Lontano dalle rotte più battute da altri gruppi cinesi (Spagna o Ungheria) il colosso asiatico ha puntato su un territorio simbolo della transizione elettrica come la Norvegia, dove le immatricolazioni di auto a batteria rappresentano ormai la quasi totalità del mercato del nuovo.
Secondo le prime informazioni, il sito produttivo dovrebbe sorgere nei pressi di Fredrikstad, nel sud del Paese. L’obiettivo è ambizioso: fino a 100.000 veicoli elettrici all’anno, con una forza lavoro stimata in circa 2.000 addetti.

Dongfeng in missione europea
Per Dongfeng si tratterebbe di un passo strategico nella costruzione di una presenza industriale diretta in Europa, in una fase in cui l’Unione Europea sta rafforzando il controllo sugli incentivi pubblici e valutando misure anti-dumping sui veicoli elettrici importati dalla Cina.
Resta però da chiarire un punto centrale: quali modelli verrebbero prodotti e per quali mercati. Non è ancora noto infatti se l’impianto sarebbe destinato principalmente al mercato norvegese o se potrebbe diventare un hub per l’Europa continentale, Italia inclusa. Un elemento non secondario in un contesto in cui Bruxelles guarda con crescente attenzione alla localizzazione delle filiere.
Il porto condiviso con la NATO
Tra le buone intenzioni e l’effettiva realizzazione del progetto c’è però un nodo delicato che riguarda la logistica.
Dongfeng prevede infatti di assemblare le vetture utilizzando componenti provenienti dalla Cina, che arriverebbero via mare attraverso il vicino porto di Bjorg Havn. Ed è qui che entra in gioco la NATO. Lo scalo è infatti regolarmente utilizzato per esercitazioni e operazioni logistiche dell’Alleanza militare, con navi dei Paesi membri che vi attraccano per caricare e scaricare materiali.
La coesistenza tra navi militari e cargo cinesi ha acceso un dibattito tra esperti di sicurezza e ambienti militari. La preoccupazione riguarda non solo la prossimità fisica delle operazioni, ma anche la gestione dei flussi informativi e infrastrutturali in un’area considerata sensibile.

Auto connesse e timori di cybersicurezza
Oltre alla questione portuale, il dibattito si è allargato alle stesse vetture elettriche. Le auto di nuova generazione sono sempre più connesse, dotate di sensori, telecamere e sistemi di trasmissione dati. In un contesto geopolitico teso, alcuni osservatori sollevano interrogativi sulle potenziali vulnerabilità legate alla raccolta e alla gestione delle informazioni.
Il tema non è nuovo in Europa: già in altri Paesi si discute di cybersicurezza e protezione dei dati in relazione ai veicoli importati o prodotti da costruttori extra-UE.
La scelta di Dongfeng conferma quindi come la competizione sull’auto elettrica non sia solo industriale, ma anche geopolitica. Se da un lato la localizzazione produttiva in Europa può essere letta come un segnale di radicamento e di creazione di occupazione, dall’altro emergono interrogativi su sicurezza, approvvigionamenti e autonomia strategica.
Intanto a Monaco di Baviera…
Mentre si cerca di trovare la quadra con la questione Norvegia, DongFeng ha già ufficializzato l’apertura di un nuovo Styling Design Center a Monaco di Baviera.
La nuova struttura rappresenta un altro tassello chiave nella crescita del gruppo cinese, che intende consolidare le proprie attività di ricerca, sviluppo e design in Europa, sviluppando futuri veicoli coerenti con le esigenze degli utenti locali.
Ovviamente la scelta della Baviera non è casuale. Monaco è uno dei poli più influenti al mondo per il design automobilistico e la presenza del Centro Stile conferma una volta di più la volontà dell’azienda cinese di integrarsi nel tessuto industriale europeo con una visione di lungo periodo.
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Il problema dell’enorme raccolta dati dei dispositivi moderni (TV, PC, smart-phone/watch, assistenti vocali domestici, aspirapolvere/lavapavimenti robot etc etc), auto comprese, sta diventando dominante visti gli scenari distopici che si stanno profilando ogni giorno sempre più cupi; i primi a non fidarsi delle auto connesse se non ricordo male son stati propri i governanti cinesi a proposito delle vetture Tesla (seppur costruite in loco) ed al momento mi sembra che la via di accordo sia sulla condivisione dei dati, mantenuti in locale.. anche se francamente vedo poco sicura pure questa via (anche se francamente non me ne intendo abbastanza); col Beamforming è possibile ricostruire qualsiasi ambiente ed arrivare pure ad identificare con grande precisione pure le persone presenti (tramite la deformazione d’onda indotta dai battiti cardiaci, che sono univoci più delle impronte digitali).
Le auto moderne poi sono registrate pure con nostri social, sistemi di pagamento elettronico, tramite i nuovi assistenti AI di bordo possono non solo sapere qualunque nostro spostamento sui sistemi di navigazione ma pure leggere i nostri calendari, email e chat….
Non sono problemi di poco conto direi.
Che sia la Norvegia (col suo porto condiviso con esigenze NATO) o altri stati europei e non , i problemi che in prospettiva si aprono sfuggono non solo alla massa delle persone ma pure ai governi.