Ducati, nuovo brevetto. E se la prima elettrica fosse una moto da Cross?


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Un nuovo brevetto Ducati descrive un motore elettrico capace di raggiungere i 18.500 giri/min e soprattutto particolarmente compatto. Un semplice esercizio tecnico? Cosa bolle in pentola?

A Borgo Panigale il lavoro sull’elettrico continua anche al di là della MotoE. Un brevetto depositato descrive un motore che gira fino a 20.000 giri e soprattutto un grande lavoro per renderlo il più compatto possibile. Premesso che, come ogni brevetto, potrebbe benissimo rimanere solo un progetto sulla carta, è anche vero che tra le righe si possono leggere almeno due scenari. Quello che per ora è solo un disegno potrebbe diventare la prima Ducati a batteria oppure una piattaforma destinata a dare vita a un’intera famiglia di modelli.

Cosa si capisce den nuovo motore Ducati?

Il brevetto depositato dalla Casa di Borgo Panigale descrive un’architettura per una futura moto elettrica e, in particolare, un motore capace di girare a regimi decisamente elevati: tra 17.000 e 20.000 giri/min, con 18.500 giri/min indicati come valore preferenziale.

Il regime di rotazione è il dato che fa più rumore, ma probabilmente non è quello più interessante. Il brevetto mostra infatti un sistema di riduzione che abbassa i giri e moltiplica la coppia prima di trasmetterla alla ruota attraverso una tradizionale catena. Non si tratta quindi di un cambio a più rapporti, ma di una riduzione fissa.

Un altro aspetto sul quale Ducati sembra concentrarsi è soprattutto un altro: ridurre gli ingombri trasversali del powertrain. Il sensore che rileva la posizione del rotore può essere spostato dall’albero del motore a uno degli ingranaggi o degli alberi della riduzione, mentre gli stessi ingranaggi possono essere distribuiti su piani paralleli. Soluzioni che permettono di realizzare un gruppo propulsore più stretto. citeturn1view0

Dalla MotoE alla prima Ducati elettrica stradale?

Il punto di partenza è inevitabilmente la V21L, la moto sviluppata da Ducati per il Mondiale MotoE. Un progetto che non era finalizzato soltanto alle competizioni. Ducati ha spiegato chiaramente che la MotoE è servita a creare know-how interno sulle tecnologie elettriche, in modo da essere pronta quando batterie e componentistica consentiranno di realizzare una moto stradale coerente con i valori del marchio.

La fine dell’esperienza MotoE non ha fermato il lavoro. Nel 2025 Ducati ha mostrato una V21L equipaggiata con batterie allo stato solido QuantumScape, sviluppata insieme ad Audi e PowerCo nell’ambito del Gruppo Volkswagen. È quindi evidente che a Borgo Panigale l’elettrico non è stato messo in un cassetto.

Prima ipotesi: una Panigale elettrica. Ma non è l’unica possibilità

La scelta più ovvia sarebbe una Panigale elettrica. La V21L nasce in pista e tutto il lavoro compiuto su prestazioni, gestione termica, elettronica e ciclistica sembra indicare naturalmente la strada verso una supersportiva a batteria. Sarebbe anche il modo più immediato per trasferire sull’elettrico l’identità Ducati: prestazioni prima di tutto.

Ma proprio le caratteristiche del nuovo sistema aprono possibilità forse ancora più interessanti.

Un powertrain stretto e compatto potrebbe adattarsi bene, per esempio, a una Hypermotard elettrica. Coppia immediata, grande accelerazione, agilità e utilizzo prevalentemente su percorsi relativamente brevi sono caratteristiche che si sposano bene con l’elettrico. Lo stesso ragionamento potrebbe valere per una Scrambler, dove potenze e batterie meno esasperate permetterebbero di contenere peso e prezzo.

E poi c’è una possibilità ancora più intrigante: il fuoristrada. Ducati è ormai entrata seriamente nel motocross. La Desmo450 MX non è stata un esperimento isolato: la Casa l’ha definita esplicitamente il primo modello di una gamma completa dedicata al fuoristrada specialistico. Nel 2026 è arrivata anche la Desmo250 MX e il progetto continua ad ampliarsi.

Una cross elettrica avrebbe inoltre un vantaggio importante: il problema dell’autonomia diventa molto meno rilevante rispetto a una moto stradale o turistica. Le sessioni sono brevi, il percorso è circoscritto e la possibilità di ricaricare tra una manche e l’altra rende più semplice lavorare con batterie relativamente piccole. Non è un caso che proprio nel fuoristrada le moto elettriche ad alte prestazioni stiano mostrando alcune delle applicazioni più convincenti.

Una Ducati da cross elettrica potrebbe quindi diventare un laboratorio perfetto: prestazioni elevate, leggerezza come priorità e competizioni come terreno di sviluppo. Una filosofia, peraltro, perfettamente Ducati.

Seconda ipotesi: non una moto, ma una piattaforma

C’è però una seconda lettura forse ancora più interessante. Ducati potrebbe non stare progettando “la Ducati elettrica”, ma i componenti di una vera e propria piattaforma elettrica modulare.

In questo caso il motore brevettato sarebbe soltanto uno degli elementi di un’architettura pensata fin dall’inizio per essere adattata a modelli differenti. Cambiando capacità della batteria, potenza, geometrie e componentistica si potrebbero realizzare una sportiva, una naked, una Scrambler o persino una off-road mantenendo una parte consistente della tecnologia comune.

È una strada già percorsa da LiveWire, nata dall’esperienza elettrica di Harley-Davidson. La sua architettura Arrow integra batteria strutturale, motore e controller ed è stata progettata proprio per essere scalabile e modulare. Sulla stessa base S2 sono nate moto differenti come Del Mar, Mulholland e Alpinista.

Per Ducati avrebbe molto senso. I volumi delle moto elettriche sono ancora limitati e sviluppare powertrain completamente differenti per ogni modello sarebbe costoso. Una base tecnica comune permetterebbe invece di distribuire gli investimenti su una gamma più ampia.

Ed è proprio qui che il lavoro sugli ingombri descritto dal brevetto assume un significato particolare. Un motore molto compatto è utile su una Panigale, ma diventa ancora più prezioso se deve poter essere utilizzato su moto profondamente diverse tra loro.

Per ora siamo nel campo delle ipotesi. Ducati continua inoltre a sottolineare che il vero limite rimane la batteria.

Ma qualcosa sembra muoversi. Prima la MotoE, poi le batterie allo stato solido e adesso brevetti dedicati a rendere il powertrain più compatto. La domanda, forse, non è più soltanto se vedremo una Ducati elettrica, ma quale sarà la prima. E soprattutto se dietro quella prima moto ce ne saranno già altre pronte a seguirla.

Visualizza commenti (2)
  1. Potreste approfondire come è andata la sperimentazione delle stato solido sulla v21L? È dall’anno scorso che nel merito non è trapelato nulla, assolutamente nulla! Le batterie hanno mantenuto quanto promesso? L’affidabilità e le caratteristiche intrinseche sono perfettamente compatibili con l’utilizzo del mezzo a due ruote? Quanti km di test hanno percorso? Quale è la velocità di ricarica teorica e quella sperimentata? Ecc ecc ecc. Dalla Ducati dopo un anno non si è saputo nulla, potreste rimediare?

  2. speriamo solo che le “voci” sul passaggio di proprietà di Ducati non interrompano sul più bello questi progetti o che i nuovi azionisti non mettano tutto nel cassetto a favore dei soliti progetti ad idrocarburi…

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