Dal 1° giugno il Laos ha vietato l’import della quasi totalità delle auto nuove a benzina e diesel, una misura che resterà in vigore almeno fino alla fine del 2026. Non è un divieto definitivo dei motori termici, ma l’effetto, di fatto. è lo stesso: tutte le nuove auto che entreranno nel Paese saranno elettriche. Dopo l’Etiopia, anche un altro Stato punta sull’elettrico non tanto per il clima quanto per ridurre la dipendenza dalle importazioni di carburanti e sfruttare la produzione nazionale di energia.
L’Etiopia ce la fa: la transizione all’auto elettrica è già realtà
Una scelta drastica per tagliare la bolletta energetica
Il provvedimento deciso dal governo di Vientiane è tra i più radicali mai adottati in Asia. Le importazioni di vetture alimentate a benzina e diesel sono state congelate fino al termine del 2026, con alcune eccezioni riservate a camion, mezzi da lavoro, trasporto pubblico e veicoli speciali. L’obiettivo dichiarato è accelerare la diffusione dei veicoli elettrici, ridurre le importazioni di combustibili fossili e favorire lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica.

Il Laos parte da una posizione particolare. È un Paese ricco di produzione idroelettrica, tanto da esportare una parte consistente della propria elettricità ai Paesi vicini. Alimentare il parco circolante con energia domestica anziché con benzina e gasolio importati significa alleggerire la bilancia commerciale e rendere meno vulnerabile l’economia agli shock sui prezzi del petrolio.
Dopo l’Etiopia cade un altro tabù
La decisione ricorda da vicino quella dell’Etiopia, che all’inizio del 2024 ha vietato l’importazione di automobili con motore termico, diventando il primo Paese al mondo ad adottare una misura di questo tipo.
Anche in quel caso il fattore decisivo non era stato tanto la lotta ai cambiamenti climatici quanto la necessità di ridurre l’enorme esborso di valuta estera per acquistare carburanti. L’elettricità prodotta dalle grandi dighe del Paese rappresentava infatti una risorsa nazionale molto più conveniente rispetto ai prodotti petroliferi importati.
Il Laos sembra seguire lo stesso schema: la transizione elettrica viene utilizzata come strumento di politica energetica ed economica, oltre che ambientale.
Prezzi sotto controllo e colonnine da sviluppare
La strategia del governo non si limita al blocco delle importazioni. Le autorità vogliono evitare che la domanda improvvisa di auto elettriche provochi aumenti di prezzo e, parallelamente, intendono accelerare la realizzazione della rete di ricarica. Una sfida non banale in un Paese dove il mercato automobilistico è ancora relativamente piccolo e la diffusione delle infrastrutture è limitata.

Ma cosa accadrà alla fine del 2026? Il provvedimento è formalmente temporaneo e il governo potrà decidere se prorogarlo, modificarlo oppure revocarlo in base ai risultati ottenuti.
Una lezione che va oltre il Sud-est asiatico
Laos ed Etiopia sono casi limite. Tuttavia l’ indipendenza energetica rappresenta un obiettivo rilevante anche per l’Europa, come dimostrano le recenti tensioni sui prezzi dei prodotti petroliferi in un contesto di forte instabilità geopolitica. Nessun Paese del vecchio continente può vantare risorse fossili nazionali. Ma quasi tutti potrebbero sostituirle con un mix di fonti rinnovabili. Assicurandosi un doppio vantaggio, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica.
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Peccato che sia l’Etiopia che il Laos sono sotto forte influenza cinese che ha fatto ricchi investimenti e stretto accordi con questi paesi. Quindi più che una svolta ecologica è una svolta economica condizionata dalla Cina per estendere le sue ambizioni commerciali. Non è necessarrio imporre per legge un modello di mobilità se è riconosciuto di per sé valido, diverso se dietro ci sono interessi e alcuni dubbi.
Il suo è un ragionamento da no vax. E’ così difficile accettare che la transizione conviene ad entrambi i Paesi (e converrebbe anche a noi)?.
già nel 2001 il Senegal ha introdotto un blocco all’importazione di auto usate Euro zero… molto prima dei presunti condizionamenti cinesi…. In quell’anno proposi una vettura usata non catalizzata ad un conoscente senegalese che doveva portarla a Dakar, e la rifiutò proprio perché gia allora avevano messo limiti all’inquinamento delle loro caotiche città…
Negli ultimi anni molti paesi africani (e asiatici, e pure l’India) stanno spingendo molto più forte per adottare veicoli elettrici proprio per ridurre contemporaneamente sia le elevatissime emissioni (spesso città molto popolate… milioni di abitanti con mezzi anche “di fortuna”… oltre alle “cucine economiche” dalle emissioni terribili…). Molti sono i casi persino di industrie locali capaci di progettare e produrre autonomamente veicoli BEV (non solo Tata o Mahindra, che son colossi automotive..).
La possibilità di produrre localmente energia con piccole stazioni addirittura risolve i problemi di mobilità anche nei villaggi sperduti per gli spostamenti a corto raggio….
Francamente non mi meraviglio affatto che paesi più “poveri” (di noi? ) stiano puntando tutto il possibile su autosufficienza e diminuzione del (costoso, oltre che letale) inquinamento ambientale.