisce la tecnologia elettrica, Shandong Tangjun, rilevando una bella fetta della fabbrica di quello che fu un marchio blasonato dell’automobile made in France, Heuliez, un temp produttore di serie speciali per Peugeot e Citroen. Ne è nata la Nosmoke, nome che costituisce una sintesi felice tra la vecchia denominazione della vettura e il suo essere oggi completamente ecologica, senza scarichi: l’auto è simile in tutto e per tutto al modello originario, disegnato dal grande Alec Issigonis, tranne che nel motore, che è costituito da otto batterie al piombo da 12 volt, con un tempo di ricarica che va dalle sei alle otto ore, al costo di un solo euro, con un’autonomia che va da un minimo di 80 (realistico) a un massimo di 130 km. La potenza è modesta, una quindicina di cavalli, e la velocità massima non supera i 70 all’ora, ma in compenso la Nosmoke in Francia può essere omologata come quadriciclo ed essere guidata a sedici anni, come un giocattolone per ragazzi che se lo possono permettere: lunga 3 metri e 18, interamente in acciaio, offre una certa agilità, adatta anche ai conducenti meno esperti. Monsieur Jaguelin sostiene di avere già raccolto 300 ordini, al prezzo di 15.500 euro, e di avere intenzione di lanciarla su scala mondiale, ampliando un organico che attualmente è costituito da undici persone, tra produzione e amministrazione. Se poi questa ‘spiaggina’ avrà successo, non esclude neppure di dotarla di un piccolo motore termico, per farla tornare alle origini.

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