Diesel a 2,249 euro in autostrada. Urgente usare i 7 miliardi per l’elettrico

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Caro diesel. Il prezzo medio  in modalità self service è arrivato a 2,180 euro al litro, mentre la benzina si ferma a un soffio dai due euro: 1,979. Sono i valori comunicati questa mattina dal Ministero delle Imprese sulla base degli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit. Attenzione però: con le autostrade piene di cittadini diretti verso le mete di villeggiatura, qui si spende ancora di più. Il prezzo medio nella rete autostradale in modalità self è di 2,069 euro/litro per la benzina e 2,249 euro/litro per il gasolio. Prezzi alle stelle. Il Governo sta valutando l’introduzione delle accise mobili, cioè un meccanismo che lega la tassazione all’aumento del gettito Iva.  Si tratta di piccoli correttivi, utili ma non risolutivi, mentre diventa sempre più urgente accelerare il passaggio verso l’elettrico. La Ue ha concesso fino a 7 miliardi. Conviene spenderli prima possibile.

In 24 ore il pieno è aumentato di 1 euro

L’Unione Nazionale Consumatori (UNC) ha sottolineato ieri come, nel giro di appena 24 ore, il prezzo del gasolio sia aumentato di circa due centesimi al litro. Significa un euro in più per fare il pieno rispetto al giorno precedente. E oggi sono arrivati ulteriori rialzi. Una stangata legata al conflitto in Medio Oriente. Non è chiaro quando si potrà tornare a livelli più stabili, e i cittadini — insieme all’opposizione — chiedono al Governo una riduzione rapida delle accise.

diesel

 

Meloni e Giorgetti stanno valutando l’introduzione delle accise mobili, un sistema automatico pensato per limitare gli effetti degli aumenti del petrolio senza gravare direttamente sui conti pubblici. Il meccanismo è semplice: quando il prezzo del greggio sale, aumenta anche il gettito dell’Iva, perché l’imposta viene calcolata su un valore più alto. Una parte di questo extra gettito può essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise, alleggerendo così il prezzo finale pagato dagli automobilisti. È una forma di redistribuzione del maggior gettito fiscale.

Si tratta però di una misura debole: fa risparmiare qualche euro nel breve periodo, utile per chi fatica ad arrivare a fine mese, ma con un impatto limitato per i redditi medi e alti. Il problema è che queste risorse vengono sottratte agli interventi strutturali, come il sostegno alla transizione elettrica, e garantiscono solo un sollievo temporaneo ai cittadini. Non aiutano nemmeno i bandi  nazionali e regionali per l’acquisto di veicoli, dove si continuano a finanziare anche i modelli termici.

Fare presto con i 7 miliardi per auto elettriche e pannelli

Il caro energia è una costante in questi mesi segnati da tensioni e conflitti nei Paesi produttori da fonti fossili. Bruxelles riconosce l’impatto che questo ha su famiglie e imprese e ha concesso all’Italia una spesa extra di 7 miliardi, non per interventi spot come la riduzione delle accise, ma per misure strutturali.

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I tempi, però, sono stretti: si attende il via libera del Consiglio europeo allo sforamento temporaneo della spesa concordata con Bruxelles, segue il passaggio in Parlamento per autorizzare lo scostamento di bilancio necessario a liberare le risorse.

Incentivi ai benzinai per le colonnine, ok al decreto

Le somme disponibili ammontano allo 0,3% del Pil, circa 6,8 miliardi, che con ogni probabilità saranno destinati anche a incentivi per l’acquisto di auto elettriche o per l’installazione di pannelli fotovoltaici. Il Governo sembra intenzionato a procedere rapidamente, evitando di inserire queste misure nella manovra, che avrebbe spostato la spesa al 2027.

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Immagine usata da Nicola Porro nel suo sito

Negli ultimi anni gli incentivi non sono stati particolarmente rapidi nell’arrivare a cittadini e imprese. Si parla da gennaio del decreto automotive e ancora mancano i dettagli sul sostegno all’acquisto dei veicoli leggeri, al leasing sociale e, ancora più indietro, sulle risorse destinate alle wallbox. Una lentezza che rischia di indebolire l’efficacia della transizione energetica proprio nel momento in cui servirebbe maggiore velocità.

Stop ai finanziamenti per i veicoli termici

Tutti gli ultimi interventi continuano a prevedere il finanziamento di veicoli termici. Questo significa, in concreto, meno auto e furgoni elettrici in circolazione e nuovi veicoli a combustione, che pur inquinando meno rispetto al passato restano comunque legati alle fonti fossili. Il quadro è ormai chiaro: oltre all’emergenza ambientale e alle pesanti conseguenze sanitarie, la dipendenza dai combustibili fossili genera problemi economici e di geopolitica che incidono direttamente sulla stabilità del Paese.

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