Il mercato dei droni rallenta crescita, ma ha forte capacità di espansione. Questo il quadro presentato a Dronitaly 2026, la fiera del settore che si è tenuta a Bologna questa settimana, dove si sono incontrati i rappresentanti della ricerca, delle aziende e delle istituzioni che lavorano con i droni. Se il business ha mostrato una forte espansione nel 2021 (+29%), il ritmo si è notevolmente ridotto nel 2025 (+5%), in termini assoluti si è passati da 94 a 168 milioni.
L’analisi del Politecnico di Milano sulle tendenze di mercato
Il settore dei droni in Italia cresce ancora, ma sempre più lentamente. Dopo anni di espansione a doppia cifra, il 2025 si chiude con un incremento di appena il 5%, per un valore complessivo di 168 milioni. A fotografare lo stato dell’arte è Paola Olivares, direttrice dell’Osservatorio Droni e Advanced Air Mobility del Politecnico di Milano. Per Vaielettrico mette in fila numeri, criticità e prospettive di un comparto ancora giovane, frammentato e in cerca di slancio. In Italia operano tra le 650 e le 670 aziende legate al mondo dei droni. Un numero elevato, che però nasconde una fragilità strutturale: il 95% ha meno di 50 dipendenti.

«Parliamo di realtà molto piccole, spesso con una struttura organizzativa limitata e quindi più esposte alle oscillazioni del mercato» spiega Olivares. «Il rallentamento della crescita e la tendenza alla stabilizzazione devono far riflettere su come ridare impulso al settore». Una delle leve più importanti potrebbe arrivare dalla Pubblica Amministrazione.
Oggi, quasi la metà dei progetti avviati riguarda applicazioni in ambito pubblico, ma il loro peso economico resta marginale: solo l’8% dei 168 milioni deriva da enti pubblici. «C’è un margine enorme» sottolinea Olivares. «Gli investimenti pubblici possono essere un volano fondamentale, soprattutto in un mercato emergente dove servono ancora infrastrutture, sperimentazioni e casi d’uso consolidati».
Il potenziale nell’agricoltura e la scommessa del delivery
Tra i settori più promettenti c’è l’agricoltura, dove i droni possono supportare monitoraggi, analisi dei terreni e interventi mirati. Il recente decreto che autorizza la distribuzione di fitosanitari tramite drone sembrava aprire una nuova fase, ma la realtà è più complessa. «Il decreto attuativo è arrivato, ma mancano ancora le norme operative» spiega Olivares. «Paradossalmente, il settore è più fermo di prima. Eppure le aziende interessate sono molte e le sperimentazioni già avviate mostrano un grande potenziale».

Il ritiro di Amazon dai test italiani di consegna via drone non è, secondo Olivares, un segnale negativo per il comparto. «La scelta di Amazon è legata a strategie aziendali più ampie, non a un fallimento del settore» chiarisce. «La delivery rimane un ambito di forte interesse, soprattutto dove i droni possono collegare aree remote o difficili da raggiungere». Tra i casi più significativi degli ultimi anni c’è la sperimentazione di Leonardo e Poste Italiane per il trasporto della posta tra Napoli e Procida.
Droni: mercato da 168 milioni, a Bologna apre Dronitaly (11/13 marzo)
E l’Europa offre esempi già operativi come in Irlanda con l’azienda Manna che effettua consegne di cibo tramite drone, delivery commerciali nell’area di Dublino. «I droni possono fare la differenza soprattutto tra isole, zone montane o territori scarsamente collegati» osserva Olivares. «In questi contesti, la delivery aerea ha un senso economico e sociale molto chiaro».
L’industria privata dei droni chiede stabilità normativa
Il mercato privato dei droni in Italia vive una fase di consolidamento. È il quadro tracciato da Nicola Nizzoli, presidente di Assorpas, l’associazione che rappresenta le aziende private del settore, intervenuto a Dronitaly 2026. Per Nizzoli, uno dei fattori che ha inciso maggiormente sul rallentamento è stato il quadro regolatorio, per lungo tempo incerto e in evoluzione. Ecco cosa ci ha detto: «La normativa non è stata un agevolatore della crescita» afferma. «Oggi però la situazione è finalmente stabile. E stabilità significa investimenti: non solo da parte delle imprese, ma anche dei fondi e di chi vuole credere nel settore. Con un quadro chiaro, ci aspettiamo che il gap rispetto alle crescite passate possa essere colmato».
Il regolamento europeo e le procedure ENAC definiscono due grandi categorie operative:
• Operazioni open — attività professionali con limitazioni legate allo spazio aereo e ai livelli di rischio.
• Operazioni specific — consentono di volare anche in aree con restrizioni, previa valutazione del rischio e rispetto degli scenari standard.
«Queste due tipologie coprono oggi tra il 70% e l’80% delle attività professionali» spiega Nizzoli. «Quando un’operazione non rientra negli scenari previsti, è necessario richiedere un’autorizzazione operativa all’ENAC. È un percorso più complesso, ma permette di ampliare notevolmente le possibilità operative».

Guardando alle applicazioni con maggiore potenziale, Nizzoli individua due orizzonti temporali distinti Nel breve periodo, il settore più pronto è l’agricoltura: «Non solo è già autorizzabile, ma registra un bisogno reale di questi sistemi. Le aziende agricole richiedono strumenti di monitoraggio, analisi e intervento mirato che i droni possono offrire con grande efficacia».
Nel medio periodo, il presidente di Assorpas vede un forte sviluppo nelle attività di controllo, ispezione e manutenzione. «Parliamo di un ambito operativo enorme, che va dalle infrastrutture energetiche ai ponti, dagli impianti industriali alle reti di telecomunicazione. Qui i droni possono portare efficienza, sicurezza e riduzione dei costi».
Il settore agricolo, però, resta frenato da un problema ben noto: la mancanza dei decreti attuativi necessari per rendere pienamente operativa la norma che autorizza l’uso dei droni per la distribuzione dei fitosanitari «È uno dei limiti tipicamente italiani» osserva Nizzoli. «La norma c’è, ma senza i decreti attuativi non è applicabile. Speriamo che si intervenga rapidamente, perché la prossima stagione agricola è alle porte e rischiamo di perdere un’opportunità importante».
Le istituzioni: Enac ed Enav e la Regione Emilia Romagna
I droni sono anche quelli marini, ma si parla soprattutto di veivoli e quindi la regolamentazione è oggettivamente complessa. Ma da Enac, rappresentata alla fiera da Benedetta Fiorini del consiglio di amministrazione, e Enav con Alberto Iovino spira ottimismo sia sulla crescita del settore che sull’evoluzione anche verso il traguardo del trasporto passeggeri. Parliamo del futuro ma è intensa l’attività di studio, osservazione e simulazione. «I rischi maggiori non riguardano tanto il volo in sé, quanto la gestione della sicurezza al suolo – sottolinea Iovino – Il sistema, negli ultimi anni, ha saputo dotarsi di strumenti e meccanismi efficaci per affrontare queste criticità. Siamo ottimisti: il bagaglio di conoscenze accumulato ci permette oggi di puntare a un vero salto di qualità».

Offrire un quadro di sicurezza, ma oggi i droni la offrono sul lavoro. Lo ha spiegato bene Luca Catti della Regione Emilia Romagna. «Ho avuto un collega che, durante un sopralluogo su una chiusa, ha perso la vita. È un episodio che ricorda quanto siano esposti i tanti tecnici che ogni giorno lavorano sul campo. La prevenzione è fondamentale e la tutela delle persone deve essere la nostra priorità. L’impiego dei droni potenzia enormemente la sicurezza, così come l’introduzione di soluzioni robotiche e, in prospettiva, anche di robot umanoidi. L’obiettivo è trasformare le tecnologie disponibili sul mercato in servizi concreti per la Pubblica Amministrazione, riducendo i rischi per chi opera in prima linea».
La ricerca: il ruolo del Cnr
Una gran quantità di ricerche sul campo, con i suoi diversi istituti, le svolge il Cnr che nella fiera bolognese ha organizzato eventi di forte interesse. Nella prima giornata, dedicata alle applicazioni agro-forestali, ha registrato la partecipazione di circa 150 persone, confermando il forte interesse verso l’impiego di queste tecnologie per una gestione più sostenibile delle risorse naturali.
Nel corso delle sessioni sono stati presentati diversi casi studio, tra cui applicazioni per la caratterizzazione e l’individuazione delle piante, la valutazione del rischio incendi e la mappatura degli areali forestali. Ampio spazio è stato inoltre dedicato al settore agricolo, con interventi sulla mappatura della variabilità della risposta vegetativa, sul monitoraggio dello stress idrico negli oliveti, sulla stima dei danni da eventi meteorologici estremi e sulla valutazione del rischio fitosanitario in vigneto.

«Il nostro obiettivo è offrire una panoramica delle applicazioni operative che già oggi supportano la gestione sostenibile del territorio, dalla caratterizzazione forestale al monitoraggio dello stress idrico. In questo contesto, abbiamo ritenuto fondamentale investire nel pianificare le giornate come piano formativo del personale specializzato coinvolto nella filiera del dato acquisito: dalla sua corretta generazione e memorizzazione fino alla capacità di analizzare e proteggere tali informazioni in conformità con le normative vigenti». Parole di Andrea Berton dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr. Insomma c’è tanto lavoro da fare anche sulla formazione.
Anche Bologna fiere investe sui droni
«Dronitaly rappresenta molto più di un appuntamento fieristico: è un luogo in cui competenze, visioni ed esperienze si incontrano per generare valore concreto per l’intero settore dell’utilizzo professionale dei droni. I numeri di accessi registrati nelle prime due giornate confermano quanto la collaborazione sinergica con il Cnr, e non solo, sia un elemento centrale di questo nuovo percorso, perché solo attraverso il confronto e la collaborazione è possibile accompagnare la crescita di un comparto così strategico e in continua evoluzione» ha dichiarato Paolo Angelini, amministratore delegato di BolognaFiere Water&Energy e organizzatore di Dronitaly.
In fiera abbiamo conosciuto tante imprese con idee molto innovative, segno di una forte vitalità e fermento. Ne parleremo presto.
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