Dreame fa flop e dice addio alla sua “dreamcar” elettrica

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Dopo appena un anno, la cinese Dreame chiude il progetto automobilistico che aveva fatto tanto parlare. Addio alla hypercar elettrica da 1.876 CV e alla sua versione “Rocket” capace di uno 0-100 km/h in appena 0,9 secondi.

Hypercar Nebula, una parabola rapidissima

L’avventura automobilistica di Dreame era iniziata un anno esatto fa, nell’agosto 2025, seguendo una strada già percorsa da altre aziende tecnologiche cinesi. L’obiettivo dichiarato era entrare nel segmento delle supercar elettriche di lusso, con prodotti capaci di confrontarsi con marchi come Bugatti.

Il primo modello Nebula Next 01 era stato presentato al CES di Las Vegas lo scorso gennaio. Pochi mesi dopo, il progetto aveva assunto contorni decisamente più estremi, con la presentazione della versione Jet Edition, ribattezzata “Rocket Car”.
La promessa era uno scatto da 0 a 100 km/h in 0,9 secondi grazie anche a un sistema di propulsione con 100 kN di spinta.

A completare una dotazione tecnica super c’erano anche una batteria allo stato solido a base di solfuri (densità energetica dichiarata superiore a 450 Wh/kg) e un’autonomia di oltre 550 km.

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Nebula Next 01 “Jet Edition”: l’hypercar con i razzi resta un sogno nel cassetto

Tecnologia estrema, ma poco adatta all’auto

L’idea dei razzi nasceva da un “problema” reale delle hypercar elettriche: oltre una certa soglia, la potenza del motore non basta più perché sono gli pneumatici a diventare il limite nell’accelerazione. Da qui l’idea di una spinta aggiuntiva indipendente dalla trazione, per, teoricamente, aggirare questo vincolo.

Il problema vero però è la praticità. I propulsori a razzo solidi non rappresentano certo una soluzione compatibile con l’utilizzo quotidiano di un’automobile e avrebbero richiesto, dopo l’impiego, operazioni di sostituzione o ricarica del sistema propulsivo. Più che una tecnologia destinata alla produzione, sembrava quindi un modo per portare all’estremo la comunicazione del progetto.

Da qui la cancellazione del progetto Rocket, insieme, pare, anche alla versione della Nebula “tradizionale”.

Il ridimensionamento: 1.000 dipendenti a spasso

Secondo i resoconti provenienti dalla Cina, la divisione automotive di Dreame (Starry Sky) era arrivata a impiegare quasi 1.000 persone. A partire da maggio, però, sono iniziate riduzioni progressive dell’organico, fino a lasciare soltanto alcune decine di dipendenti.
Le persone rimaste sarebbero concentrate soprattutto su finanza, aspetti legali e risorse umane, con il compito di chiudere le attività, gestire i debiti verso i fornitori e completare le procedure societarie.

Ancora più pesanti sono le accuse riportate da fonti cinesi secondo cui il progetto sarebbe stato orientato più al marketing e alla raccolta di capitali che alla concreta industrializzazione di un’automobile.

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Il prototipo Nebula Next 01 presentato a Las Vegas lo scorso gennaio

I prototipi mostrati, un fake?

Le ricostruzioni di ex dipendenti riportate dalla stampa cinese mettono in discussione anche la natura dei veicoli presentati nei mesi scorsi. Secondo queste testimonianze, la vettura mostrata al CES sarebbe stata priva di un vero telaio funzionante e movimentata tramite controllo remoto.

Anche la “Rocket Car” sarebbe stata, secondo le stesse fonti, acquistata da un’azienda specializzata nella realizzazione di modelli e successivamente modificata con telaio e propulsori per le dimostrazioni pubbliche.

Si tratta di informazioni provenienti da fonti interne e non di elementi tecnici verificati indipendentemente, ma contribuiscono a spiegare perché il progetto sia passato così rapidamente dalle presentazioni spettacolari alla chiusura.

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Il ritorno… alle origini

La vicenda presenta qualche analogia con altri progetti automobilistici nati fuori dal settore tradizionale, ma mostra anche quanto sia difficile trasformare una competenza tecnologica in una produzione automobilistica industriale.

Dall’EV1 a Dyson, i grandi flop dell’auto elettrica

Dreame, come Xiaomi, disponeva di competenze nell’elettronica, nel software e nei prodotti consumer. Tuttavia, progettare un veicolo elettrico destinato alla produzione richiede anche supply chain, omologazione, sicurezza, industrializzazione e una capacità produttiva su scala molto diversa da quella necessaria per gli elettrodomestici. Xiaomi ha fatto centro, Dreame no.

Ecco perchè dopo l’uscita dall’automotive, il Gruppo tornerà a concentrarsi nuovamente sulle sue attività principali: aspirapolveri e robotica.

  • LEGGI anche: “Con chi se la vedrà Ferrari Luce? Denza Z e BMW M3, per esempio…” e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (2)
  1. Altro esempio del nulla cosmico che ha solo pescato soldi pubblici dal governo Cinese per creare aria fritta. Sarei stato curioso di vedere cosa facevano queste mille persone in fabbrica ed in ufficio

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