Ducati, 121 milioni di investimenti. E se dietro l’innovazione, sostenibilità e… elettrico?

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Il Mimit dà il via libera al maxi piano “Ducati Raise the Bar”: 121 milioni di investimenti, quasi 100 destinati a ricerca e sviluppo. Ducati parla di «tecnologie innovative e sostenibili» e ampliamento della gamma. Nessun riferimento esplicito all’elettrico, ma…

Ducati mette sul tavolo 121 milioni di euro per il proprio futuro. E quando in un comunicato ufficiale compaiono, una accanto all’altra, espressioni come “ricerca e sviluppo”, “tecnologie innovative e sostenibili” e soprattutto “ampliare la gamma prodotti” è difficile non pensare anche a un futuro elettrico.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha autorizzato Invitalia alla sottoscrizione dell’Accordo di Sviluppo presentato dalla Casa di Borgo Panigale. Il programma ha un nome piuttosto eloquente: “Ducati Raise the Bar”, alzare l’asticella.

L’investimento complessivo ammonta a 121 milioni di euro. Di questi, oltre 99 milioni saranno destinati ad attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, mentre il Mimit contribuirà con 33,5 milioni di euro di agevolazioni a fondo perduto.

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Ducati parla di tecnologie “innovative e sostenibili”

Questi sono i numeri. Numeri importanti, che assumono però un significato ancora maggiore se si guarda agli ambiti a cui sono destinati i fondi. Le parole scelte da Ducati e dal Ministero lasciano volutamente un perimetro piuttosto sfocato. Le attività di ricerca saranno finalizzate ad “ampliare la gamma prodotti attraverso l’introduzione di tecnologie innovative e sostenibili” e, contemporaneamente, a favorire l’evoluzione dei processi produttivi.

Non significa automaticamente moto elettriche. La sostenibilità può riguardare moltissimi aspetti: materiali, processi industriali, efficienza energetica, riduzione delle emissioni dei motori termici, carburanti alternativi, elettronica e nuovi sistemi produttivi. Ma se si parla contestualmente anche di ampliare la gamma diventa lecito immaginare che Ducati possa investire anche nella ricerca sull’elettrico.

Eppure la parola “gamma”, unita a quasi 100 milioni di ricerca e sviluppo, diventa particolarmente interessante se letta alla luce di ciò che sta accadendo a Borgo Panigale.

Proprio ora spunta il nuovo motore elettrico Ducati

Solo pochi giorni fa su VaiElettrico abbiamo raccontato infatti di un brevetto Ducati relativo a un’architettura per moto elettrica, con un propulsore capace di raggiungere regimi nell’ordine dei 18.500 giri/min.

Un progetto che conferma come il lavoro di Ducati sull’elettrico vada oltre la MotoE e che, nonostante secondo Borgo Panigale i tempi non siamo ancora maturi, lo sviluppo non si ferma.

Quindi vedremo una Ducati elettrica?

Ecco Ducati MotoE: la rivoluzione è nel peso

Sicuramente sì!  Il tema è piuttosto se la vedremo a breve. Da una parte abbiamo Ducati che brevetta soluzioni tecniche specifiche per una moto elettrica. Dall’altra arriva un programma industriale da 121 milioni che punta su ricerca, sviluppo, tecnologie sostenibili e ampliamento della gamma. E in mezzo c’è l’esperienza accumulata con la Ducati V21L in MotoE.

Tutto questo però non pesa probabilmente ancora abbastanza per bilanciare quella mancanza tecnologica di cui Ducati non ha mai fatto mistero. A Borgo Panigale si è sempre detto che non si faranno moto elettriche fino a quando non ci saranno batterie in grado di sostenere autonomie e prestazioni degne di questo nome. Sicuramente grazie al continuo lavoro di sperimentazione, Ducati si farà trovare pronta non appena la tecnologia sarà matura.

  • LEGGI anche: “Zero LS1, lo scooter fatto con l’esperienza di una moto” e guarda il VIDEO test di Marco Berti Quattrini

 

 

Visualizza commenti (4)
  1. 33 milioni di soldi pubblici a fondo perduto per una azienda il cui gruppo distribuisce 2,6 miliardi di utili agli azionisti? Qualche TAC di ultima generazione per i nostri ospedali non era meglio?

    1. In totale accordo con te! Soldi pubblici regalati a fronte di utili di profitto di più ordini maggiori!

    2. Notiziona !!

      “Nel 2026, lo Stato italiano ha stanziato circa 2,35 miliardi di euro per contenere i prezzi della benzina e del gasolio attraverso una serie di tagli alle accise. Queste risorse sono state utilizzate per finanziare sconti vari, tra cui un intervento iniziale da 527 milioni e successive proroghe, alcune delle quali limitate al solo gasolio” … questi miliardi se ne sono andati direttamente in fumo ed inquinamento (e calore disperso in aria, visto che l’efficienza media di un motore Termico è sul 35%.. e col climatizzatore acceso cala drasticamente).

      Niente da dire su questi miliardi bruciati ??

      1. Invece per gli incentivi per gli N1/N2 elettrici hanno messo 16 milioni all’anno praticamente quanti le wallbox (15 milioni) ma si sono anche dimenticati di scrivere sul decreto che per gli elettrici potevano essere prenotati anche gli altri 24 milioni dei termici.

        Sono stati incentivati 1.344 elettrici contro 2.397 termici con un totale di quasi 5 milioni di PMI in Italia, praticamente come aver pisciato nell’ Oceano Pacifico e ancora insistono a incentivare mezzi diesel e benzina con Eni e compagnia cantante che continuano a ingrassarsi con i prezzi alla pompa mai esistiti nemmeno con petrolio a 100 $ poi non sanno come fargli pagare qualche spicciolo di tasse in più solo per riprendere quelli messi nelle accise nel momento in cui lo stato è anche socio di maggioranza relativa in Eni con il 30,92 % .

        Altro che repubblica delle banane qui siamo in quella della pietra non riferito ai nostri antenati ma alla consistenza della scatola cranica che hanno questi di adesso

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